C'est la vie: la recensione della commedia degli autori di Quasi amici

30 ottobre 2017
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Toledano e Nakache realizzano il loro miglior film.

C'est la vie: la recensione della commedia degli autori di Quasi amici

Lasciata l’emarginazione sociale come tema diretto e dominante di Samba, i due re Mida della commedia francese, Eric Toledano e Olivier Nakache, realizzano una commedia a tutto tondo, dal titolo italiano sonoro, C’est la vie, e originale beneaugurante, Il senso della festa.

La festa in questione è quella di matrimonio organizzata dall’agenzia del wedding planare Jean-Pierre Bacri, che ritroviamo con piacere al di fuori dei salotti della Parigi radical chic dei suoi duetti con l’ex compagna Agnes Jaoui, salutandolo nel ruolo di capo banda di un gruppo di variegati lavoratori. Il senso dell’operazione è quello di regalare un dietro le quinte di quello che di solito il cinema mostra di un matrimonio, alla scoperta della varia umanità di chi lavora per rendere speciale quello che sulla carta dovrebbe essere l’ultimo rituale pubblico, la messa in scena definitiva. Un lavoro in comune che assomiglia molto al set di un film. Allora perché non scoprire chi la prepara, questa messa in scena. La scelta è caduta su interpreti di consorterie molto lontane tra loro del cinema francese, proprio per rappresentare le famiglie differenti che partecipano a un vero matrimonio. C’est la vie è un microcosmo della Francia tutta, multietnica anche non volendolo.

C’è Vincent Macaigne, qui nei panni di un professore che corregge le violenze dei suoi colleghi alla lingua francese, incapace di riprendersi dalla riforma grammaticale che sta cancellando l’accento circonflesso; non manca un Gilles Lellouche esilarante cantante di una band sgangherata, alle prese con Eros Ramazzotti in un italiano inventato, oltre a un fotografo amante più del buffet che delle reflex, che odia chi fa foto col cellulare, e la sorpresa del film, Eye Haïdara, organizzatrice del capo alla ricerca di maggiore autonomia, ma pronta ad andare in ebollizione come uno scaricatore di porto.

Ognuno ha le sue esigenze, e il povero Bacri corre da ogni parte per accontentarle e risolvere i problemi che non mancano di complicare la preparazione del lieto evento. Sono tutti attenti alla loro situazione, ma l’impegno così imminente li porta a fare squadra, in una commedia esilarante, in cui ogni personaggio è delineato con pochi tratti mai banali e a cui ci si affeziona presto. Un film che riesce a farci anche commuovere, raggiungendo momenti di poesia ed emozione non frequenti per una commediaSenza seriosi monologhi o racconti frontali sullo spaesamento di questi anni, con C’est la vie prendono un po’ di rincorsa, la distanza della risata, per centrare il bersaglio, semplice e chiaro: siamo tutti fuori tempo, ma il senso della festa non deve venire meno, è proprio in questi tempi cupi che obiettivi comuni, come la condivisione della quotidianità, diventano gli strumenti più efficaci per risollevarsi. 

Bisogna dirlo, Nakache e Toledano non sembrano essere più i paladini del cinema medio, ma ambiscono a qualche etichetta più nobile, almeno questo ci dice C’est la vie, il loro miglior film.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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