Bronx: recensione del poliziesco a tutta azione di Olivier Marchal con Jean Reno

10 novembre 2020
2.5 di 5
18

Una produzione Netflix Original, Bronx segna il ritorno dell'autore di polizieschi più adrenalinici del cinema europeo Olivier Marchal in un film violento e pieno d'azione con Jean Reno e anche un piccolo ruolo per una grande icona del nostro cinema.

Bronx: recensione del poliziesco a tutta azione di Olivier Marchal con Jean Reno

Il poliziesco francese degli ultimi vent’anni è stato segnato molto da un autore in particolare, Olivier Marchal, che ha traghettato la nobile tradizione del polar transalpino verso modalità più contemporanee, prendendo ispirazione anche dal cinema d’azione americano degli anni ’90, dal cinema di mafia, ma soprattutto dalla sua esperienza diretta come ex poliziotto, o flic, come si dice in gergo in francese, che gli ha permesso di aggiungere una bella dose di realismo. E il gergo, oltre che la conoscenza di prima mano delle dinamiche interne alle varie anime di strada, in divisa, sono le caratteristiche vincenti di questo regista, fin dal suo maggior successo, 36. Negli ultimi anni, non troppo prolifici per lui, ha diretto storie sempre più estreme dal punto di vista della violenza, con una visione ulteriormente più cupa del mondo e della società di oggi.

La conferma arriva anche da questo Bronx, prodotto Netflix Original, in cui si sbarca a Marsiglia, dopo aver indagato nel sottobosco criminale parigino e lionese, per incontrare la città per eccellenza della criminalità organizzata francese, dove i clan marsigliesi autoctoni ancora si battono con i còrsi e con agenti liberi per il controllo del traffico di droga. Non ha caso il titolo inglese del film è Rogue City, perché le asperità della città mediterranea sono al centro della vicenda: dai porticcioli che sembrano un paradiso, per poi nascondere traffici notturni ben poco leciti, alle alture dell’entroterra, dove sembra di essere nella campagna toscana, ma sullo sfondo non manca mai il mare, gioia e delizia.

Bronx inizia con una carneficina in un baretto sulla spiaggia, commesso dagli sgherri del clan mafioso dei Bastiani. Occasione per l’arrivo sul posto dei nostri eroi, quella sporca (mezza) dozzina che come sempre è nel cuore e al cuore delle storie raccontate dell’ex poliziotto Marchal. Sono i membri di un corpo speciale, la BRI, Brigata di ricerca e intervento, particolarmente attiva anche negli attentati parigini del 2015. I metodi, neanche a dirlo, sono poco ortodossi, e il loro spogliatoio sembra una via di mezzo fra un garage ammuffito e la Batcaverna. Il più lucido di loro, il capo, si chiama inopinatamente Vronski, per gli amanti di Tolstoj e per rievocare, attraverso Anna Karenina, come questi ragazzi siano gli eredi dei cavalieri erranti del passato, con un animo romantico molto spiccato, alternato a una concezione sbrigativa della giustizia. 

In fondo non sono molto diversi dai malavitosi a cui danno la caccia, entrambi agiscono secondo un loro codice etico e morale molto sentito, seppure a rischio deviazioni e tradimenti sempre dietro l’angolo. Quando sono sul fronte, in trincea, sono spietati, ma hanno sempre a cuore il destino di chi li aspetta a casa, su una barca, in un locale. Gli affetti, l’amore, la famiglia. Bronx ripropone una dinamica in realtà molto classica, in cui cattivi e buoni si muovono sullo stesso terreno e spesso si confondono. Non ci sono divise o distintivi, la corruzione è molto diffusa in un contesto in cui l’esperienza di Olivier Marchal riesce ancora una volta a delineare con piacevole realismo le dinamiche interne alla polizia. Non mancano le rivalità interne, purtroppo emerse anche nella recente lotta al terrorismo, fra BRI e BRB, Brigata di repressione del banditismo, una sorta di antimafia locale.

Ancora più cupo e violento di altri suoi lavori, si affida a volti poco noti e molto giusti, per rendere un mondo gonfio di testosterone, in cui ognuno è convinto di avere i propri, giusti metodi adatti alla città, Marsiglia. Cosa c’è in palio, se non portare semplicemente a casa la pelle, diffidando di tutti, specie del nuovo capo della polizia, il solito viscido e impeccabile Jean Reno? I personaggi sono convincenti, meno le trame inutilmente intricate e macchinose, in un film che non regala molto di nuovo e mostra un Marchal più attento a manifestare il suo pessimismo cosmico, a far cadere ogni personaggio che voglia rialzarsi, che a regalare la giusta aria, il giusto spazio, alla potenziale portata epica della storia che vuole raccontare.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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