Bassifondi: la recensione dell'esordio alla regia di Trash Secco

14 giugno 2023
3.5 di 5
15

Scritto dai fratelli D'Innocenzo e diretto dal videomaker Trash Secco al suo esordio nel lungometraggio, Bassifondi è un coinvolgente sguardo sugli ultimi e un salutare pugno nello stomaco. La recensione di Daniela Catelli.

Bassifondi: la recensione dell'esordio alla regia di Trash Secco

Da quanto tempo il cinema italiano non guarda in basso? Da troppo tempo, a nostrto avviso. Così come la politica, e come facciamo noi, che passiamo oltre senza soffermarci sui reietti della società, gli homeless, relegando a una visione periferica quasi subliminale le lunghe file di giacigli che affiancano i luoghi turistici di Roma, dalle banchine del Tevere alle gallerie della stazione Termini, dalle Mura Aureliane ai sottopassi cittadini. Con fastidio ci scansiamo se qualcuno di loro ci viene troppo vicino per chiederci soldi, arricciamo il naso per la puzza quando li troviamo sugli autobus, ci preoccupiamo quando qualcuno con un evidente disagio mentale dà di matto e aggredisce qualcuno. Insieme ai fratelli D’Innocenzo (gli unici in Italia a raccontare questo tipo di storie), Trash Secco nella sua opera d’esordio, Bassifondi, mette due di questi dannati della terra, italiani, in primo, anzi in primissimo piano, con le loro bruttezze e sporcizie sbattute in faccia al mondo. Tanto che sulle prime potremmo definirli una variante contemporanea dei “brutti, sporchi e cattivi” di Scola.

Sono una strana coppia Romeo e Callisto, che dormono sotto lo stesso ponte, tra ratti, nutrie e gabbiani. Il primo è cupo e taciturno, giovane e piacente pur nell’aspetto trascurato, mentre il secondo sembra l’epitome del coatto romano: logorroico, volgare, violento, felice della sua condizione come se non ne avesse conosciuta prima un’altra e ci fosse nato, in quel degrado e in mezzo a quell’immondizia. La loro è un’unione nata probabilmente per caso, a tratti infatti sembrano non sopportarsi, e a Callisto danno sui nervi le abitudini “borghesi” di Romeo, che della sua vecchia vita conserva un cellulare su cui scrive messaggi non si sa a chi. Di giorno i due risalgono tra i turisti in cerca di “spiccetti”, per comprarsi la colazione e il pranzo, o fare il pieno della birra avanzata dalla movida e sparsa ormai calda nei bicchieri che costeggiano le spallette del lungotevere, bere latte scaduto da tempo o inebriarsi con qualche sostanza stupefacente persa forse da un consumatore troppo fatto o spaventato dall’arrivo della polizia. Callisto sembra duro, assuefatto a tutto, pieno di disprezzo per il mondo di sopra, mentre Romeo cela un segreto che viene rivelato all’amico bullo quando improvvisamente si ammala e perde la vista (una malattia anche simbolica e metaforica, perché non vuole più vedersi e sapere quello che ha perso). Lì scopriamo un altro lato di Callisto, meno ignorante di come si presenta e a modo suo accudente. Non solo vuole davvero bene al suo compagno di strada, ma lo terrorizza  la solitudine, visto che sa - e lo sperimenta nel momento del bisogno - che a quelli di sopra di loro non interessa proprio niente.

In certi momenti il film è forse un po’ troppo ben scritto e rischia di dissipare quella sensazione di realismo creata con tanta bravura dai protagonisti (soprattutto il più esperto Romano Talevi, credibilissimo Callisto), dalla bella fotografia, dalla scenografia (alcuni oggetti e installazioni utilizzati nella storia sono opera di Gabriele Silli, prima artista che attore) e dalla regia, che ci consegna in formato 4/3 una Roma che è un po’ giungla urbana un po’ deserto di passioni umane, regno di un’indifferenza che ci coinvolge tutti. Ma la storia ci tiene sempre avvinti per tutto il percorso di vita di queste anime perse, che si ritrovano in un bellissimo finale, quando dai bassifondi si scivola giù e la morte è trasfigurata in un’avventura psichedelica di cristallina e irreale purezza. Davvero un bel debutto cinematografico quello di Trash Secco e una delle pochissime storie, come dicevamo all’inizio, che mettono al centro l’umanità che non ha niente e che muore ogni giorno in mezzo a noi, ignorata dalla nostra assuefazione alla sofferenza altrui, ma che, come i più fortunati di noi, è capace di amore e tenerezza.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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