A United Kingdom - la recensione del film sulla storia d'amore che sconfisse un Impero

01 febbraio 2017
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David Oyelowo e Rosamund Pike nel film di Amma Asante sul matrimonio tra il re del Botswana e una donna inglese bianca, minacciato dalla ragion di Stato e dagli interessi economici inglesi.

A United Kingdom - la recensione del film sulla storia d'amore che sconfisse un Impero

Nella Londra del 1947 studiano legge molti futuri capi di stato africani. Tra loro c’è anche Seretse Kahma, prossimo a rientrare in patria per assumere il suo ruolo di re o capotribù, dopo la reggenza dello zio. Durante una festa alla società missionaria la sua strada si incrocia con quella di Ruth Williams, una giovane impiegata bianca. Tra i due è subito amore ma oltre al pregiudizio interno al paese, presto dovranno affrontare un nemico assai più insidioso: la volontà di un impero che non vuole perdere i suoi interessi sul suolo africano.

Ci sono storie che vale la pena di raccontare, soprattutto in un momento in cui il mondo sembra correre a all’indietro a un ritmo vertiginoso, cancellando nella sua corsa da gambero tutti i progressi finora attenuti in materia di diritti umani e conquiste civili. Non conoscevamo, e vale la pena di farlo, quella raccontata con passione (in modo certo convenzionale, ma è uno di quei casi in cui il contenuto può prevalere sulla forma) nel film di Amma Asante A United Kingdom, titolo con un doppio significato: rimando ironico al Regno Unito all’epoca della crisi del suo fiero e colonialista Impero e al regno nel Bechuana, stato africano più noto col successivo nome di Botswana, diviso in nome della ragion di stato e degli interessi economici occidentali e riunito alla fine sulla strada dell’indipendenza e della democrazia. C’è stata – e sicuramente c’è ancora - gente per cui il privato è diventato subito pubblico e per cui sposarsi e mettere su famiglia è stato trasformato in un affare di stato su cui l’arroganza di un potere politico si arroga il diritto di dettar legge.

Confinante col Sudafrica in pieno apartheid, il Bechuana, quando l’Impero ha già perso l’India, diventa uno stato strategico per mantenere la propria supremazia e per questo l’amore tra il re nero e la regina bianca rischia di venire schiacciato per sempre: dai laburisti al Governo che hanno fatto del piccolo stato il loro protettorato e hanno dato concessioni minerarie agli americani a insaputa di coloro che lo abitano e dei loro capi, ai conservatori che per voce di Churchill promettono di revocare l’esilio di due anni di Seretse per poi trasformarlo in esilio a vita una volta vinte le elezioni. È una storia di promesse tradite, di ciniche ritorsioni e ricatti.

La sposa bianca del capotribù del resto viene rifiutata inizialmente anche dal popolo del marito e il suo arrivo suscita una frattura all’apparenza insanabile tra zio e nipote, anche se la tribù sceglie di dare fiducia al futuro re. Stretti tra più fuochi, separati e costretti a stare lontani, Ruth e Seretse riescono a ribaltare una situazione che sembra irrisolvibile con la forza di un amore vero e duraturo che sconfigge ogni pregiudizio e con il contributo fondamentale di un giornalista onesto mettono in ginocchio il possente Impero per avviare il paese sulla via dell’indipendenza, della prosperità e della democrazia. Pazienza se anche questa – come leggiamo nei titoli di coda – si trasforma poi in un potere più o meno ereditario, visto che i Presidenti del Botswana sono sempre i discendenti di Seretse, ma quel che conta per Amma Asante, regista britannica di origine ghanese che ha diretto la storia (dal libro omonimo di Susan Williams, pubblicato in Italia da Newton Compton) è portare alla luce il loro esempio di persone in grado di cambiare il mondo, partendo dalla loro vicenda personale.

A United Kingdom si aggiunge con una voce originale alla ormai lunga serie di film che raccontano non solo le battaglie politiche ma anche il privato e le storie intime dei protagonisti impegnati nella lotta contro il razzismo e la mentalità dominante. Non c’è da stupirsi che David Oyelowo (in un’altra ottima prova dopo la mancata candidatura per Selma, che ancora grida vendetta) si sia innamorato del progetto al punto da volerlo produrre. Rosamund Pike si cala con naturalezza nel ruolo di allampanata ragazza inglese, molto diversa dalla seducente e pazza Amy di L’amore bugiardo. Entrambi sono coadiuvati da ottimi caratteristi, come tradizione del cinema britannico, dall’odioso Jack Davenport all’ex Draco Malfoy Tom Felton, tutti orgogliosi di partecipare a un film in cui il loro paese non fa una gran bella figura. Nel Regno Unito che ha scelto Brexit, anche questo è un bel messaggio da dare a chi non sa e a chi non ricorda.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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