A Quiet Place: Giorno 1, la recensione (sottovoce) del film con i mostri dal fine udito

27 giugno 2024
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Esce in sala il terzo film della saga sugli alieni voraci che dilaniano qualunque cosa faccia rumore. Il film racconta una storia con nuovi personaggi rispetto ai precedenti titoli A Quiet Place - Un posto tranquillo e A Quiet Place II.

A Quiet Place: Giorno 1, la recensione (sottovoce) del film con i mostri dal fine udito

Shhhhhhhh.
Il messaggio, per niente nascosto tra le righe, della saga di A Quiet Place è quello di fare silenzio. Restare all’ascolto di se stessi e degli altri salva la vita. Un consiglio che si può facilmente recepire, ma non applicare. È troppo tardi in questa chiassosa era dei social media in cui se non ti esprimi non esisti. E la percentuale di chi si esprime ha ormai infranto ogni strumento per misurarla. Che fosse o meno intenzionale, è una lettura che legata ad un film di intrattenimento hollywoodiano, continua ad essere rinfrescante.

Non c’erano social nei primi due film diretti da John Krasinski e non ci sono in questo film. Dal mondo post-apocalittico che abbiamo conosciuto, torniamo indietro nel tempo per capire come è iniziato tutto. Con un’altra storia e altri protagonisti. A Quiet Place: Giorno 1 si ambienta a New York per mostrare l’effetto del caos cittadino in seguito all’arrivo dei mostruosi alieni, idealmente intorno all’anno 2006 a giudicare da un iPod in mano alla protagonista Sam. Interpretata da Lupita Nyong’o, la donna è una malata terminale che cerca di sopravvivere all’invasione insieme al suo gatto Frodo, fortunatamente poco generoso di miagolii. Con l’unico obiettivo di mangiare una pizza di Patsy’s prima di morire, incontra uno studente di giurisprudenza con il quale condivide il tragitto, che ha il volto di Joseph Quinn.

Krasinski rimane come co-autore del soggetto e produttore, ma sceneggiatura e regia passano a Michael Sarnoski. Diciamo subito cosa il film inevitabilmente perde rispetto ai suoi predecessori: minimo rumore = morte atroce non è più una novità e tutto ciò che poteva essere fatto per dare una nuova faccia allo stesso concetto, produttori e autore lo fanno. Usciamo dall’intimità dei boschi delle precedenti avventure ed entriamo nel vetro e cemento di una storia che tenta il rinnovo con nuove facce. New York sotto attacco l’abbiamo già vista un’infinità di volte e, a parte la prima mezz’ora, il regista fa il possibile per portarci il cuore dei due protagonisti. La stessa presenza del gatto sembra fare parte della lista di cosa da inventarsi per poter dare comunque una propria personalità a questo terzo capitolo.

La consapevolezza di cosa non poter più fare, Sarnoski la tiene ben presente e si concentra sul percorso a ostacoli dei suoi personaggi cercando di non perderne mai di vista l’umanità di fronte ai predatori senza occhi e senza pietà. Il film rimane efficace proprio per quello che offre nella giusta durata di 110 minuti. Pochi elementi narrativi, storia di sopravvivenza essenziale, suspense prevedibile ma funzionante. Da bravi professionisti quali sono, Nyong’o e Quinn fanno un ottimo lavoro. Quando l’intrattenimento finisce, restiamo di fronte agli estremi di ciò il nostro mondo dei social ci offre nella valanga di post dalla quale siamo travolti ogni giorno: il silenzio (assente), la pizza e il gatto (onnipresenti).



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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