Cercasi amore per la fine del mondo: recensione del film con Keira Knightley e Steve Carell

16 gennaio 2013
3.5 di 5

L’opera prima della sceneggiatrice Lorene Scafaria descrive in maniera inedita il tempo che precede la fine del mondo, raccontando, in un film che ha due anime, la più romantica delle storie d’amore.

Cercasi amore per la fine del mondo: recensione del film con Keira Knightley e Steve Carell

Già ribattezzato l'anti-Melancholia per la leggerezza con cui affronta l’angosciosa prospettiva di un'imminente apocalisse, Cercasi amore per la fine del mondo è un altro di quei titoli che hanno spiazzato la stampa nordamericana, sempre più smarrita di fronte ai film che racchiudono una pluralità di generi. L'opera prima della sceneggiatrice Lorene Scafaria può infatti essere definita alternativamente road-movie, disaster-movie, romance, buddy-movie, dramedy, black comedy.

A dispetto dei puristi, ci piace considerare una simile commistione come conseguenza di una scrittura in continuo divenire e, paradossalmente, come riflesso un po' sgangherato dello smarrimento dei personaggi del film, che devono decidere cosa fare nelle ultime tre settimane di vita sulla Terra. Già, perché in Cercasi amore ormai non c'è più alcuna speranza per il nostro pianeta e, dopo il fallimento di una missione spaziale, la collisione con un asteroide gigantesco sembra inevitabile. Questa situazione al limite, raccontata attraverso lo sguardo di un dimesso e malinconico John Doe, è un gancio narrativo portentoso che consente alla regista di sfuggire a riflessioni metafisiche a favore di un piccolo teatro dell'assurdo nel quale la commedia della vita si recita a velocità vorticosa e in nome del sovvertimento di ogni regola.

Con gli occhioni spalancati dell'assicuratore Dodge, assistiamo a bizzarri suicidi, a marce di protesta e perfino al cupio dissolvi di una famiglia WASP intenzionata a sperimentare tutte le droghe pesanti. Il gioco è divertente e la Scafaria sa esattamente a che punto fermarlo, perché anche nella più buffa delle storie è necessario che i personaggi evolvano e perché quando si hanno a disposizione due attori versatili come Keira Knightley uno Steve Carell mai così autentico e disarmante, ogni cambiamento di tono che non ostacoli l'identificazione da parte dello spettatore è lecito.
E allora ben vengano l'amicizia, la solidarietà e soprattutto l'amore, il grande amore, perché è brutto andarsene da soli ed è solo in condizioni estreme che l'individuo scopre se stesso e riesce a reinventarsi completamente.
Probabilmente c'è un invito dietro a tutto questo, un assunto che lega indissolubilmente le due diverse anime del film. E' messaggio un po' banale, ma da tenere sempre a mente e che sembra dirci: seguite il vostro cuore, uscite dalla vostra comfort zone e vivete ogni giorno come se fosse l'ultimo. I protagonisti del film ci riescono, adesso dovrebbe toccare a noi. Anche senza asteroide.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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