Ancora un giorno: la recensione del film di animazione sulla rivoluzione in Angola

17 gennaio 2019
3.5 di 5
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Raúl de la Fuente e Damian Nenow adattano le memorie del giornalista polacco Ryszard Kapuscinski.

Ancora un giorno: la recensione del film di animazione sulla rivoluzione in Angola

Il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski nel 1975 intuisce che c'è una grande storia da raccontare: il processo di indipendenza dell'Angola, dopo che gli ultimi Portoghesi stanno lasciando l'ex-colonia. Rischiando la vita in prima persona, "Ricardo", come lo chiamano gli amici lì, decide di coprire la resistenza del fronte socialista, sostenuto dall'URSS e più avanti da Cuba, contro il fronte imperialista che usa il Sud Africa come forza d'invasione. Scorreranno di fronte ai suoi occhi le storie della guerrigliera Carlota, del comandante Farrusco e di tutti coloro che si preparano a una resistenza all'ultimo sangue.

Legittimamente insignito del premio come miglior film di animazione agli European Film Awards del 2018, Ancora un giorno del documentarista Raúl de la Fuente e del regista d'animazione Damian Nenow è qualcosa di più: una fusione di registri cinematografici per avvolgere il senso concreto di una vicenda reale di un'aura che va oltre il contesto storico, diventando metafora di un modo di aggredire l'esistenza e di porvi domande scomode. Lo rappresenta sullo schermo la dedizione al suo lavoro di Kapuscinski, che rischia l'immolazione per far sì che l'esistenza di persone reali non diventi solo retorica o numero, per far sì che l'esperienza d'incontro umano non si diluisca nel resoconto "oggettivo" che rischia la freddezza quando non l'indifferenza.

Nella compattezza di appena un'ora e venti, i due autori alternano la ricostruzione del resoconto giornalistico in chiave di fiction animata, a interviste classiche ai protagonisti ancora vivi di quegli anni devastanti e violenti, che ci portano più vicini a comprendere una delle radici della destabilizzazione africana. Lo stile della sezione cartoon, pulito e chiaro, realizzato in motion capture per risparmiare, si avvale di linea di contorno e colori che a noi personalmente hanno ricordato lo stile del nostro Vittorio Giardino.
Il documentario in sè non ha paura di inquadrare, oltre ai citati sopravvissuti, anche visioni di vita attuale in Angola: non importa che non corrispondano al materiale d'archivio di foto e riprese in 8/16mm. Obiettivo intero dell'operazione sembra quello di sospendere in un presente eterno quello che le cronache potrebbero spingere verso la soffitta della coscienza. Quando non ci si senta d'accordo con l'assunto o non in sintonia con qualche momento troppo lirico, si apprezzi per lo meno il valore puramente didattico di Ancora un giorno, anche solo per inquadrare una "periferia" del mondo che nell'epoca della connessione totale di periferico ha ben poco.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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