Annabelle 3: la recensione del nuovo capitolo dello spin-off di The Conjuring

30 giugno 2019
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La bambola maledetta viene liberata e risveglia gli spiriti rinchiusi nel museo della famiglia Warren, in un film che conferma pregi e limiti della serie.

Annabelle 3: la recensione del nuovo capitolo dello spin-off di The Conjuring

Ogni oggetto, volendo, racconta una storia. E quelli racchiusi nella stanza dei reperti, o dei manufatti, dei Warren, ne possono raccontare infinite, e tutte piuttosto inquietanti. C'è davvero una bambola maledetta, lì dentro, solo che non è di porcellana come quella dei film ma una tipica Raggedy Ann di pezza, col grembiulino, i capelli di lana rossa e il naso a triangolo (come quella che riceve in regalo alla fine di un quiz televisivo una bambina in Annabelle 3). La cosa più originale di questa serie di film e della vena madre che gli ha dato vita, The Conjuring, è questo continuo scambio tra “vero” e finzione, invenzione e “cronaca”. Le virgolette sono d'obbligo, visto che la verità di Ed e Lorraine Warren vale solo per chi crede nell'occulto, nel paranormale e nello scudo protettivo della religione. È dunque logico che la storyline dedicata ad Annabelle si concluda (sembrerebbe definitivamente) con un lieto fine. Chi ha fede trionfa sempre sul male, e stavolta senza nemmeno un graffio.

Per la stupida accezione che gli è stata data, detestiamo il termine buonista, altrimenti è così che definiremmo l'esito della sarabanda infernale che si scatena intorno all'oggetto catalizzatore, oppure conciliatorio: nessuno si fa veramente male, non tutti gli oggetti sono legati al loro uso negativo, e alla fine tutti hanno imparato la lezione. Come nei film dell'orrore diretti agli adolescenti e sviscerati da Craven/Williamson in Scream, Daniela, l'amica della babysitter di Judy Warren, fa tutto quello che non si deve fare e che per giunta giura che non farà: apre la porta della stanza proibita e soprattutto la teca che contiene l'oggetto malefico, nonostante il divieto scritto sopra a lettere cubitali. I ragazzi sono da sempre attratti dal morboso, dalle storie macabre e dal mistero della morte, per cui è inevitabile che la curiosità sia la prima molla di una disubbidienza che potrebbe risultare fatale. Ma la ragazza ha un altro intento nel violare le regole, che rende se non altro più logico e comprensibile il suo comportamento. Perché questi film hanno una morale, sono fiabe ammonitorie accettabili anche dai credenti, che, al contrario dell'horror classico, hanno ben poco di sovversivo.

Dopo il primo film ambientato nel 1967 e il prequel nel 1943 e nel 1955 (a nostro avviso l'episodio più interessante), siamo adesso nel 1968, quando le attuali proprietarie della bambola a consegnano ai Warren, che la portano a casa (non senza incidenti) e la rinchiudono in una teca di vetro, ulteriormente blindata dalle benedizioni plurime di un sacerdote. Il resto – che accade nel 1971 - ve lo abbiamo più o meno raccontato. Annabelle 3 per certi versi conferma quanto di buono c'era nei primi due film, lontani anni luce dall'inqualificabile The Nun. Sarà forse perché alla sceneggiatura – e adesso alla regia – c'è un unico autore, Gary Dauberman, che – sull'esempio della formula che è risultata vincente per la Blumhouse – è stato incaricato di creare un mondo con una una sua coerenza interna, anche se qua a tratti il ritmo è altalenante e alcune sequenze sono prolungate a discapito di altre. I protagonisti sono in questo caso gli spiriti evocati dagli oggetti contenuti nel Museo dell'occulto dei Warren, che vanno dal quotidiano (la scimmietta meccanica, un abito da sposa, un pianoforte) al mitologico (le monete d'argento per coprire gli occhi dei defunti da traghettare nell'Aldilà e l'armatura di un samurai che richiama il leggendario Oni) e a cui Annabelle si limita a fare da magnete.

La bambola è una creazione originale e sempre di grande impatto. Nel tunnel dell'orrore che prende vita grazie al suo intervento, però, resta un po' ai margini, come un attore caratterista che quando può ruba la scena al protagonista. Le forze del male che si scatenano quando viene liberata, utilizzate dal demone che avevamo visto nel primo film, sembrano non avere una grande potenza, visto che vengono messe in scacco da tre ragazzine e che l'unica vittima della loro furia e della loro fame di anime, alla fine, è una gallina. Che Annabelle 3 sia un film dell'orrore non realistico lo dimostra appunto la facilità con cui le apparizioni vengono fermate (un crocifisso, addirittura un rito esorcistico proiettato su una di esse) e non stupisce che i simpatici Ed e Lorraine Warren (a quest'ultima, scomparsa durante le riprese, è dedicato il film) fossero delle vere e proprie star mediatiche nell'ingenua America tra gli anni Cinquanta e Ottanta, terrorizzata dal crescere della violenza gratuita e disposta a credere ciecamente a fenomeni in apparenza inspiegabili. Qua Lorraine è una mamma dolce e comprensiva, che non si arrabbia mai, e ha trasmesso alla figlia il suo coraggio e la capacità di vedere quello che c'è al di là del mondo terreno.

Detto questo, e il fatto che in chi ha superato una certa età questi film non destino assolutamente nessuna inquietudine, è innegabile che anche Annabelle 3 come i precedenti sia ben fatto, senza le tipiche sciatterie e superficialità degli horror a medio/basso budget (siamo attorno ai 15 milioni di dollari). Ad esempio a noi, che all'epoca avevamo l'età di Judy Warren nel film, è piaciuta la bellissima ricostruzione d'ambiente, che ci grazie alle scenografie, ai costumi e alle acconciature ci riporta dritto in quel periodo storico, così come abbiamo apprezzato la capacità di creare la tensione, il senso della misura e alcune suggestive invenzioni come "la tv del futuro". Brave anche le giovani protagoniste. Vedremo come continuerà - dopo il terzo The Conjuring in arrivo l'anno prossimo e il sequel di The Nun (che speriamo migliore del primo) - l'universo espanso di questa serie horror di grande successo. Noi speriamo che vada avanti il progetto dello spin-off dedicato al Crooked Man, l'Uomo Storto, che abbiamo visto in The Conjuring - Il caso Enfield, mentre, tra tutte le altre creature apparse nel terzo Annabelle, forse solo il licantropo avrebbe meritato un po' più di attenzione.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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