Cake - la recensione del film drammatico con Jennifer Aniston

06 maggio 2015
3.5 di 5
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Una riflessione sul lutto e sul dolore attraverso un bel personaggio femminile.

Cake - la recensione del film drammatico con Jennifer Aniston

Spesso il cinema ha affrontato il tema del dolore per la perdita improvvisa, inattesa e sconvolgente di una persona amata, con la difficoltà, per chi resta, di superare il lutto e continuare a vivere. Di Cake, film indipendente di Daniel Barnz da una bella sceneggiatura Blacklist di Patrick Tobin, si è parlato più per la performance di Jennifer Aniston, candidata al Golden Globe ma ignorata dall’Academy, che per il suo (diverso) approccio all'argomento.

Al centro del dramma c'è Claire, una donna ricca e borghese, dipendente da antidolorifici e antidepressivi, che può permettersi di essere “antipatica” nell’esternazione del suo enorme dolore. Ha allontanato il marito, scherza sul suicidio di una ragazza del suo gruppo di supporto, è dispotica, cinica e autoritaria. E' come se la perdita di cui ha sofferto l'avesse spogliata di ogni capacità sociale e di mediazione diplomatica (proprio quelle che esercitava nella sua professione di avvocato) e le avesse dato il diritto di avercela col mondo su cui proietta il proprio odio per se stessa, assumendosi la colpa di una tragica fatalità. A starle vicino, oltre a un amante occasionale, consumato senza desiderio quasi per necessità fisiologica, è Silvana,  la sua donna di servizio/cuoca/autista/governante messicana, che la subisce ma ha una profonda compassione per lei. Perseguitata dalle visioni della ragazza suicida, Claire si presenta con una scusa a casa del marito di lei, un passo importante che apre la porta a una serie di importanti cambiamenti, se non a una futura guarigione.

Quello che distingue Cake da analoghi prodotti indipendenti americani è la qualità della scrittura e del personaggio femminile. Non c’è da stupirsi che Jennifer Aniston abbia accettato con entusiasmo, partecipando anche alla produzione, la sfida di un film che le chiedeva di esprimere una gamma di emozioni  raramente offerte alle attrici della sua generazione dal cinema americano. Sostenere, come molti hanno fatto, che il limite di questo film sia proprio nella sua struttura di one-woman-show o che la storia sia costruita su misura dell’ego della protagonista, significa invertire i termini della questione e confondere il personaggio con l’interprete.

L’attrice ha semplicemente incontrato il personaggio perfetto per lei e viceversa: Claire aveva bisogno di qualcuno in grado di incarnare la fisicità straziante e straziata di una donna che racchiude in sé un dolore troppo grande da comunicare a chi non l'ha provato, e per fortuna l'ha trovato. Il "problema" può semmai essere che Jennifer Aniston è qui davvero così brava e naturale da sovrastare tutto il resto, che per contrasto può apparire attutito e “banale”.

Ma Cake è tutt’altro che un film già visto. E' innanzitutto un atto di accusa contro l’estrema facilità con cui in America si prescrivono antidepressivi che - come accaduto al suocero del fratello dello sceneggiatore, dalla cui terribile storia il film ha preso ispirazione  -  possono causare stati psicotici tali da indurre al suicidio o peggio ancora all’omicidio. Il problema di Claire, più del dolore fisico e mentale, è l’impossibilità di metabolizzarlo e la possibilità facile e irresistibile di spegnerlo con droghe che danno assuefazione e allucinazioni. Il percorso attraverso il quale si libera dal bisogno accettando la realtà e tornando a guardare il mondo in posizione eretta, è realistico e toccante.

In un film che resta piccolo e non dichiara ambizioni troppo elevate ci sono piaciuti soprattutto l’umorismo che scaturisce anche nelle circostanze più dolorose e la bella alchimia tra i protagonisti, col forte apporto della straordinaria Adriana Barraza (candidata all’Oscar per Babel) nei panni di Silvana e dell’intensa presenza di Sam Worthington, ai quali si aggiungono i cammei della vera coppia Felicity Huffman e William H.Macy e l'apparizione di Anna Kendrick nel ruolo della giovane madre suicida. 

In quello che alcuni hanno considerato una concessione al divismo di Jennifer Aniston, noi abbiamo semplicemente visto una storia che meritava di arrivare sullo schermo e che proprio grazie alla sua partecipazione ha potuto farlo.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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