Cenerentola, la recensione dell'ultimo classico Disney prima dell'espansione dell'azienda

20 settembre 2020
4 di 5

Cenerentola del 1950 riavviò i lungometraggi animati a soggetto della Walt Disney, ma poco dopo Walt si sarebbe distratto con la tv e i parchi a tema.

Cenerentola, la recensione dell'ultimo classico Disney prima dell'espansione dell'azienda

Orfana di entrambi i genitori, la giovane Cenerentola viene trattata da sguattera dalla sua matrigna e dalle figlie di lei, Anastasia e Genoveffa, ben meno aggraziate di lei. Unici suoi amici sono gli animali, tra i quali si distinguono gli altruisti topolini Giac e Gas. Grazie all'aiuto della Fata Smemorina, nonostante il boicottaggio delle invidiose parenti, Cenerentola riuscirà a partecipare a un ballo in cui farà innamorare di sè il Principe. L'incantesimo che fa di lei una Principessa dura una sola notte, ma una scarpetta persa raddrizzerà un crudele destino...

Nel 1950 l'arrivo di Cenerentola nei cinema rappresentò un tentativo da parte di Walt Disney di rilanciare il lungometraggio animato a soggetto, di cui aveva definito le regole nel 1937 con Biancaneve: i successivi flop di Pinocchio, Fantasia e Bambi, causati dagli alti costi e dal mercato compromesso dalla II Guerra Mondiale, avevano spinto lo studio verso i "package films" come Lo scrigno delle sette perle e Musica, Maestro!, economiche compilation non sempre ben amalgamate di corti e mediometraggi, magari inframmezzati con riprese dal vero. All'agognato sblocco dei mercati con la fine della guerra, Disney incaricò il collaboratore di vecchia data Wilfred Jackson e gli ex-animatori Clyde Geronimi e Hamilton Luske di riavviare la narrazione ad ampio respiro, dirigendo un'opera ben fatta ma non troppo costosa, dalla formula rodata, che facesse leva sulle più grandi qualità del suo staff.

Tra queste qualità, la più utile nella riuscita di Cenerentola era la capacità di caratterizzare graficamente ed emotivamente tutti i personaggi, dai protagonisti ai comprimari: si tratta di un film corale, dove in un'ora e venti ogni carattere ha il suo momento per brillare, in una gag, in un movimento, in una canzone. Prendete le distanze da chi liquida la Disney (specialmente quella di allora) come un'azienda attaccata alla riproposizione continua degli stessi elementi: come autore, Walt Disney amava sì le fiabe, ma i tredici anni che distanziano Biancaneve da Cenerentola bastarono già a rendere i film molto diversi, a partire dalla loro protagonista. La sua presentazione è già lievemente più erotica, visto che nella prima scena la vediamo lavarsi, ma soprattutto sembra aver superato gli echi infantili nel comportamento di Biancaneve: resiste alla sua sfortuna e all'acredine che la circonda con dignità, ed è molto adulta quando prende seriamente le distanze dal "sogno" di quella notte, che le sembra terminato. Fin troppo, tanto che Disney e collaboratori devono premiarla.

A dispetto di alcune derive recenti che vorrebbero tutte le principesse Disney antiche "passive", fate attenzione: Cenerentola non viene salvata da un principe. Cenerentola viene salvata dai suoi amici animali, che l'aiutano perché lei - quanto attivamente! - si prodiga per far loro del bene, sempre. Non è un modello comportamentale poi così antiquato, nè la sua poesia è legata al discorso di genere: non è la magia che salva Cenerentola, è la sua bontà militante verso il prossimo. La magia dà alla ragazza l'occasione per incontrare il principe, certo, ma se le sorellastre non le avessero distrutto il vestito che aveva cucito in segreto, il Principe non l'avrebbe forse notata comunque? "I sogni son desideri", recita una delle celebri canzoni, ed è proverbiale la massima disneyana "Se puoi sognarlo, puoi farlo". Il percorso di questa Cenerentola, adattata dalla versione di Charles Perrault della fiaba, è forse la sintesi perfetta di una filosofia che premia chi sorride al destino e non si arrende. E' superficiale e triste vedervi solo passività.

Naturalmente, non si può ignorare che rispetto ai lungometraggi della prima fase, Cenerentola sia meno curato nei dettagli: a parte le sicure animazioni, nel momento in cui gli storici animatori detti "Nine Old Men" cominciano sul serio a padroneggiare l'arte ereditandola dalla prima guardia, si usa meno la profondità di campo con la mitica Multiplane Camera a fondali paralleli, e ci sono meno effetti visivi di quelli ammirati in Fantasia o Bambi. La direzione artistica di Ken Anderson è essenziale, appoggiandosi al production design più moderno della geniale Mary Blair, più attenta all'accostamento di forme e colori che al dettaglio, uno stile utile quando si vuol tenere sotto controllo il budget. Disney non ha nemmeno paura d'inseguire sul loro terreno i rivali Tom & Jerry, con cui Hanna & Barbera nella seconda metà degli anni Quaranta gli hanno più volte soffiato gli Oscar a cui pareva abbonato: in Cenerentola gli inseguimenti tra Giac, Gas e il gatto Lucifero occupano quasi venti minuti di proiezione, uno sproposito consapevole, che si nota ma si accetta solo per l'esilarante cura di quelle scene e per il crescendo memorabile nel finale.

E' questo approccio forse l'unica vera ombra di un grande film: deluso dalla freddezza del pubblico verso le sue amate opere sperimentali come Fantasia e Bambi, Walt sta per distrarsi dall'animazione, accontentandosi di divertire senza puntare più troppo in alto: nel giro di un anno, organizzerà più regolarmente la sua presenza in tv, uscirà il primo film tutto in live action della casa (L'isola del tesoro) e comincerà a pensare più seriamente al sogno di un parco a tema, la futura Disneyland. A un passo dalla diversificazione e dall'espansione dell'azienda, il cartoon torna solo a divertire, così proprio l'uomo amante della lacrima e dei risvolti cupi delle fiabe, suggerisce che la Fata abbia seri problemi di memoria, per spiazzare le aspettative del pubblico e intenerirlo con una risata. Intendiamoci, solo conoscendo il contesto che vi abbiamo raccontato si può avere qualcosa da obiettare: difficile dare torto all'Academy che nominò all'Oscar la "Bibbidi-bobbidi-boo" di David-Hoffman-Livingston, nè alla giuria del Festival di Berlino che premiò Cenerentola con l'Orso d'oro per il miglior musical, nè al Festival di Venezia che accolse il film e Walt con un premio speciale.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento