Cop Car: la recensione del thriller con Kevin Bacon baffuto e cattivo

14 maggio 2020
3 di 5

Un secco e divertente thriller che ha lanciato Jon Watts, regista degli ultimi film di Spider-Man, nel MarvelVerse.

Cop Car: la recensione del thriller con Kevin Bacon baffuto e cattivo

Due ragazzini di una decina d’anni camminano insieme, attraverso i prati e i campi vastissimi e deserti del Colorado. Camminando, giocano a chi sa più parolacce: e capiamo subito, quando uno si rifiuta di dire “la parola con la f”, che tra loro esiste una gerarchia di spregiudicatezza. Poi, continuando a camminare e raggiungendo un boschetto, i due ragazzini s’imbattono in una macchina parcheggiata sotto gli alberi. Una macchina della polizia, con tanto di sirena sul tetto e scritta “Sheriff” sulla fiancata. Però, vicino alla macchina non pare esserci nessuno, e dopo qualche titubanza i due amici decidono di salirci dentro; e, trovate le chiavi, di andare a farci un giretto.

L’atmosfera che si respira all’inizio di Cop Car è chiaramente quella di un cinema che, purtroppo, oggi è sempre meno frequente. L’aria di un cinema fatto di racconti semplici, essenziali, ma capaci di costruire delle mitologie, e tutt’altro che edulcorato. Fatte le debite proporzioni, qui dentro c'è un bel po’ di Stand By Me, ma volendo anche una spruzzata di Sugarland Express, una spolverata di Duel.
Non serve infatti aspettare il flashback che ci mostra lo sceriffo Kevin Bacon tirar fuori un cadavere dal bagagliaio di quell’auto, e inoltrarsi nella boscaglia per farlo sparire in un pozzo lontano, per capire che quei due ragazzini, come quelli del film di Rob Reiner tratto dal racconto di Stephen King, stanno per affrontare pericoli e minacce, e che la loro storia sarà una storia di formazione.

Quello che segue nel film, inutile starlo a raccontare.
atto sta che gli eventi si succederanno con ritmo ma senza frenesia, e che l’odissea dei due protagonisti non vedrà coinvolto il solo Bacon, bravissimo nei panni di uno sceriffo corrotto pericolosissimo eppure a tratti perfino un po’ ridicolo.
Cop Car, infatti, gioca sempre sul filo di uno humor nero che è presente dall’inizio alla fine, e che serve a Jon Watts, regista del film e sceneggiatore assieme a Christopher D. Ford, a mettere la sordina a una tensione gestita con buona intelligenza cinematografica e a una cattiveria di fondo che non dilaga mai nel cupo pessimismo.
La rielaborazione del cinema degli anni Ottanta è lontana da ogni ammiccamento vintage e modaiolo. Il gusto, alla fine è amaro e tenero assieme, e perfettamente bilanciato. I due giovani protagonisti impareranno che le loro azioni hanno delle conseguenze e riequlibreranno la gerarchia del loro rapporto; per gli adulti il bilancio sarà ancora più serio, e grave, ma di moralismo, per fortuna, non c’è traccia.

È stato questo film che ha permesso a Jon Watts, alla sua opera seconda dopo il non entusiasmante Clown, di farsi notare e arrivare a dirigere i film del MarvelVerse: è lui, infatti, il regista dei due titoli (Spider-Man: Homecoming e Spider-Man: Far From Home) che hanno segnato la rinascita cinematografica dell’Uomo Ragno dopo i deludenti capitoli di Marc Webb.

Cop Car
Il trailer del film, versione originale


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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