Black Panther Recensione

Titolo originale: Black Panther

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Black Panther: recensione del cinecomic all black della Marvel

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Black Panther: recensione del cinecomic all black della Marvel

La Marvel si muove ormai da anni come un esercito di cararmatini di Risiko, fra Universi in espansione e Fasi di sviluppo marziali. Tanto che è quasi fuori controllo, con una linea di continuità e un’orizzontalità dei suoi personaggi davvero da sudori freddi. Gli Avengers si insinuano ognuno nelle franchise dell’altro come felini, tanto che la Pantera nera, personaggio fra i più politici della storia Marvel Comics, nato proprio sulla scia del movimento politico degli anni Sessanta, è apparso in Civil War, terzo episodio della serie dedicata a Captain America

Dopo la morte del padre, stimato re del paese africano di Wakanda, il figlio T’Challa - alias Black Panther - torna nel suo paese natìo per succedergli, ma non sarà semplice, vista l’alleanza fra alcuni nemici intenzionati a soffiargli l’onore. Il diciottesimo film del Marvel Cinematic Universe è anche il primo total black, affidato al promettente Ryan Coogler, regista trentenne di Creed. Presentre una carrellata di nuovi talenti afro americani, come il protagonista, Chadwick Boseman, l’antagonista, il Michael B. Jordan di Creed, Lupita Nyong’o, unica vera africana del cast. 

Wakanda rappresenta una realtà molto interessante, isolata dal mondo, tanto che all’esterno risulta uno dei paesi più periferici e poveri della terra, ma che nasconde in realtà grande ricchezza e sviluppo tecnologico, legati alla scoperta di giacimenti di una sostanza pregiatissima, il vibranio. Un riferimento politico a un mondo, il personaggio è nato nel 1966, in cui, dopo soli cinque anni dal cosiddetto anno africano, con una dozzina di nuove nazioni diventate indipendenti, iniziava già a soffrire l’altro lato degli eroici leader dell’indipendenza. Iniziava la maledizione di molte realtà ricche di risorse naturali, ma rimaste disperantemente povere nella base sociale della sua piramide. Wakanda, poi, ha una struttura militare in cui le donne guerriere giocano un ruolo decisivo, come dimostra la stessa guardia personale del re, e vecchia fiamma di T’Challa.

La sfida di quest’ultimo, nata e destinata a giocarsi il futuro in un misero playground di Oakland, è quella di aprirsi al mondo, di condividere uno sviluppo tecnologico per troppo tempo custodito egoisticamente, aprendosi al mondo, diventando anzi nazione leader per un nuovo dialogo globale in cerca della pace. È questo lato più geopolitico, ben più dei soliti intrighi di successione nei corridoi di palazzo, a interessare, se non si sta troppo a sottolineare il goffo e anacronistico inserimento della CIA come agente di cambiamento positivo. Si nota un lavoro accurato di Coogler e compagni sulla cultura africana, sempre sia possibile sintetizzare una realtà così variegata, con il rischio del folklore caricaturale sempre in agguato. Per la lotta alla successione, l’eredità paterna e di un passato ancestrale, il superamento delle proprie paure per accettare le responsabilità del proprio ruolo nella società, i riferimenti a Il re Leone sono piuttosto evidenti, con almeno una chiara citazione visiva. Questo con un riferimento primigenio, in entrambi i casi, che è naturalmente quello dell’Amleto e di altri lavori di Shakespeare.

Nel complesso Black Panther ha il pregio di prendersi le sue pause, senza l’urgenza di correre frenetico, anche a costo di qualche lungaggine di troppo, pur dando la sensazione di tenere troppo a freno la furia selvaggia del suo supereroe, anestetizzato per il bene del pubblico family. Rimangono interessanti riferimenti sociali e politici, particolarmente attuali anche oggi, così come la costruzione di un mondo affascinante e per una volta vergine o quasi, che ci permette di uscire dai terreni del già visto.

Black Panther
Nuovo trailer italiano del film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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