Blue Kids Recensione

Titolo originale: Blue Kids

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Blue Kids: recensione del dramma d'esordio di Andrea Tagliaferri

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Blue Kids: recensione del dramma d'esordio di Andrea Tagliaferri

La banalità del male, frutto della noia di ragazzi di buona famiglia e viziati. L’esordio di Andrea Tagliaferri, transitato per il concorso del Torino Film Festival, ci conduce verso terreni affrontati un paio di decenni fa, della cronaca nazionale, e non molto dopo anche dal cinema. Blue Kids, sono ragazzi che si aggirano in un ambiente di provincia dello stesso colore virato all’algido, si sentono blue, tristi e depressi, ma senza saperne spiegare bene le ragioni. Girato come fossimo nelle pianure dal clima ostile del centro degli Stati Uniti, con un’estetica vicina al filone più estetizzante dell’indie da Sundance, racconta di un ragazzo e una ragazza, indifferenti alla morte della madre, se non quando il testamento gli nega i soldi che sognavano per continuare a trascinarsi senza studiare né lavorare, ma tutto viene lasciato al padre, per il quale nutrono quantomeno indifferenza.

Una sensazione che attraversa tutto il film e il loro percorso, che li porta a commettere gravi crimini senza perdere un ghigno strafottente e, soprattutto, senza portarli verso un qualche obiettivo, a parte un ‘così forse potremmo fare il nostro viaggio per il mondo’, bofonchiato in maniera posticcia quando ormai è chiaro il loro immobilismo, la staticità che li porta a rimanere sempre nel livido blue in cui sono nati e cresciuti, arrivando al massimo fino all’acqua, al mare, per poi tornare a ripercorrere una spirale senza senso.

Inevitabile rievocare i giochi divertenti, i Funny Games di Haneke, ma di quel (discutibile) film non riesce minimamente a riprodurre la radicalità, limitandosi a mettere in scena una pigrizia del male stanca e facile, puntando su un disinteresse morale per provocare in maniera poco problematica e piuttosto gratuita. Restano le tante scorciatoie di una coppia immobile fino al punto di non progettare neanche un futuro o una fuga, come se quanto successo non cambi la loro routine. Blue Kids non racconta altro che l’ora e qui, senza cercare troppi equilibri e giustificazioni - a parte qualche stonato sipario affettuoso con la nonna ignara - appoggiandosi fin troppo su scenari inconsueti e magnetici come quelli della campagna intorno a Faenza e il litorale di Comacchio, impantanando però in un’umidità perenne, in un cielo color lavagna e in un territorio anche emotivamente scandito solo da paludi e maree.

Non hanno rabbia, non cercano neanche colpevoli, solo l’incapacità di vedersi al di là di quell’orizzonte a loro famigliare, senza il coraggio di superarlo diventando adulti, nonostante un nuovo peccato originale. Fabrizio Falco non riesce a convincere in questo equilibrio perverso, mentre la sorella, Agnes Claisse, figlia di Laura Morante, regala un’umanità raggelata, con i suoi occhi candidi che danno uno spessore da brividi al suo personaggio. Irrisolto, zoppicante in scrittura, Blue Kids è l’opera prima di Andrea Tagliaferri, aiuto di Matteo Garrone, qui in veste di produttore. Un percorso fra rifiuti extra e post urbani come ennesima testimonianza di una Crisi diffusa, ritratta privilegiando scelte estetiche ricercate rispetto a progressi di sceneggiatura o dialoghi.

Blue Kids
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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