A Lonely Place to Die: recensione del thriller britannico

24 maggio 2020
2.5 di 5

Un avventura e un gioco al gatto col topo fra molti personaggi che popolano le solitamente deserte montagne delle Highlands scozzesi.

A Lonely Place to Die: recensione del thriller britannico

Le remote lande delle Highlands scozzesi sono splendidi scenari per escursioni, oltre che per qualche residua caccia alla volpe di nobili con qualche castello in zona, tra cui anche i reali britannici, che hanno una residenza da quelle parti. Luoghi piovosi, grigi, in cui spesso il cinema ha ambientato cupe storie sociali o ha spinto qualcuno a nascondersi dal mondo. In questo ibrido film britannico le scopriamo popolate come non mai. Si comincia da cinque alpinisti che decidono di trascorre insieme un paio di giorni per mettersi alla prova con le pareti verticali e rocciose di alcuni monti della zona, normalmente più caratterizzata da colline dolci e una vegetazione bassa.

Inizia come un film sportivo, con la tensione consueta del genere, in cui ognuno è legato all’altro, letteralmente, e l’affiatamento e la fiducia reciproca sono cruciali per godersi il panorama tornando però sani e salvi nei propri rifugi la sera. Presto però qualcosa non quadra, ci sono agenti esterni e non sportivi che complicano le scalate, non impossibili, dei protagonisti, tra cui spicca il volto noto dell’australiana Melissa George (Mulholland Drive). Proprio mentre stanno per affrontare la prova cruciale del loro fine settimana sentono degli strani rumori nel bosco, e scoprono una bambina chiusa dentro una stanza ricavata sotto terra che parla una lingua che non comprendono, probabilmente il serbo.

Naturalmente si tratta di una vittima, rinchiusa lì da qualcuno che non tarderà a farsi vivo, non gradendo per niente il loro tentativo di salvare la piccola da quello che sembra senz’altro un rapimento. Come tale è sicuramente scattata la richiesta di un riscatto, e allora ci sarà una terza ondata di persone in cerca della bambina. insomma, come ogni buon thriller inizia una caccia al gatto e al topo, in cui presto non è più chiaro chi stia inseguendo chi, il tutto nel mezzo di una zona impervia, in cui l’unico ufficio di polizia si trova in un piccolo paese in cui sono in corso dei festeggiamenti e una parata in maschera. Come prevedibile dall’accento della bambina, le persone coinvolte hanno un curriculum di tutto rispetto cesellato durante le guerre balcaniche e non hanno voglia di perdere tempo, ma sono pronti a sparare per primi e a uccidere.

A Lonely Place to Die è ambientato sicuramente un posto solitario in cui morire, e ci presenta personaggi di cui ignoriamo praticamente tutto, evita fronzoli e ci getta subito fra le cordate e in alta quota, preferendo un’asciutta storia di genere a un qualche tipo di approfondimento di personaggi o motivazioni. Intendo lodevole, tanto che il film si segue senza noia e con un certo coinvolgimento, peccato che tutto risulti un po’ inerte e algido, se non addirittura prevedibile. Un cinema medio, in cui evadere e godere di splendidi scenari, senza troppe ambizioni.

A Lonely Place to Die
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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