Baciami ancora - la recensione del film di Gabriele Muccino

28 gennaio 2010

Dopo due film americani con Will Smith, Gabriele Muccino torna a lavorare con la crème degli attori italiani quasi quarantenni in Baciami ancora, sequel de L'ultimo bacio. Più melodrammatico del suo predecessore, non può contare su una sceneggiatura perfetta e non approfondisce a sufficienza i personaggi, ad eccezione di quelli femminili.

Baciami ancora - la recensione del film di Gabriele Muccino

Non è semplice giudicare Baciami ancora, sequel de L'ultimo bacio che arriva in sala a nove anni di distanza dal primo film e dopo l'esperienza americana del regista. E questo perché Gabriele Muccino o lo si ama o lo si detesta cordialmente. E lo si detesta non per il suo stile, deciso e vibrante, o per il modo in cui lavora con gli attori, spingendoli ad essere sempre e comunque autentici, ma per la porzione di umanità che racconta. La verità è che i protagonisti dei film italiani di Muccino infastidiscono ideologicamente alcuni spettatori, che almeno una volta vorrebbero veder narrata una realtà diversa dall'alta borghesia radical chic di Roma Nord. Va detto, però, che ogni autore in fondo è libero di descrivere ciò che davvero conosce, e se vogliamo analizzare con obiettività un'opera comunque destinata a dividere il pubblico, dobbiamo per forza accettare il contesto di Baciami ancora e ritenere verosimili le emozioni, le pulsioni e le problematiche mostrate.

Confrontare il film con L'ultimo bacio, da un lato lo penalizza, perché è meno innovativo, asciutto e stringato, dall'altro lo aiuta, perché lo priva parzialmente della responsabilità di approfondire psicologicamente i personaggi. Cosa che non dovrebbe accadere, perché ogni film dovrebbe avere la sua autonomia contenutistica. Ad eccezione di Adriano, il personaggio impersonato da Giorgio Pasotti, gli altri quasi quarantenni di Baciami ancora si limitano spesso ad accentuare difetti e debolezze che avevano a trent'anni, correndo il rischio di diventare se non caricaturali, comunque esagerati, come nel caso del depresso Paolo interpretato da Claudio Santamaria. Confusi e smarriti, molti di loro hanno difficoltà a governare le emozioni, forse perchè, conducendo una vita agiata, l'unica realtà al di fuori del loro controllo sono i sentimenti. Questa loro volubilità corrisponde certo al desiderio del regista di spingere il pedale del melodramma, provocando la commozione ma anche la risata, tuttavia abbiamo l'impressione che Muccino si lasci sfuggire il film.

E' un fiume in piena Baciami ancora. E' l'opera, spontanea, di un autore che non deve più dimostrare a tutti di essere bravo e che lascia spazio anche ai suoi attori e alla storia. Troppo spazio, perché la sceneggiatura si perde e, nella parte finale, è ridondante. Carlo, Giulia & Co. finiscono per annaspare e gli inserti comici di Pierfrancesco Favino, sempre bravissimo, non si armonizzano con le restanti vicende narrate. Nonostante questi difetti, Baciami ancora cattura l'attenzione di chi lo guarda e non manca di presentare personaggi femminili interessanti, che dimostrano l'accettazione, da parte di Muccino, dell'imperscrutabilità della donna contemporanea e di tutto ciò che essa rappresenta, in primis la maternità voluta ad ogni costo, in particolare quando non sembra esserci più tempo. E' nella descrizione di questo desiderio diffuso e disperato che il regista dimostra sensibilità e intelligenza, tanto più che, finalmente, viene espresso senza quell'enfasi urlata che un po' ci aveva infastidito, ne L'ultimo bacio e in Ricordati di me, nelle performance di Giovanna Mezzogiorno e Laura Morante.



Baciami ancora
Il trailer ufficiale del film


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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