Ant-Man and the Wasp: Quantumania, la recensione di Ant-Man 3, al via la Fase 5 del Marvel Cinematic Universe

14 febbraio 2023
2.5 di 5

Ant-Man and the Wasp Quantumania ha il compito di avviare la Fase 5 dell'MCU, mettendo in gioco Scott Lang contro una delle incarnazioni di Kang il Conquistatore. Com'è andata? La nostra recensione.

Ant-Man and the Wasp: Quantumania, la recensione di Ant-Man 3, al via la Fase 5 del Marvel Cinematic Universe

Scott Lang (Paul Rudd) non ha nemmeno il tempo di godersi la pubblicazione della sua motivante autobiografia, che l'inquieta figlia Cassie (Kathryn Newton) lo trascina nel Regno Quantico, dopo un incauto esperimento patrocinato da Hank Pym (Michael Douglas). Il risultato è che Scott, Cassie, Hank, Hope (Evangeline Lilly) e Janet (Michelle Pfeiffer) si ritrovano catapultati proprio dove quest'ultima non avrebbe mai voluto tornare. Il Regno Quantico inoltre non è disabitato... e vi aleggia una presenza che ogni universo dovrebbe temere!

La Fase 5 del Marvel Cinematic Universe si apre con Ant-Man and the Wasp Quantumania, prendendo di petto la questione Kang il Conquistatore (Jonathan Majors), già intravisto in una diversa incarnazione al termine della prima stagione di Loki. Il film, ancora una volta diretto da Peyton Reed e scritto questa volta da Jeff Loveness (già attivo su Rick & Morty), ha il compito di gettare le fondamenta delle storie che verranno, potenzialmente più imprevedibili del solito grazie alla particolare natura "ubiqua" di Kang. Sotto la guida di Kevin Feige, non si può dire che Ant-Man 3 non ottenga lo scopo prefissato, ma per ora non si vede una maggiore flessibilità di approccio al pedaggio che il cinema e gli spettatori pagano da anni al Marvel Cinematic Universe.

A nostro modesto parere appigliarci a questa speranza di futura... imprevedibilità è l'unica maniera di promuovere ora in qualche modo Ant-Man and the Wasp Quantumania, perché se ci concentrassimo sul risultato in sé di Ant-Man 3, la quantità di emozioni che si ricavano dal film ci è sembrata inversamente proporzionale alla marea di elementi e personaggi che gli autori hanno messo in ballo. Se già il precedente Ant-Man and the Wasp aveva allargato la famiglia di Scott con la Janet di Michelle Pfeiffer, qui acquisisce importanza anche sua figlia Cassie, di fatto introdotta come prossima sfruttabile protagonista a sé stante. Il Regno Quantico inoltre, più di un'escursione limitata a questa vicenda, diventa un nuovo protagonista a sua volta, prossimo a ospitare nuove avventure di personaggi inediti, qui al loro esordio sul grande schermo.

Il risultato è un bombardamento sregolato di caratteri, storie e location che vorrebbe intrecciare, nelle sue due ore di durata, uno spirito di meraviglia in stile Viaggio al centro della Terra con suggestioni molto starwarsiane (il dominio di Kang con tanto di truppe iconiche fa molto Darth Vader), più un pizzico di Flash Gordon. Non siamo nemmeno riusciti a frenare il ricordo della saga di Spy Kids di Robert Rodriguez, per una simile miscela di dinamiche familiari e spiritose bizzarrie tecno-organiche. Ecco, Rodriguez è però un autore in grado di maneggiare tutti questi ammiccamenti per servire una sua visione. Ant-Man and the Wasp Quantumania rimastica tanta cultura pop, ma alla fine ci è venuto da pensare che ognuno di questi ingredienti ha funzionato meglio in altre circostanze, persino nel bistrattato recente Strange World di casa Disney, pure omaggio alla fantasia di Jules Verne. Il massiccio lavoro di design del Regno Quantico non sembra poi valorizzato abbastanza da una regia solo funzionale, né da una fotografia forse troppo buia e desaturata.

Ant-Man and the Wasp Quantumania incarna più che mai un divertimento per famiglie molto impalpabile, dove di rado si ha la sensazione che i personaggi rischino qualcosa o trovino davanti a sé difficoltà davvero insormontabili: certo, vengono presentate così a parole, ma nei fatti i problemi si sciolgono con qualche battuta e un aumento dell'offensiva... o al massimo con qualche conseguenza grave solo per comprimari minori. L'unica speranza - come si diceva - rimane Kang. Se in futuro si abbraccerà con più originalità la follia del personaggio, se le sue molteplici incarnazioni verranno usate per registri narrativi più originali di questo, magari più sottili per esempio nella seconda stagione di Loki, si potrà giocare di più almeno sullo stile. Il Marvel Cinematic Universe è in fondo tutto e il contrario di tutto, proprio come Kang, c'è margine per un pizzico di necessaria follia in più (nella sostanza, non in siparietti).



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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