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No Escape - Colpo di stato: il film per cui Owen Wilson ha rischiato di finire in una prigione in Thailandia

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Un americano in un paese del Sud-est asiatico: cronaca di una lavorazione turbolenta e di una storia quasi vera.

No Escape - Colpo di stato: il film per cui Owen Wilson ha rischiato di finire in una prigione in Thailandia

No Escape - Colpo di stato è un thriller politico che il regista John Erick Dowdle e suo fratello Drew, produttore del film, hanno orgogliosamente definito un B-movie, non solo per il basso budget, ma anche per certe situazioni estreme da horror in cui si trova il protagonista che lo accostano a notevoli esempi della categoria. Al centro della vicenda c'è una famiglia americana che capita in un luogo magari giusto ma nel momento sbagliato. Un signore di nome Jack Dwyer, che è un imprenditore statunitense dipendente da una società specializzata in sistemi idrici, si trasferisce in un paese indefinito del Sud-est asiatico insieme alla moglie e alle figlie per lavorare presso l'acquedotto locale e finisce per trovarsi nel bel mezzo di una sanguinosa rivolta. A interpretare questo personaggio è, sorprendentemente, Owen Wilson, attore comico per eccellenza che torna al dramma a ben 14 anni di distanza da Behind Enemy Lines. Al fianco dell'Hansel McDonald di Zoolander troviamo Pierce Brosnan, nei panni di un eccentrico inglese che aiuterà il nostro eroe. La lavorazione del film, girato in Thailandia, è stata molto difficoltosa e Wilson ha rischiato addirittura di finire in gattabuia.

No Escape è tratto da una storia vera?

Tanto la trama di No Escape quanto la sua frase di lancio "Quanto lontano saresti disposto a spingerti per salvare la tua famiglia?" ci fanno pensare che il film sia tratto da una storia vera. E’ così? Non esattamente. La famiglia Dwyer non è mai esistita, ma la sua tumultuosa disavventura sarebbe benissimo potuta accadere al regista John Erick Dowdle mentre era in viaggio in Thailandia insieme a suo padre. Era il 2006 e il paese venne funestato da un colpo di stato, ma l'atmosfera era relativamente tranquilla e i Dowdle fecero i loro giri indisturbati. Tempo dopo, ripensando a quest'esperienza e a cosa sarebbe potuto accadere a uno straniero finito nel bel mezzo di un conflitto armato, il regista ha scritto la sceneggiatura di No Escape. La vera ispirazione del film è stata piuttosto Missing, il film dell'82 interpretato da Jack Lemmon e Sissy Spacek nel quale, nel Cile del 1973, un giornalista scompare in seguito a un golpe.

Owen Wilson a un passo dalla prigione

Le riprese di No Escape, girato nelle città di Chiang Mai e Lampang, non sono state esattamente una passeggiata di salute. L'ultimo giorno Owen Wilson si è lasciato fotografare con dei fan che gli hanno messo intorno al collo un fischietto bianco, rosso e blu. L'attore non lo sapeva, ma quel fischietto lo associava a un gruppo che contrastava il governo. Poco dopo, la produzione del film è stata contattato dall'ufficio del Primo Ministro. "Erano arrabbiati e volevano portarmi in prigione" - ha raccontato Wilson. "Per fortuna ero già ripartito, altrimenti sarebbe stata una bella storia da narrare in un talk show, anche se c'è una bella differenza fra una bella storia e trovarsi in un carcere thailandese".
Prima di questo incidente, c'era stata molta tensione sul set. Proprio mentre Wilson girava una scena in cui si trovava schiacciato tra una folla di manifestanti e dei soldati, alcuni membri della troupe erano appena usciti da una situazione praticamente identica.

Il no delle sale in Cambogia

Se No Escape ha avuto il via libera dalle sale cinematografiche thailandesi ed è uscito regolarmente al cinema, in Cambogia non ha mai raggiunto gli spettatori. Il Ministero della Cultura, delle Belle Arti e del Cinema, nella persona del direttore Sin Chanchaya, ha detto a un giornalista del Phnom Penh Post che il trailer del film aveva scatenato delle proteste su Facebook perché, nella scena di una rivolta, si vedevano scritte con caratteri Khmer sugli scudi della polizia locale. Le lettere formavano parole insistenti, ma Sin sosteneva che la cosa avrebbe avuto una cattiva influenza sul pubblico cambogiano: "Quelle immagini" - ha spiegato, lapidario - "hanno davvero offeso la nostra cultura".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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