A.C.A.B. Recensione

Titolo originale: A.C.A.B.

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A.C.A.B. - la recensione del film

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A.C.A.B. - la recensione del film


Si capisce fin dalle primissime immagini, che tipo di film sia A.C.A.B., l’esordio cinematografico di Stefano Sollima, che dopo aver (ri)raccontato Romanzo criminale in televisione, sceglie l’omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini che racconta, dal di dentro, la vita, il pensiero e le manganellate dei celerini.
Un film duro, sporco, cattivo. E per questo notevolmente affascinante. Ben girato, ben interpretato dai protagonisti (Marco Giallini su tutti), basato su una sceneggiatura solida non solo per via delle fondamenta garantite dal libro del giornalista de La Repubblica.

Un film efficace, persino. Efficace nel mettere di fronte lo spettatore al disagio della violenza, di quella violenza che non è solo e soltanto fisica ma sociale, politica, etica. La violenza straziante di un paese sul quale grava ancora lo spettro ansiogeno del G8 di Genova e di quanto accaduto alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto, di un paese nel quale poliziotti in servizio allo stadio vengono uccisi da tifosi, ai tifosi si spara nel bel mezzo dell’autostrada, donne vengono violentate impunemente e gli ultras scatenano rivolte urbane con scenari apocalittici.
L’Italia di A.C.A.B., sintetizzata nel complesso e compresso territorio urbano della sua Capitale, è un’Italia inesistente, sepolta dalla rabbia, dall'egoismo e dalla miseria, incapace di dare alcuna risposta, alcuna speranza. È l’Italia che risponde alla sua assenza con il razzismo e la violenza, con l’aggrapparsi a simbologie vacue, che si dilania in una lotta intestina tra povertà, ignoranze, fascismi.
Questo, ben oltre il ritratto “da dietro la visiera del casco” degli agenti del Reparto Mobile, persone che fanno un lavoro sporco e difficile, purtroppo necessario, è il vero fuoco d’interesse del film di Sollima. Anche perché, dopo quanto avvenuto a Roma il 15 ottobre 2011, il dibattito avvenuto in rete sul lavoro dei celerini e sulle forze dell’ordine in generale quando costrette a confrontarsi con la violenza, aveva già squarciato in parte il velo in precedenza alzato da Bonini.

Se però l’aspetto puramente cinematografico di A.C.A.B. è lodevole, e se il ritratto di una società al suo grado zero è forte, riuscito e necessario, non possiamo non sottolineare come il film di Sollima nasca da una contraddizione di fondo che ne ipoteca anche le qualità.
Perché quello che sulla pagina scritta di un libro inchiesta è sconvolgente ma neutro nella sua proposizione, dato l’approccio documentario e oggettivizzante, quando viene tradotto in materiale narrativo, in un film che nelle dichiarazioni del suo stesso autore vuole essere un prodotto di genere, ecco che i problemi si moltiplicano e le ombre si allungano.
Non tanto perché la natura stessa della narrazione impone un’adesione soggettiva a personaggi negativi, faccenda a volte perfino necessaria, ma perché troppe delle azioni violente che vengono rappresentate, dei mantra filo-fascisti e razzisti che vengono incessantemente pronunciati, delle implicite “giustificazioni” fornite ai protagonisti del film - e perfino ai loro antagonisti - dalla situazione di degrado generale e diffuso in cui si trovano ad operare, rischiano di essere letti come legittimi e inevitabili.
E questi rischi finiscono con l'essere esaltati dalla sorprendente faciloneria con la quale il film tira in ballo i fatti di Genova per poi metterli velocemente sotto il tappeto per non affrontarli (salvo ri-citarli implicitamente e non solo nel finale di Piazzale Maresciallo Diaz), e per la facile scappatoia rappresentata dalla rottura del circolo della violenza privata e dell’omertà da parte della giovane recluta.

A.C.A.B. quindi si addossa la responsabilità di (poter) essere letto come un inno apologetico - e a tratti spettacolarmente compiaciuto - a quella violenza, a quel razzismo e a quel fascismo che invece vorrebbe condannare attraverso la loro rappresentazione.
Una responsabilità che, con i tempi che corrono, non ci saremmo sentiti di affrontare.

A.C.A.B.
Il full trailer ufficiale del film
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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