10 regole per fare innamorare - la recensione del film

15 marzo 2012
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Già da qualche tempo, quando deve parlare d'amore, il cinema americano ha l'abitudine di prendere ispirazione dai cosiddetti manuali di auto-aiuto sentimentali.



Già da qualche tempo, quando deve parlare d'amore, il cinema americano ha l'abitudine di prendere ispirazione dai cosiddetti manuali di auto-aiuto sentimentali, da quei libri, insomma, che spiegano, con la pragmaticità che è tipica degli States, come accalappiare un uomo o una donna, come farsi regalare un anello di brillanti, come mantenere viva l'intesa sessuale e così via.
Da noi, aldilà di un kit di libri che fungeva da fil-rouge ai vari episodi del primo Manuale d'amore, l'esperimento non era mai stato tentato.
Fino ad oggi.

Fino a quando, cioè, da una chiacchierata tra Fausto Brizzi e Cristiano Bortone, è nata l'idea di un padre malandrino che, per aiutare il figlio a conquistare la ragazza più carina, più perfetta (e più noiosa) dell'università, si serve di un decalogo  comportamentale la cui efficacia dovrebbe essere certa. Dimenticando per un attimo che lo studio della preda e la trasformazione in qualcosa di altro da sé erano già stati raccontati da Luca Lucini ne L'uomo perfetto, non sappiamo dire se i due registi e sceneggiatori si siano lanciati in una bella trovata. Quello che è certo, al di là della banalità dei suddetti consigli, è che il meccanismo che si ripete all'infinito nel film, e cioè applicazione sbagliata di un modello di comportamento - esito disatroso - perdono da parte dell'oggetto del desiderio è qualcosa che abbiamo già visto. Decine di volte.

In fondo, al cinema tutto è già visto - potrebbe obiettare qualcuno, ma se si vuole giocare con un cliché (in questo caso il ragazzo timido e imbranato che con la sua tenerezza arriva al cuore dell'amata), allora bisogna trovare l'originalità in altri elementi: nei personaggi secondari, in una maniera imprevista di raggiungere il lieto fine, o magari in una scena politicamente scorretta. 10 regole per fare innamorare non segue nessuna di queste strade, andando dritto verso la sua scontata conclusione e dimenticando di sviluppare sottotrame e spunti che sulle prime sembravano felici.
Il rapporto padre figlio, che per il regista è uno dei temi più importanti del film, rimane per esempio appena accennato. Anche le vicende dei coinquilini del protagonista, che per la prima mezz'ora costituiscono un coro svogliato e indolente e proprio per questo simpatico, vengono lasciate un po' in sospeso. Perfino Vincenzo Salemme, fortemente voluto da Bortone, intenzionato a sfruttarne la vena malinconica, non riesce mai veramente ad emergere.

A fare un po' di lustro al film, resta il giovane protagonista Guglielmo Scilla, quel Willwoosh tanto amato  nel meraviglioso mondo della rete per i suoi bizzarri travestimenti. Davanti alla macchina da presa, questo ragazzino che molti hanno già paragonato a Jack Black è di una naturalezza sconcertante.
Magari 10 regole per fare innamorare non sarà il miglior film italiano della stagione, ma se un merito ce l'ha, è quello di aver fatto uscire dal microcosmo protetto di Youtube un giovane talento, che potrebbe conquistarsi un posto d'onore nell'Olimpo delle star nostrane, in cui di attori bravi poco più che ventenni ce ne sono davvero pochi.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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