Clown - la recensione dell'horror prodotto da Eli Roth

12 novembre 2014
3.5 di 5
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Una divertente e non banale variazione sul sottogenere dei clown assassini.

Clown - la recensione dell'horror prodotto da Eli Roth

La paura dei clown è una vera e propria fobia che ha un nome quasi impronunciabile: coulrofobia, parola che deriva dal greco e significa in realtà “paura di chi cammina sui trampoli”. Come nel corso dei secoli si sia passati dagli uomini barcollanti sugli altissimi supporti artificiali ai pagliacci non lo sappiamo, ma sta di fatto che i bambini (e pare anche gli adulti, se diamo credito a Johnny Depp, che se ne dichiara vittima) spesso vedono qualcos'altro dietro la maschera esagerata di chi vuole solo farli divertire. Saranno la bocca enorme e rossa che sembra grondar sangue, la pelle bianca, le parrucche o la non immediata riconoscibilità come essere umano – del resto c'è anche chi ha paura di Babbo Natale – ma questa fobia ha dato vita, nella fiction, a una legione di malvagi clown. Dal terribile Pennywise di It ai Killer Klowns from Outer Space, dal Capitano Spaulding de La casa dei 1000 corpi ai recenti exploit televisivi di Twisty the Clown in American Horror Show – Freakshow, queste innocue creature, trasformate per esigenze sceniche in ricettacoli del male, non passano mai di moda.

A riportare al cinema con una certa efficacia l’inquietante figura tocca adesso a Jon Watts, giovane regista di corti e d’animazione alla sua opera prima, nata da un fortunato finto trailer e sponsorizzata da Eli Roth (presunto regista dello stesso, che ha saputo stare allo scherzo). Clown è un film che – tanto per chiarire – non ha niente a che vedere con It e ripropone le atmosfere del body-horror degli anni Settanta/Ottanta in un contesto da fiaba gotica, più angosciante che spaventoso.

E’ la storia di un padre che, dopo la defezione del clown affittato per la festa di compleanno del figlio, trova in una delle case che ristruttura quello che sembra il costume perfetto. Lo indossa, ci si addormenta e quando si risveglia non riesce più a toglierselo di dosso perché quelle sono in realtà le spoglie di un demone del grande Nord che nell'antichità ogni inverno scendeva a valle per divorare 5 bambini. A una premessa piuttosto classica segue uno svolgimento che - nonostante il ricorso a qualche ineludibile luogo comune del genere - sorprende in più di un’occasione.

Come in una fiaba dei fratelli Grimm i bambini vengono davvero uccisi, smembrati e mangiati (nonché parzialmente digeriti). Dopo un inizio un po’ frettoloso la storia procede senza inciampi e con una buona dose di suspense. In un film che deve essere costato pochissimo, gli effetti speciali artigianali (non digitali) hanno il sapore del buon vecchio cinema di paura di una volta.

Sono buone anche le interpretazioni (è un piacere soprattuto rivedere uno dei nostri caratteristi preferiti, Peter Stormare) e si ride più volte di gusto come in uno dei film che un tempo erano il pane quotidiano di ogni appassionato di horror, in un ben dosato equilibrio tra divertimento e scene capaci di creare un disagio quasi fisico allo spettatore.

Certo, a noi continua a far più paura John Wayne Gacy, amabile clown per diletto nel tempo libero e in segreto stupratore, torturatore e killer di ragazzi. Clown in fondo è solo una fiaba nera senza pretese, ma si capisce che è scritta col cuore, e, per essere un film nato per caso e scritto da due sconosciuti con un canale su Youtube, è una piacevole novità rispetto agli horror più furbi, ambiziosi e costosi che di recente hanno inondato i nostri schermi, con i loro jump scares programmati a tavolino ogni tot minuti.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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