Bombshell - la voce dello scandalo: la recensione del film

07 maggio 2020
3.5 di 5

I successi e il potere di Roger Ailes, a capo di Fox News, e lo scandalo sessuale che in tre settimane lo detronizzò sono raccontati nel film di Jay Roach da un cast straordinario e con indubbia efficacia.

Bombshell - la voce dello scandalo: la recensione del film

Chissà che avrebbe pensato Roger Ailes se avesse saputo che un paio d'anni dopo la sua morte, sulla sua carriera di mogul televisivo e sulla sua discussa personalità sarebbero stati realizzati sia un film per il cinema che una miniserie tv (The Loudest Voice con Russell Crowe), nel tentativo di divulgare quanto è stato avido di potere e di controllo, geniale e diabolico nel dare al pubblico repubblicano meno colto e giovane quello che voleva sentirsi dire, confermandone i pregiudizi con un'”informazione” fatta di notizie pilotate, dibattiti coreografati e anchorwomen giovani e belle, generose nel mostrare la gambe. Il creatore di Fox News, amico e in seguito consigliere di Donald Trump, che col suo aiuto diventerà presidente, divulgatore di calunnie e fake news col sorriso sulle labbra, ex consulente di quattro presidenti, da Richard Nixon in poi, e del sindaco Rudolph Giuliani (che diventerà in seguito suo consigliere legale), era un vero e proprio tycoon, un Citizen Kane dei nostri tempi, di quelli che amano stare nella stanza dei bottoni, raccogliendo strada facendo come bonus l'obolo di sottoposte riconoscenti e ricattate. Quello che ha fatto e che altri come lui continuano a fare non è stato per fame di denaro, di cui era provvisto in abbondanza, ma per la sensazione inebriante di controllare le vite e le menti degli altri. Ailes è stato solo uno dei tanti Harvey Weinstein di cui è popolata la storia dei media americani, uomini dotati di talento e intelligenza, freddi e calcolatori, dediti al servizio delle forze sociali più oscure e portati alla rovina dalla smania di avere tutto e tutte, solo perché convinti di meritarselo.

Maschilista, razzista e antisemita, capace di leggere il polso degli americani più arretrati e bisognosi di effimere certezze, Roger Ailes è stato in grado di esercitare un'autorità messa in dubbio da pochi. Dopo aver lasciato la politica, quest'uomo di umili origini, malato di emofilia, dette la scalata al mondo della tv via cavo, partendo dalla MSNBC per diventare il deus ex machina di Fox News, lanciata in soli 6 mesi di frenetica preparazione e a tutt'oggi una delle voci più influenti sulla massa degli elettori benpensanti. La caduta, se caduta è stata, non è certo stata provocata dalle accuse di molestie sessuali, ma dal fastidio maturato nel tempo nella famiglia Murdoch - che quel compito gli aveva affidato e ha colto la palla al balzo per sbarazzarsene - nei confronti di un potere esercitato in modo assolutista. Per il resto, tutto o quasi è rimasto come prima, in un mondo spietato verso le donne. Mentre la serie con Russell Crowe ha il tempo di approfondire i vari aspetti della personalità di Ailes, Bombshell, il film di Jay Roach, che ha un ritmo veloce e una durata stringata, è più concentrato sulle tematiche portate alla luce poco dopo dal movimento #metoo, ovvero sulle accuse nei suoi confronti di molestie sessuali portate da oltre 20 anni che in poco tempo, nel 2016, un anno prima della sua morte, portò Ailes sotto riflettori per una volta indesiderati, causandone il licenziamento dal network della famiglia Murdoch. Tra le sue accusatrici due storiche anchorwomen della rete, Megyn Kelly (interpretata da Charlize Theron) e Gretchen Carlson (Nicole Kidman).

Dopo L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, Jay Roach si conferma a suo agio col cinema di denuncia come lo era con la commedia pura, confezionando un film di impatto che si beve tutto d'un fiato, nonostante la necessità di sintetizzare alcuni dei fatti documentati della vicenda, lasci intravedere qua e là qualche sfilacciatura nella trama. Lo sceneggiatore Charles Randolph (lo stesso de La grande scommessa) sa come raccontare una storia tipicamente americana di abuso di potere con ritmo e qualche semplificazione. Ma è giustificata ad esempio la creazione di due personaggi inventati: la giovane e ingenua Kayla interpretata da Margot Robbie e Jess (Kate McKinnon), la ragazza lesbica e radicale “infiltrata” nella tana del nemico. Il loro inserimento in una storia per altri versi rigorosamente vera è plausibile e funzionale alla pluralità di voci che il film intende rappresentare: accanto alle donne famose, in apparenza potenti e stimate, in realtà come le altre oggetto di bullismo e name-calling, che alla fine mettono a rischio tutto quello che hanno costruito con le proprie forze, c'è anche chi non ha la forza e la possibilità di opporsi al potere, restandone spesso distrutta. Una scena molto importante e inquietante del film, tra Margot Robbie e lo straordinario, irriconoscibile John Lithgow (che a parer nostro avrebbe meritato la sua terza nomination all'Oscar per il ruolo), sintetizza in modo efficace, per chiunque voglia intendere, come stanno le cose.

La difficoltà della solidarietà tra donne, la sensazione di solitudine e impotenza contro una corazzata pronta a schiacciare chiunque osi opporglisi, lo status quo secolare che vede (soprattutto in certi ambienti) la donna valutata più per le doti estetiche che per quelle intellettuali fanno il resto. Il personaggio forse meno chiaro e più “antipatico” nella storia (perché obiettivamente meno approfondito) è quello di Nicole Kidman, che interpreta Gretchen Carlson, la donna che dette il via alle denunce, ma che per parecchio tempo fu lasciata sola a combattere. Ma Bombshell si vede e si apprezza per molti elementi, tra cui un cast davvero ben scelto e impegnato a dare il meglio di sé, al punto da trasformarsi anche fisicamente nei personaggi che deve interpretare, sfoderando doti da bravissimi caratteristi: oltre ai già citati, un plauso particolare va a Charlize Theron, perfetta Megyn Kelly, Allison Janney (nel ruolo dell'avvocata di Ailes, una storica femminista, che inizialmente e tra lo sconcerto generale difese Ailes dalle accuse di molestie), Connie Britton (la moglie), Mark Duplass (il comprensivo marito di Kelly) e Malcolm McDowell nel ruolo di Rupert Murdoch,. Anche se a colpirci di più nella sfilata dei molti personaggi del film sono le groupies, e ancor più l'enigmatica segretaria di Roger Ailes, una di quelle anziane signore che guardano con un sorrisetto di finta simpatia giovani e inesperte ragazze cadere nella trappola dell'orco, con la maligna e complice soddisfazione di chi non ha mai corso certi pericoli ed è convinta che tutte le altre donne siano stupide e/o colpevoli.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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