Bentornato Papà: recensione del commovente film di Domenico Fortunato

30 settembre 2021
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Presentato in anteprima internazionale al Bari International Film Festival, Bentornato Papà di Domenico Fortunato affronta di petto ma senza retorica la malattia, diventando un film sulla vita quella bella.

Bentornato Papà: recensione del commovente film di Domenico Fortunato

E’ sempre rischioso e molto coraggioso raccontare la malattia e la degenza ospedaliera attraverso le immagini in movimento, a meno che non lo si faccia in punta di piedi, con il rischio di essere poco incisivi, o avvalendosi di quell’odiosa coolness tipica delle serie tv medical in cui i dottori sono tutti belli, gli specializzandi assaporano le gioie del sesso fra un trapianto di fegato e un'appendicectomia e gli interventi ad altissimo rischio si risolvono spesso e volentieri con successo. Quando il personaggio di un film incappa in un serio problema di salute che lo mette in pericolo di vita, risulta difficile soprattutto non imboccare la strada del diario di una degenza, di un voyeurismo grondante retorica o di un inutile sadismo nei confronti dello spettatore, che necessariamente si ricorda di vissuti analoghi.

Bentornato Papà è certamente un pugno nello stomaco, perché l'argomento è triste e perché al centro del racconto c'è anche la paura, l'impotenza e la debolezza di chi non sa come affrontare un cambiamento in peggio o una scomparsa prematura. E c'è quella tenerezza quasi fanciullesca che gli adulti non esitano a mostrare quando sono spaventati e perdono il controllo di un'esistenza improntata fino a un momento prima sull'efficienza e sull'autoconsapevolezza. Domenico Fortunato, tuttavia, porta allo struggimento il pubblico perché per i suoi personaggi la malattia è un prezioso tempo sospeso, un'occasione per abbattere muri di incomprensione nonché una terapia per l'anima.

Al centro di Bentornato Papà, troviamo la famiglia, non una famiglia disfunzionale che improvvisamente smette di esserlo, ma una famiglia amorevole con qualche problema di comunicazione, soprattutto tra papà Franco, immobilizzato a letto, e il figlio Andrea, un ragazzo ribelle e scorbutico. Nel limbo della prognosi riservata, Andrea si avvicina a Franco, e anche sua sorella Alessandra, timida e insicura, diventa più solida. Ecco dunque che il film funziona anche come romanzo di formazione, e del resto, di fronte allo spettacolo di un genitore che sta male, necessariamente si cresce, forse troppo in fretta. E allora Bentornato Papà si spinge ancora più lontano e si fa riflessione sul vuoto incolmabile che una perdita può provocare e sull'insensatezza della morte, di fronte a cui un Padre Nostro proprio non basta. I protagonisti della nostra storia indubbiamente si avvicinano fra loro, ma non capiscono il senso della disgrazia che li ha travolti e che non pensano di meritare, e sul piano visivo ciò è reso evidente dal palese contrasto fra una campagna pugliese idilliaca e un ospedale disadorno e illuminato da luci fredde in cui Fortunato, oltre ad aprire una porticina a qualche sorriso, ci mostra corpi senza vita e letti vuoti. Dall'altra parte, però, con intelligenza affida un messaggio di speranza ai giovani del film, che vivono una parentesi romantica. E’ un modo per dirci che tutto scorre, e infatti lo stesso regista ci tiene a definire Bentornato, Papà “un film che racconta la vita quella bella, semplice, potente e piena d'amore", perché quando si ama si è amato, l'affetto riesce a oltrepassare la mancanza.

C'è grande dolcezza in Bentornato Papà: la dolcezza di un padre e di una madre e del personale ospedaliero, fatto individui generosi e umani di cui non sempre vengono riconosciuti in maniera adeguata i meriti. Dirige bene se stesso e i suoi attori Domenico Fortunato, e a Giorgio Colangeli basta poco per essere un prodigio, e che bello trovarlo nei panni di un uomo che, invece di arrabbiarsi e sbraitare, piange e si commuove. Ciò che invece avrebbe necessitato una maggiore attenzione è la sceneggiatura del film, che rende il cambiamento di Andrea (Riccardo Mandolini) eccessivamente repentino, lascia troppo poco spazio al personaggio di Dino Abbrescia e ci permette di tirare ben pochi sospiri di sollievo. Il cinema non deve per forza essere evasione o riproduzione illusoria della realtà, ma anche nella tragedia più fosca è necessaria una risata: beffarda, liberatoria o perfino sarcastica. Ecco, ci sarebbe piaciuto trovare in quest'opera sincera e sentita un pizzico di leggerezza in più.

Bentornato Papà è stato presentato in anteprima internazionale al Bari International Film festival 2021



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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