Anonymous - la recensione del film di Roland Emmerich

14 novembre 2011
3 di 5

Roland Emmerich abbandona il disaster-movie per dedicare al presunto vero autore delle opere di Shakespeare un film politico e sentimentale in costume.

Anonymous - la recensione del film di Roland Emmerich

Anonymous - la recensione

Londra, fine del 1500. Comincia a far furore il teatro di William Shakespeare, ma l'autore che avrebbe segnato la cultura occidentale per secoli a venire è in realtà un impostore. Teatrante semianalfabeta, è solo il truffaldino prestanome del Conte di Oxford Edward De Vere, che aveva però pensato come copertura al letterato commediografo Ben Jonson. Giunto alla mezza età, Edward sfoga in incognito i suoi istinti letterari sempre castrati dalla famiglia puritana, con la sotterranea intenzione di rivoltare il popolo contro i consiglieri reali Cecil tramite il teatro, prima che si adoperino per l'arrivo sul trono d'Inghilterra del re di Scozia Giacomo I alla morte di Elisabetta I.

Roland Emmerich ha iniziato a pensare a questo film otto anni fa, quando dagli attori shakespeariani Derek Jacobi e Mark Rylance è stato pubblicato il manifesto della Shakespeare Authorship Coalition: l'atto si propone di far cadere l'ipocrisia tradizionalista sull'insindacabile paternità delle opere del Bardo. I dubbi ci sono, insieme a teorie alternative, una delle quali si appella appunto alla figura realmente esistita di De Vere, portato sullo schermo da un Rhys Ifans insolitamente misurato e drammatico.
C'è dunque tanto lavoro dietro la sceneggiatura di John Orloff, rispettata da un Emmerich quasi irriconoscibile: messo da parte il genere sempre proficuo del disaster-movie, il regista tedesco miscela un interessante thriller politico con il melodramma, concedendosi effetti visivi solo funzionali, per i pochi totali della Londra tardoelisabettiana.

Il film non è esente da qualche scivolata sopra le righe, specialmente nelle scene tra i giovani Edward (Jamie Cambpell Bower) ed Elisabetta I (Joely Richardson), ma a fin di bene, cercando di ammorbidire con dinamiche familiari e sentimentali il più pesante e interessante intreccio politico dedicato alla fine dell'epoca Tudor.
A Emmerich la sortita in costume riesce anche grazie a un cast indovinato, con Vanessa Redgrave interprete vagamente stralunata di un'inedita Elisabetta I negli ultimi anni, David Thewlis nei panni di William Cecil, presenza infida e complottista, e lo stesso Ifans: tutti ben dosati in un'opera sincera che potrebbe insinuare qualche dubbio nei detrattori del regista.
Non siamo di fronte a un risultato geniale, ma a un sentito tentativo di proporre al grande pubblico argomenti alti tramite un mezzo popolare come il cinema. In fondo, più di quattro secoli or sono Shakespeare (o chi per lui) faceva lo stesso con il teatro, spettacolo per le masse.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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