A Bigger Splash: recensione del film di Luca Guadagnino

24 novembre 2015
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Arriva nelle sale il remake moderno de La piscina di Jacques Deray, con un cast internazionale.

A Bigger Splash: recensione del film di Luca Guadagnino

All'epoca in cui non esistevano ancora i cellulari, non ci si poteva lasciare con un sms o un messaggio su whatsapp. Ma Alain Delon, che non ha mai brillato per sensibilità, dopo sei anni di appassionata relazione con Romy Schneider la liquidò con un biglietto, su cui era scritto “mi dispiace”. Sei anni dopo questa brusca separazione, Jacques Deray con una geniale idea di marketing volta ad attirare il pubblico che aveva seguito le vicende di questa celebre coppia, li rivolle insieme nel suo La piscina, che nel 1969 fu il primo grande successo del regista di Borsalino e ottenne anche buoni riscontri critici. A fianco a loro - ancora affiatatissimi - recitavano il grande attore Maurice Ronet e – nel ruolo della figlia dal fisico efebico di Lolita – l'allora ventitreenne Jane Birkin, che proprio quell'anno incise con Serge Gainsbourg la scandalosa Je t'aime... moi non plus. Il film era ambientato a Saint-Tropez, luogo di villeggiatura dei ricchi e famosi, attrici e playboy, in una splendida villa dove due amanti vivevano il loro amore passionale in libertà fino all'arrivo di un ex di lei, che metteva in moto dinamiche di gelosie e di rivalsa tra i due uomini finché il più giovane affogava l'intruso nella piscina della villa, dopo un confronto notturno. L'omicidio restava impunito e finiva per rendere complici i due amanti legandoli per sempre nel loro amore malato.

Luca Guadagnino e lo sceneggiatore David Kajganich, incaricati di rifare il film, prendono questi personaggi lasciando loro gli stessi nomi e gli danno un background più glamour e moderno: Marianne Lane è qui il personaggio fondamentale, una famosissima cantante rock rimasta senza voce e operata alle corde vocali. Paul, il suo compagno, è un un fotografo documentarista ex alcolista e quasi suicida, tra le cui braccia l'ha buttata proprio il bulimico Harry, esuberante produttore musicale che oltre che con lei ha lavorato coi più grandi del rock e ha prodotto l'album dei Rolling Stones Vodoo Lounge, sul quale racconta anche alcuni credibili (autentici) aneddoti.

Come nel film di Deray, Harry irrompe col suo fascino e la sua fame di vita e d'amore nel placido buen retiro dei due, in compagnia di una figlia di cui tutti ignoravano l'esistenza. Col suo irruento e irresistibile esibizionismo viola la quiete scelta da Marianne, che non può parlare (è Paul in realtà a non volere che lo faccia, perché sa che dalle parole può venire fuori solo la verità e dunque la rottura dell'equilibrio). Costretti a rinunciare a fare l'amore sulla spiaggia e ad andare in giro nudi, i due inizialmente contengono l'invasione ma Harry è deciso a riprendersi Marianne e in fondo non ha mai sopportato il più giovane Paul, che considera troppo serio e regolare per lei. Come nell'originale, la gelosia sale, i due uomini si confrontano e tutto deflagra in una notte, quando è Harry ad accusare Paul di aver sedotto sua figlia che – in questa versione – si rivela minorenne.

La trama di base, insomma, è la stessa, ma le differenze sono significative: invece della Costa Azzurra c'è Pantelleria, antica terra di confine dalla ruvida bellezza e dai paesaggi lunari e misteriosi. Come altri luoghi analoghi, in Italia e in Grecia, non è più l'isola felice dei vip, che d'improvviso trovano invasi i loro spazi sacri da volti estranei e potenzialmente minacciosi, a volte vivi più spesso morti e protagonisti della cronaca quotidiana. E' un'invasione drammatica quella che contrappunta ormai la vita degli abitanti del luogo, che la vivono in diretta e sugli schermi televisivi, ma che sfiora soltanto questa gente presa solo da se stessa.

Per certi versi nel quartetto dei protagonisti c'è un'eco dei ricchi debosciati del Grande Gatsby, la cui vita privilegiata è l'unica da preservare a tutti i costi. Gli altri svolgono solo il ruolo di complemento dei loro svaghi e perfino gli amici, se mettono in crisi un comodo status quo, sono sacrificabili. E' gente al di sopra di tutto e soprattutto della legge e dunque non è sorprendente che non paghi per i suoi delitti, specie se commessi in vacanza, luogo di sospensione dalle regole.

Nel 1969 la rivoluzione del rock stava appena cominciando, nel 2015 ha ormai vissuto i momenti più gloriosi, ed è Ralph Fiennes a incarnarne la storia in una performance “esagerata” in cui canta, balla, si tuffa a pesce nella piscina, si mostra nudo con un'energia bacchica e orgiastica invidiabile e seducente. Il suo scatenato balletto sulle note di Emotional Rescue vale da solo il prezzo del biglietto e ci fa scoprire il lato più ludico e anarchico di un attore sempre straordinario ma che solo di recente ha potuto dare sfogo a quella che sembra la sua vera natura. Personalmente al posto di Tilda Swinton - pur perfetta come al solito - avremmo preferito un'attrice meno androgina e "tosta", che giustificasse con la morbida femminilità del fisico che aveva Romy Schneider, il trasporto dei sensi e l'amour fou che questi due uomini belli e interessanti provano per lei.

Forse il film soffre un po' nel finale prolungato per quelli che ci sono parsi dei cambi di registro troppo bruschi e ravvicinati e per la scelta di lasciar affiorare apertamente la vena ironica e cinefila, fino a quel momento contenuta, nel personaggio del carabiniere del pur ottimo Corrado Guzzanti. Ma per due terzi della sua durata A Bigger Splash si vede con grande piacere e dipinge benissimo le dinamiche di un quartetto che non tollera corpi estranei, come avrà modo di constatare un pubblico estraneo alle bagarre festivaliere.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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