Carosello Carosone: la recensione del biopic sull'icona della musica italiana del XX secolo

18 marzo 2021
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Un vero mito della musica, da Napoli all'America, passando per l'Africa, Carosello Carosone racconta i trionfi di Renato Carosone, che trionfò negli anni '50 ed è ancora l'unico italiano tre volte in testa alla classifica dei dischi più venduti in USA.

Carosello Carosone: la recensione del biopic sull'icona della musica italiana del XX secolo

La musica alta e la musica popolare, il primo amore, una formazione rigorosa che lo porta al diploma al Conservatorio, per lasciare poi spazio all’estro e alla creatività frutto delle esperienze di vita e sonore, in giro per il mondo. Renato Carosone è da troppo tempo ricordato solo come voce, per quelli più attenti, capaci di regalare un autore a brani mitici, da questa come all’altra parte dell’Oceano, come Tu vuò fà l’americano. Un viso eternamente giovanile per un mito della canzone italiana e mondiale ritiratosi molto presto e mai omaggiato per quanto meritasse. Hanno pensato di colmare questa lacuna i giovani produttori di Groenlandia, Matteo Rovere e Sydney Sibilia, che hanno affidato a Lucio Pellegrini la regia di questo biopic col sorriso per Rai 1, Carosello Carosone

Il sorriso di un napoletano pieno di garbo e altruismo, sempre pronto a dare spazio ai componenti della sua band, non solo al suo ego, che ci viene presentato durante l’immediata vigilia del punto più alto della sua carriera: il primo concerto sul palco della mitica Carnegie Hall di New York, nel 1958. Il suo sestetto è pronto a esibirsi, in una serata allo stesso tempo di trionfo e di riflessioni sul futuro, dopo tanti anni in giro per il mondo, fra esibizioni live e incisioni di dischi. Una cornice durante la quale rievochiamo i punti salienti della vita dell’artista, a partire dal suo viaggio, appena diplomato in musica, nell’Africa italiana, fra Eritrea ed Etiopia, dove rimase per nove anni, dal 1937 al 1946, all’inizio conoscendo insuccessi inattesi dovuti a un pubblico di connazionali bergamaschi nel locale in cui si esibiva la sera a Massaua, città portuale dell’Africa orientale italiana, ben poco inclini alla musica napoletana. Poi arrivarono serate migliori, capaci di regalargli la prima occasione, per un musicista così curioso e aperto al mondo, di subire influenze e sonorità africane, ulteriormente ibridate, una volta tornato in Italia, con quelle americane, dal jazz al twist.

Proprio in Africa conosce Lita, di cui si innamora a prima vista e che sposerà presto, riconoscendo come suo il figlio di lei, Pietro. Un amore assoluto per una ballerina nei nightclub africani, donna con personalità e talento, da quel momento sempre accanto a Renato. Sul palco il sodale presto diventa Gegé Di Giacomo, compagno inseparabile di siparietti comici durante le loro esibizioni musicali, in cui spesso Renato faceva un passo indietro come spalla del compare, vero maestro della performance cabarettistica, oltre che delle percussioni. L’altro incontro cruciale è quello cin il paroliere Nisa, con cui la collaborazione decolla presto e regala alcuni dei grandi successi mondiali di Carosone, come Tu vuò fà l’americano, Caravan Petrol e O’ Sarracino.

Torniamo però a New York, alla Carnegie Hall, dove un Carosone trentasettenne si rende conto di cosa perda a causa con queste infinite tournée, di come sia arrivato all’apice della sua carriera, e sia forse il caso di fermarsi prima che quella televisione, la RAI, che lui aveva battezzato per la musica dal vivo, cambiasse anche il mondo della musica, diminuendo al centralità delle esibizioni live e delle sonorità tipiche del repertorio dell’artista napoletano per salutare l’irruzione del rock, di una nuova musica che l'avrebbe probabilmente presto reso datato.

Un Carosone capace con coraggio di dire basta al momento giusto, prima di tornare dopo molti anni, per dedicarsi alla famiglia e alla composizione, senza però calcare più le scene. Carosello Carosone riesce a catturare l’indelebile lascito di un artista capace di arrivare al cuore della gente, sorretto dal suo talento e dal sorriso, in un film sospeso fra la fiaba e il musical, che si gusta con il sorriso, anche grazie a una performance di grande eleganza da parte del protagonista, Eduardo Scarpetta, erede di un’altra grande dinastia di artisti napoletani.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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