3 Days To Kill - la recensione del film con Kevin Costner

24 maggio 2014
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Un altro prodotto dell'instancabile Factory Besson con Kevin Costner in grande spolvero.

3 Days To Kill - la recensione del film con Kevin Costner

Gli anni passano per tutti, ma per qualcuno passano meglio – o più lentamente – che per altri. E' questa la prima considerazione che ci è venuta in mente vedendo l'action spy-story comedy di Luc Besson e McG 3 Days To Kill, vedendo in azione il suo protagonista, Kevin Costner. A differenza di altri belli che illuminarono con la loro presenza il cinema degli anni Ottanta e Novanta, a quasi sessant'anni è in forma pressoché perfetta per affrontare un action movie. Sarà uno di quei casi in cui avere una moglie assai più giovane mantiene in forma, o l'aver condotto una vita meno dissipata dei suoi coetanei, ma ci ha fatto piacere ritrovare l'attore in un ruolo divertente e fisicamente impegnativo come questo.

La seconda considerazione che nasce dalla visione di questo film è l'intelligenza del mezzo e il senso dell'entertainment di Luc Besson, grazie ai quali è diventato uno dei filmmaker europei più produttivi e redditizi. Certo sono lontani i tempi di un gioiellino come Léon, o di Nikita o Subway, ma il regista parigino ha fatto quello che altri non sono riusciti a fare: mettere i propri molteplici interessi e talenti come metteur en scène, sceneggiatore e produttore, a servizio di una varietà di prodotti che spaziano dai film per bambini della serie Arthur, diretti in prima persona, ai trucidi revenge movies inaugurati con Io vi troverò, ai godibili franchise d'azione come quello di Transporter.

Besson è oggi un one man-show, che grazie al suo fiuto per lo spirito del tempo e il suo senso degli affari, può anche permettersi di sbagliare qualche film qua e là, visto che gli incassi della maggior parte dei suoi prodotti possono ben compensare qualche fallimento. Più che altro, dà l'impressione di essere uno che ama il suo lavoro e si diverte a farlo. Tutti questi elementi sono evidenti in 3 Days To Kill, appunto, da lui scritto e prodotto e affidato alle esperte mani di McG, in cui le due anime di Besson si sposano in un solo film, che ha tutte le caratteristiche di un divertissement molto gradevole, nonostante l'assoluta inconsistenza della storia.

Che è quella, in soldoni, di un veterano agente della CIA che per il suo lavoro si è – ovviamente – alienato moglie e figlia, che vivono a Parigi e che non vede da cinque anni. Quando, malato di cancro, torna proprio lì per tre giorni, costretto ad un'ultima missione in cambio di un farmaco sperimentale che possa allungargli la vita, cerca di recuperare il rapporto con la figlia ormai adolescente. Una situazione complicata a cose normali per un padre, figuriamoci per uno che tarda spesso agli appuntamenti per ammazzare un po' di gente nel frattempo. Nel rapporto tra Ethan e Zooey c'è un'eco – mutate le età – di quello che si formava tra Léon e Mathilda, e solo questo basterebbe a farci simpatia.

Ma Besson e McG vanno oltre e riescono a giostrare con abilità le componenti più crude del racconto (omicidi cruenti, torture e una trama spionistica sia pure labile), alternandole con la tenerezza e il divertimento dei momenti padre-figlia o di quelli in cui Ethan entra in contatto con altre realtà, come gli squatter africani che hanno occupato il suo appartamento, o il rivale che sequestra e tortura ma di cui in altre circostanze avrebbe potuto essere amico. E' divertente il modo con cui l'uomo affronta il suo lavoro, che è una seccatura sgradevole da sbrigare il più velocemente possibile, quando si rende conto che ha poco tempo per recuperare quelle che sono le vere priorità della vita, che ha sempre sacrificato.

Confortano Kevin Costner in questo spensierato action sentimentale Hailee Steinfeld – parecchio cresciuta fisicamente e come attrice dall'epoca del Grinta – e Connie Nielsen nel ruolo della moglie. Meno realistico ma comunque affascinante e divertente il personaggio di Amber Heard, bellissima dalle mille trasformazioni, proprio il tipo di femme fatale che ci si aspetterebbe in un film del genere, con cui passare un paio d'ore piacevoli senza bisogno di affaticare il cervello.

 



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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