On the Beach at Night Alone: recensione del film del coreano Hong Sangsoo in concorso alla Berlinale 2017

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On the Beach at Night Alone: recensione del film del coreano Hong Sangsoo in concorso alla Berlinale 2017

Hong Sangsoo è una vera tigre asiatica della prolificità cinematografica. Sforna film a getto continuo, favorito dall’utilizzo di situazioni, dinamiche, sceneggiature, e bevande alcoliche, spesso non dissimili fra un lavoro e l’altro. Dopo averci convinto con la bella vicenda speculare Right Now, Wrong Then, vittorioso al Festival di Locarno, ha proposto in sei mesi due diversi film in due grandi rassegne internazionali. Dopo Yourself and Yours a San Sebastian, arriva ora alla Berlinale 2017 On the Beach at Night Alone, in cui ritorna a raccontare le pene d’amore.

Questa volta la protagonista è una giovane attrice in pausa lavorativa, prima in visita esplorativa in una città tedesca, alle prese un rigido inverno, poi nella sua Corea, dove cerca di rimarginare la ferita del suo amore per un uomo sposato, uno di quelli che promette tanto ma poi non si fa vedere. Per farlo si domanda se manchi al suo amato come lui manca a lei, passeggiando sulla spiaggia, alla ricerca del senso dell’amore, immaginando possa essere nascosto fra qualche parte fra le onde del mare. Non mancano infinite chiacchere a tavola, col tasso alcolico a dosi non omeopatiche, registi di mezza età che stendono in serie, con l’aiuto di Cupido, qualsiasi giovane fanciulla capiti loro a tiro; altre tipicità di Hang Sangsoo sono personaggi provenienti dal mondo del cinema, che spesso finiscono per litigare da brilli.

Tutto l’armamentario di maniera - senza la leggerezza dei suoi lavori recenti più riusciti, semmai vittima dell’esilità inconsistente di quelli meno convincenti - che ha reso questo Rohmer in chiave coreana molto amato da alcuni cinefili europei, specie francesi, che ritrovano un omaggio (spesso sterile) alla loro amata nouvelle vague, anno zero del cinema contemporaneo di quelle parti. Hong Sangsoo è un autore di cui è difficile parlare a dei lettori italiani, visto che nel nostro Paese i suoi film non escono quasi mai, a parte il caso In Another Country, grazie alla presenza di Isabelle Huppert.

Un cinema per appassionati frequentatori dei festival internazionali, o al massimo di qualche rassegna nostrana, in cui ritrovare il conforto di personaggi e situazioni sempre uguali, alla ricerca della soluzione dell’eterno enigma umano: come raggiungere la felicità, possibilmente passando dall’amore?


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