Ballo Ballo: recensione del musical spagnolo al ritmo delle canzoni di Raffaella Carrà

25 gennaio 2021
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Un musical spagnolo che al ritmo delle canzoni della Carrà racconta la liberazione sessuale negli anni '70 in un paese bigotto al tramonto del regime franchista.

Ballo Ballo: recensione del musical spagnolo al ritmo delle canzoni di Raffaella Carrà

Come si fa resistere a questa canzone? È la domanda cruciale al centro del musical spagnolo Ballo Ballo, che utilizza come irrefrenabile colonna sonora i grandi successi di Raffaella Carrà per dimostrare l’effetto salvifico della musica, un vero rituale di liberazione sessuale ma anche esistenziale, nei confronti del rigido bigottismo dei giorni del tramonto del regime franchista in Spagna.
Siamo negli anni ’70 e l’idea di sintetizzare nel sogno di una giovane, fuggita a Madrid dopo aver mollato sull’altare il promesso sposo a Roma, di far parte del corpo di ballo di un varietà televisivo di grande successo, risulta vincente.

Colori sfavillanti, vestiti pastello, per capovolgere l’immaginario grigio dell’epoca, simbolizzata dalle ossessioni grottesche - del resto la decadenza di un potere liberticida non può che sfociare nel ridicolo - di un burocrate impegnato da una vita come censore in capo della televisione di stato. Le sue giornate sono occupate da attente misurazioni sulla lunghezza delle gonne e la profondità delle scollature, ovviamente parametrate con dei rigidi limiti da lui imposti, e dai brutali tagli al montaggio di ogni possibile 'esagerazione' nel mostrare il corpo della donna, e in generale evitare di istigare pensieri impuri nel popolo spagnolo. Come reagirebbe altrimenti quella santa donna di Maria del Carmen, sposa del dittatore Francisco Franco, devotissima e protagonista qui di una fugace quanto folgorante apparizione, in cui una tazza di tè crolla a terra sconvolta da troppa pelle in vista?

Nella commedia musicale Ballo Ballo, un’altra Maria, la giovane protagonista, la bionda poco mediterranea e con sangue scandinavo Ingrid Garcia-Jonsson, è una ragazza piena di vita e voglia di libertà, con la sana ingenuità naïf che rappresenta un’altra caratteristica di questo film, che per questo somiglia più una storia anni ’50 che anni ’70; ma del resto la Spagna ha dovuto recuperare in pochi anni decenni di arretratezza anche nei costumi, fino alla rivoluzione post-franchista della movida madrilena resa celebre dal suo cantore al cinema, Pedro Almodovar

Las noches de Rosa, è questo il nome del varietà, presenta balletti sulle note della Carrà, che con i suoi testi e i gesti maliziosi delle sue coreografie ha avuto un ruolo cruciale nel rivoluzionare la televisione e beatificare le gioie del sesso anche in Spagna, dove ha condotto programmi per molti anni, oltre che in Italia. In Ballo Ballo la complicazione per Maria viene dalla relazione con il fascinoso Pablo, figlio del Gran Censore e ormai pronto per diventarne l’erede, forbici in mano e cuore combattuto fra il suo ruolo e il suo cuore. Il coraggio di cambiare, di rompere schemi e regole se vetuste e fuori dal mondo, sono i piacevoli effetti collaterali di un musical frizzante e godibile, da vedere in lingua originale per evitare inevitabili storpiature nel labiale delle canzoni, a costo di godersi le versioni spagnole dei grandi successi della Carrà.

La Raffaella nazionale ha apprezzato, e ci mancherebbe altro, il pubblico in cerca di un’evasione non superficiale, sincera e che fa della semplicità il suo cuore pulsante, farà altrettanto.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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