Chi ha ucciso mio marito: recensione del poliziesco di David Winning

09 maggio 2020
1.5 di 5

Nel film thriller per la TV Chi ha ucciso mio marito?, una donna cerca di scoprire la verità sulla morte in servizio del marito poliziotto indagando sul caso mai risolto che l'ha condannato.

Chi ha ucciso mio marito: recensione del poliziesco di David Winning

Il cinema è composito come poche altre arti. Ci sono i film che escono nelle sale, emergendo dall'acqua come gli iceberg, che nascondono però una parte sommersa che ne costituisce la base commerciale, il retroterra che sostiene un'industria che impiega centinaia di migliaia di persone, solo negli Stati Uniti. Nel sottobosco del direttamente in tv o in streaming, una volta in home video, un ruolo cruciale lo gioca il poliziesco, un thriller variamente declinato in cui agenti delle forze dell’ordine sono alle prese con casi compositi, da risolvere in servizio, ma in molti casi ancora di più fuori servizio e dentro casa, alle prese con la vita di coppia e i figli.

Risponde in pieno a questo identikit Chi ha ucciso mio marito?, diretto da David Winning, veterano canadese della televisione, come regista e produttore, che in carriera ha diretto episodi della serie Van Helsing e molto altro. Definirlo prolifico è poco, ha all'attivo 35 film, 29 serie e oltre 150 crediti televisivi, in tutti i generi. Pensate che negli ultimi tre anni ha diretto ben dodici tv movie.

Il titolo italiano dice già molto - quello originale è Under Fire -, visto che al centro c'è una donna, Sophie (Andrea Bowen), il cui marito viene ucciso all'inizio del film durante una sospetta rapina a mano armata. È un poliziotto morto in servizio, che lascia anche una figlia con una grave forma di asma. Sophie non accetta che non ci sia un colpevole né una spiegazione a quella morte che non la convince, scegliendo di entrare sotto copertura lei in prima persona per indagare sul caso che l'ha resa vedova.
Questo è solo il primo di una serie davvero nutrita di accidenti di sceneggiatura, definiamoli così. Di inverosimiglianze che però sono abituali in produzioni realizzate in poco tempo e a basso budget, in cui quello che conta è più che altro godersi un'ora e mezza di evasione. In Chi ha ucciso mio marito c'è anche un capovolgimento rispetto al consueto canovaccio dei revenge movie, dei film in cui la ricerca di vendetta vede protagonista di solito l'uomo, dopo la morte della moglie è legata a cause spesso riferibili a lui, perché poliziotto o criminale, aumentando il senso di colpa, insieme alla disperazione per il lutto.

Per gli amanti del genere non mancano tutte le consuete tappe di avvicinamento alla scoperta della realtà, dai personaggi che appaiono ben diversi da come sono, all'inseguimento finale, una resa dei conti che metterà in gioco vita privata e personale della protagonista, come nel più classico all in delle storie poliziesche di strada.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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