Anna Karenina - la recensione del film di Joe Wright

20 febbraio 2013
3 di 5
1

Quando la sostanza è quella che è, un dato oramai storico e culturale prima ancora che narrativo, quel che rimane (da fare) è lavorare sulla forma.

Anna Karenina - la recensione del film di Joe Wright

Quando la sostanza è quella che è, un dato oramai storico e culturale prima ancora che narrativo, quel che rimane (da fare) è lavorare sulla forma. E in un cinema dove la fatica di produrre non tanto un pensiero, quanto un terreno drammaturgico nuovo, o perlomeno nel quale nuove possano essere figure e dinamiche, appare insormontabile, la forma è diventata il tutto. Sostanza compresa.
È il pop, bellezza, verrebbe da dire. E in effetti, nel caso dell’Anna Karenina di Joe Wright, pop è proprio la parola giusta.

Prima ancora che di Joe Wright, infatti, questa nuova versione cinematografica del romanzo di Lev Tolstoj (il dato storico e culturale di cui sopra) è dello sceneggiatore Tom Stoppard; che, rileggendo con sguardo contemporaneo una vicenda datata quasi un secolo e mezzo, ne ha esaltato strutture e meccanismi così diversi da quelli cui siamo abituati. Portandone in primo piano la sua natura teatrale, il balletto dei personaggi, l’agile meccanismo dei cambi di scena e di location.
Wright, chiuso quasi sempre nel teatro fisico che ospita vicende e protagonisti ideato da Stoppard, non fa altro che assecondare queste dinamiche, trovando nelle limitazioni lo stimolo per dare applicazione pratica alle sue capacità visive in maniera paradossalmente meno barocca di quanto avveniva nei suoi precedenti lavori in costume di derivazione letteraria, Orgoglio e pregiudizio ed Espiazione.
Perché, appunto, la differenza sta nel tono. Un tono che guarda senza timore al kitsch di Baz Luhrmann, e che del pop prende anche quella leggerezza quasi caricaturale che, non a caso, è incarnata dal personaggio di Matthew MacFayden cui è affidato l’onore di aprire le danze.

Per un po’ la scommessa di Stoppard e Wright è vinta, l’idea funziona e intriga, anche se col procedere di un racconto comunque assai pomposo e ultrasaturo emergono i limiti.
In primo luogo Anna Karenina trasforma un romanzo aspro, ruvido e realista come quello di Tolstoj in una specie di coffe table book patinato dove l’immagine è tutto; e, di conseguenza, sono solo gli aspetti più ludici della messa in scena e del racconto a trarre realmente vantaggio da quest’impianto, mentre il dramma rimane assai ovattato.
In secondo, non basta tutto questo per evitare che il film si trasformi nell’ennesimo polpettone magniloquente, incapace di lavorare con profondità su un testo, reinterpretarlo, magari tradirlo ma infondendogli nuova linfa.

Che i volti e le maschere scelte da Wright siano coerenti con la priorità ontologica della forma non ci sono dubbi (come giustificare altrimenti Aaron Taylor-Johnson e le sue ciocche ossigenate?) ma il grande mistero che circonda la stima che il regista (e non solo) prova per Keira Knightley e il suo prognatismo, drammaticamente, permane.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento