Bad Teacher: una cattiva maestra - la recensione del film

03 agosto 2011
2.5 di 5

La risoluzione di un’aspettativa e il sollievo di quando, uscendo dalla sala, pensi “lo sapevo”. Ecco perché lì in fondo c’è sempre qualcosa che ci obbliga ad amare incondizionatamente un anti-eroe.

Bad Teacher: una cattiva maestra - la recensione del film

Bad Teacher: una cattiva maestra - la recensione

La risoluzione di un’aspettativa e il sollievo di quando, uscendo dalla sala, pensi “lo sapevo”. Ecco perché lì in fondo c’è sempre qualcosa che ci obbliga ad amare incondizionatamente un anti-eroe. Lo odiamo. E forse proprio la repulsione è la variante capace di tenerci incollati alla sua storia confidando solo nell’inesorabile happy ending redentore. In Bad Teacher - una cattiva maestra si finisce invece per sperare tutt’altro.

Cameron Diaz è il nostro anti-eroe Elizabeth Halsey, un’insegnante scandalosamente sopra le righe. E’ sexissima e deplorevole, beve, prende mazzette dalle madri degli alunni e fa sbavare i padri a colpi di hot-pants. Si addormenta in classe, ma sa cavarsela di fronte ad una situazione praticamente off limits: intrattenere una classe di trenta ragazzini delle scuole medie, di prima mattina e dopo aver fumato marijuana nel parcheggio della scuola.
L’insegnamento non è evidentemente la sua vocazione, ma piuttosto il mezzo per soddisfare un’impellente necessità: pagarsi un decolleté da pin-up, accalappiare un qualsiasi uomo ricco e farsi mantenere per il resto dei suoi giorni. Tra i banchi di scuola, per Elizabeth Halsey, bastano poche, semplici regole: “i film sono i nuovi libri. Sareste sorpresi di quanto siano istruttivi Stand By Me e Dangerous Minds” è la prima. Citare la Michelle Pfeiffer di Dangerous Minds - Pensieri pericolosi è il voluto riferimento che amplifica il paradosso: qui non si insegna per insegnare, nell’ardua impresa di scoperchiare i pensieri, salvare il mondo e guadagnarci in gratificazione personale, ma per comprarsi due tette. Eppure speriamo che Elizabeth resti così fino alla fine.
E invece?

L’arrivo del supplente Scott Delacorte, belloccio e ricco ereditiere interpretato da Justin Timberlake, smuove le acque e completa il quadretto di tipizzazioni ben disegnate dalla coppia di sceneggiatori Gene Stupnitsky e Lee Eisenberg: c’è la rivale perbenista e principale competitor amorosa Amy Squirrel (Lucy Punch) – il cui cognome non è fastidioso a caso -, il preside svogliato, la collega brutta e sola e l’insegnante di ginnastica dolce e simpatico (Jason Segel) che cerca di conquistare (e redimere) l’eccentrica protagonista. Al centro di tutto un’azzeccatissima coppia: la Diaz nel ruolo – per lei congeniale – della sexy maestra cinica e politicamente scorretta e Timberlake in quello – per lui inedito – del mezzo nerd col cravattino. Nella microdimensione scolastica, tra una campanella e l’altra, si alternano un quadrato amoroso e una maldestra competizione seduttiva tra colleghe, senza alcuna considerazione per gli alunni. Se cercate una commedia divertente su un bad teacher che si ravvede grazie ad un branco di teneri marmocchi, recuperate School of Rock, perché qui non succederà. Al massimo del suo cinismo, Elizabeth cambia solo grazie alla chance di vincere un premio in denaro. Ma di fatto, stavolta, l’happy ending proprio non viene sperato. Quasi che Elizabeth l’avremmo amata di più se fosse rimasta la stessa politicamente-scorretta-Elizabeth.

Bad teacher – una cattiva maestra
, campione d’incassi in America nonostante il divieto ai minori di 17 anni, nel complesso funziona. La comicità, seppure sporadica e trash, c’è. Durata ridotta e disegno preciso dei personaggi ne fanno una commedia semplice e tutto sommato godibile.  La cosa bella, alla fine, è riderci su.
 



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