Brick Mansions - la recensione dell'action con protagonista Paul Walker

28 aprile 2014
2.5 di 5
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Il film postumo dell'attore americano da poco scomparso scritto da Luc Besson.

Brick Mansions - la recensione dell'action con protagonista Paul Walker

Brick Mansions si vede con un’emozione particolare. Infatti è il primo film postumo di Paul Walker a uscire nelle sale. In attesa del vero testamento dell’uomo e dell’attore che sarà il settimo Fast & Furious, questo film si inserisce nel filone di cinema action, di personaggi spericolati, ma con anima, che l’attore americano ha portato tante volte sullo schermo.

Proprio come nella serie che lo ha fatto conoscere interpreta un poliziotto sotto copertura che cerca pian piano di eliminare tutti i “cattivi” arrivando fino al più spregevole di tutti, il responsabile della morte del padre, a sua volta poliziotto senza macchia. Ormai gli manca poco, un ultimo sforzo e potrà riuscirci, prima di lasciare la prima linea e pensare a metter su famiglia. Quando vediamo Walker lanciarsi in inseguimenti a tutta velocità, usando ogni mezzo di locomozione possibile come un ariete per sfondare le mura del quartiere ghetto che dà il titolo al film, non possiamo non pensare con un velo di malinconia a quell’attore dal sorriso dolce e dall’acceleratore sempre al massimo.

Il film è un prodotto puro della factory di Luc Besson, EuropaCorp, che da anni realizza grosse produzioni, almeno per gli standard europei, utilizzando gli stilemi tipici del cinema americano action. Questa volta si tratta di un remake di un film francese del 2004, Banlieue 13, che ci porta in una distopica Detroit, città in rovina che in un futuro prossimo, nel 2018, è quasi alla guerra civile quotidiana, con il ghetto di Brick Mansions che è una vera enclave in cui il monopolio della violenza non è più in mano alle autorità, ma al boss nero Tremaine, interpretato dal rapper RZA.

Fra Distretto 13 e atmosfere da horror metropolitano, qui i morti viventi lo sono socialmente, vittime del virus dell’anarchia, con la politica che ha abbandonato mezza città senza più scuole, ospedali e fiducia nelle istituzioni. Il nuovo sindaco non sembra intenzionato a cambiare le cose, anzi. Per lui il ghetto è un nemico interno da usare come il terrorismo dei nostri tempi per intervenire brutalmente sulle libertà personali, cavalcando la paura.

La corruzione è pane quotidiano e il sindaco è coinvolto in una speculazione edilizia: buttando giù e riscostruendo Brick Mandions può proporsi ai cittadini come paladino anti crimine e del moto perpetuo urbanistico, chiave centrale della cultura metropolitana americana.

Quelli che sembravano i buoni non lo sono poi tanto in Brick Mansions, che non si risparmia tutti i cliché estetici e formali del genere, senza dar troppo peso alla verosimiglianza narrativa, proponendo piuttosto duelli in macchina e a mani nude, usando la verticalità dei palazzi arrocati in semi abbandono per dar sfogo alle consuete coreografie bessoniane curate dall’inventore del parkour David Belle, coprotagonista del film.

Musica a tutto volume, calci, pugni, salti, pistole, mitra, fucili, cannoni, addirittura bombe nucleari, in un frenetico e poco originale film che va commentato con espressioni da fumetto, orgogliosamente onomatopeiche quanto elementari.







  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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