Asterix e Obelix al servizio di Sua Maestà - la recensione del film

19 dicembre 2012
2.5 di 5

Gli eroi di Goscinny e Uderzo ritornano in live-action per la quarta volta.

Asterix e Obelix al servizio di Sua Maestà - la recensione del film

Assediati dai Romani, i Britanni non hanno che una speranza: affidarsi alla pozione magica del gallico druido Panoramix, la mistura che dona forza sovrumana. La Regina (Catherine Deneuve) spedisce il fido Beltorax al villaggio di Asterix e Obelix, che si offrono di accompagnare la botte con il prezioso liquido fino in Gran Bretagna, ma nel tragitto ne accadranno di tutti i colori.

Tratto dagli albi a fumetti "Asterix e i Britanni" (1965) e "Asterix e i Normanni" (1966), Asterix e Obelix al servizio di Sua Maestà è il quarto adattamento dal vero del popolare eroe creato nel '59 da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni).
Gli elementi comuni a questi quattro lungometraggi sono: 1) Gérard Depardieu, convinto interprete del grosso e ingenuo Obelix; 2) Una congenita incapacità di cogliere la finezza del materiale originale. Se nel caso del primo elemento c'è poco da dire, data l'affinità evidente dell'attore francese con l'impagabile modello, il secondo suscita alcuni ragionamenti.
Nel caso particolare regia e cosceneggiatura sono stati affidati a Laurent Tirard, già autore dell'apprezzato Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, tratto proprio da un libro di Goscinny.

Non si può attaccare la visione di Tirard in sè.
Il film è uno dei più compatti dal punto di vista stilistico, con una volontà narrativa orgogliosa e una scelta che ci ha divertito: l'Edouard Baer di Pollo alle prugne nei panni di Asterix, giocato tra le righe e spiritoso. Rimane però difficile accettare questi adattamenti se si sono amati o anche solo letti con attenzione gli albi. Il primo scoglio è l'applicazione di una fisica e di un'estetica da fumetto ai movimenti e all'aspetto degli esseri umani: si deve per forza di cose ricorrere a protesi o computer grafica, con un risultato finto che pesa anche su operazioni simili d'oltreoceano come I Puffi o gli Scooby-Doo. La sensazione è quella di andare a vedere un film con Paperino e ritrovarsi con un'esibizione dei grotteschi figuranti in costume di Disneyland.

La strategia da blockbuster è un ulteriore elemento a sfavore: ciò che nel fumetto era ammiccamento all'intelligenza del lettore, nel film diventa soddisfazione dello spettatore della domenica. Le espressioni e le pose di Uderzo si tramutano in gag stiracchiate e smorfie, gli anacronismi sottotraccia di Goscinny sketch demenziali (Cesare vuol parlare al telefono, usa un piccione viaggiatore come cornetta e urla spazientito: "Non c'è campo!"). Difetti che tanto più si notano quanto più Tirard fa di tutto per trattare il materiale con professionalità: se le tante partecipazioni (Valérie Lemercier, Dany Boon, Jean Rochefort, Luca Zingaretti, Filippo Timi, Neri Marcorè) e la cura coreografica non mancano, l'intoppo non può che essere nella strategia generale.

Sarebbe bello recuperare il cartoon del '76 Le dodici fatiche di Asterix, sceneggiatura originale portata sullo schermo dagli stessi Goscinny & Uderzo, tutt'oggi la trasposizione cinematografica più accettabile di un mito europeo.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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