Chernobyl Diaries - la recensione del film

19 giugno 2012
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Da Oren Peli, il creatore di Paranormal Activity, arriva un nuovo horror thriller Chernobyl Diaries la mutazione.



Dopo soli 86 minuti ci si alza dalla poltrona. Soddisfatti o meno, questo è un primo punto a favore di un film sostanzialmente senza una trama e sviluppo. Come topi in trappola, i protagonisti devono trovare la via di fuga. Un setting certo non originale, che risale alla preistoria del cinema e, ancor prima, della letteratura. Innocue e ignare vittime dal passo più lungo della gamba che si addentrano in un territorio tutt’altro che deserto diventando prede di bifolchi, animali feroci, mutanti, zombie, alieni o di qualunque altra creatura venga pescata dal cesto della fantasia degli autori. Ottimi prodotti del filone horror hanno qui trovato un habitat ideale. Due esempi: The Descent di Neil Marshall e Wrong Turn di Rob Schmidt.

Chernobyl Diaries è frutto dell’immaginazione di Oren Peli, un signor nessuno che è diventato qualcuno dopo aver realizzato Paranormal Activity, un incasso al box office di 100 milioni di dollari per l’irrisorio costo di 15 mila. Qui soltanto sceneggiatore e produttore, Peli ha combinato i seguenti elementi per un basso budget a disposizione: sei personaggi in cerca di stupore + una città abbandonata + inquietanti presenze ostili = topi in trappola. La messa in scena è firmata da Bradley Parker, un tecnico degli effetti speciali all’esordio nel lungometraggio. Il risultato è buono, ma non abbastanza per i fan del genere.

Sul fronte delle buone notizie c’è la velocità. La storia non va troppo per il sottile nella parte introduttiva con dialoghi, tagli, cambi scena, dialoghi, altri tagli ed eccoci a Pripyat, la città fantasma. L’energumeno ucraino con tuta Adidas che accompagna qui i ragazzi si vanta del proprio business di guida turistica estrema. Una rapida visita nel sobborgo dove le famiglie degli operai di Chernobyl vivevano prima della catastrofe nucleare, sembra per i ragazzi il giusto intermezzo prima di raggiungere Mosca. Altra buona notizia è l’ambientazione, spettrale anche di giorno come ci si aspetterebbe da qualunque contesto urbano in rovina, nonostante l’Europa dell’Est riesca a volte a sembrare spettrale anche se abitata. Tra le notizie cattive, il film si rivela anemico se considerato un horror. Non che il sangue dovesse scorrere a fiumi, ma andando incontro ad un divieto R negli Stati Uniti (i minori di 17 anni devono essere accompagnati da un adulto) qualche orrido spavento in più avrebbe divertito, risparmiando sulla suspense e su corse affannose.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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