Come il vento: la recensione del film con Valeria Golino

10 novembre 2013
3.5 di 5

Pedinando la sua protagonista fra pubblico e privato, Marco Simon Puccioni svela il mistero di una donna forte e insieme vulnerabile.

Come il vento: la recensione del film con Valeria Golino

Il 18 aprile del 2003, a soli 37 anni, Armida Miserere si toglieva la vita con un colpo di pistola nel suo appartamento di Sulmona.
Osteggiata per la sua linea intransigente e soprannominata dai reclusi dell’Ucciardone di Palermo “fimmina bestia”, aveva diretto con impegno i più temibili e inospitali penitenziari d’Italia, battendosi per il rispetto delle regole e della disciplina. In un carcere si era innamorata e da un detenuto in carcere era arrivato l’ordine di uccidere il suo compagno di vita: l’educatore Umberto Mormile, intensamente amato e lungamente pianto.

Questa storia, che conosciamo attraverso i giornali e la televisione, ha appassionato anche Marco Simon Puccioni che, avvicinandosi a un personaggio così dolente, aveva tre possibilità: un film carcerario, una cronaca degli anni più incandescenti della Mafia, della Camorra e della Ndrangheta oppure lo studio di un personaggio.
Come emerge dal titolo del film, Come il vento, che si riferisce all’ultima frase della lettera di commiato della Miserere (“Perché vento sono stata”), il regista ha scelto la terza via, restituendoci un’anima smarrita, annientata da un dolore custodito gelosamente e vinta nella sua continua ricerca di amore e di risarcimento.

Con grande sensibilità, Puccioni si è messo al servizio di una donna tanto vulnerabile e femminile nella dimensione affettiva e privata, quanto dura e determinata nel suo lavoro. Invece di glorificarla, rendendola un’eroina o una martire, l’ha guardata vivere e, tenendo bene a mente la lezione zavattiniana, l’ha pedinata, lasciando che il rigore del personaggio diventasse anche il rigore della macchina da presa, asservita sì alla storia, ma utilizzata sempre con sapienza.

Naturalmente, la verità e l’intensità di un personaggio così complesso non sarebbero venute fuori con la stessa urgenza e immediatezza se a interpretarlo non fosse stata chiamata Valeria Golino, che dopo la sua prima esperienza da regista ci è sembrata molto cresciuta anche come attrice.
Come il vento è soprattutto nei suoi grandi occhi azzurri, che guardano con smarrimento il cadavere del compagno assassinato, ma che diventano freddi, impassibili e determinati nel momento che precede il definitivo allontanamento dalla vita.
Sappiamo che Armida Miserere si è suicidata durante una processione, come a dire che, quando è impossibile ottenere giustizia, nemmeno la fede offre una consolazione.




  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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