Addio fottuti musi verdi: la recensione del film di fantascienza dei The Jackal presentato alla Festa di Roma

01 novembre 2017
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La sezione Alice nella città ospita l'esordio al cinema del gruppo di comici web.

Addio fottuti musi verdi: la recensione del film di fantascienza dei The Jackal presentato alla Festa di Roma

Gli youtuber e le web series hanno bisogno del cinema? Primo o poi bisognerà analizzare le ragioni che portano molte di queste star, alcune presunte, specie con le dimensioni italiane del fenomeno, a passare al cinema. Ovviamente c’entra il tentativo dei produttori di intercettare una fascia giovanile che diserta i cinema, ma naviga ore al giorno sul web, così come l’impoverimento sempre crescente dello star system e dei soggetti interessanti. Certo che dimostra come, soprattutto in una realtà come l’Italia in cui le dimensioni economiche del web non sono mai pienamente decollate, la rete non riesca a proporre modelli di business adeguati e autonomi. 

Passando a un livello più concreto, molto incide il sogno del cinema per ragazzi che in molti casi hanno iniziato a girare video con gli amici, prima di coinvolgere migliaia di persone se non milioni su youtube. È il caso anche dei napoletani The Jackal, che fra i creatori nostrani di video storie su internet sono probabilmente i più sofisticati, come dimostrano serie come Gay ingenui o Lost in Google. Negli anni il sodalizio napoletano ha creato una vera factory, impegnata nei loro lavori comici, ma anche nel trade, e ora scelgono la fantascienza per un esordio al cinema infarcito di citazioni ai limiti della parodia del genere.

Lo deduciamo fin dall’inevitabile acronimo AFMV, divertente in quanto non pronunciabile, che sintetizza il titolo Addio fottuti musi verdi. La sfida l’hanno accettata senza paura e con non poca ambizione, confrontandosi con i vari riferimenti citati e amati - da Alien a Men in Black al cinema di Edgar Wright -, in un’operazione di ibridazione fra la loro comicità, con tempi misurati su sketch di pochi minuti, e una cura formale che non sfigurasse con le abitudini sofisticate del pubblico. Un pubblico ormai abituato a effetti speciali, scenografie, costumi, di grande ricchezza, anche quando si tratta di dover immaginare e costruirlo, un robottone sci-fi.

In questo la squadra messa su della produzione Cattleya ha fatto senz’altro un buon lavoro, regalando anche una salutare visione di Napoli meno stereotipata e legata all’inflazionato immaginario gomorriano recente, così come avvenuto quest’anno con Gatta Cenerentola. Due esempi ben diversi che dimostrano la ricchezza di una città come Napoli, anche in fatto di immaginario.

A questo punto la domanda naturale che viene da porsi è, esisteva una storia ben strutturata tale da richiedere il salto al cinema? Qui la risposta è un deciso no. È infruttuoso, infatti, provare a ragionare troppo sullo sviluppo della promettente premessa iniziale: non c’è lavoro da queste parti, non è che magari nello spazio? Sintesi di un film che si limita alla confezione, deludendo nella sostanza, uno di quei casi in cui la risata rimane (quasi) sempre strozzata in gola. È realizzato con buona cura formale, fa sorridere in alcuni momenti, ma rimane un collage di situazioni buone per una gara a chi riconosce più citazioni. 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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