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Netflix vs. Cinema, da Steven Spielberg a Paul Schrader, passando per Ben Affleck

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Spielberg parlerà all'Academy Board of Governors contro l'ammissione agli Oscar dei film in streaming: ecco le reazioni.

Netflix vs. Cinema, da Steven Spielberg a Paul Schrader, passando per Ben Affleck

Dopo che Roma di Alfonso Cuarón ha portato a casa tre premi Oscar, uno dei più grandi cineasti viventi, Steven Spielberg, ha annunciato di avere qualcosa da dire in merito all'Academy Board of Governors, in un intervento previsto per aprile. Secondo IndieWire, Spielberg vorrebbe fare pressioni affinché l'Academy escluda dagli Oscar i lungometraggi prodotti per il mercato dello streaming. La permanenza in sala di questi film non sarebbe sufficiente, a dire del regista e di altri autori sulla sua lunghezza d'onda, a classificarle come "esperienze cinematografiche" e andrebbero premiati all'Emmy.
Chiaramente, dietro la questione dei premi c'è qualcosa di più: Spielberg, così come anche Martin Scorsese con The Irishman, teme che le abitudini della gente si modifichino a tal punto da cancellare il recarsi in sala, l'esperienza del grande schermo condiviso con estranei. Anche se recenti rilevazioni in America non suggeriscono che lo streaming stia uccidendo il cinema, la questione è diventata di scottante attualità.

La risposta di Netflix via Twitter è stata diplomatica ma decisa:

​ "Noi il cinema l'amiamo. Ci sono anche altre cose che amiamo: garantirvi l'accesso alle persone che non possono permettersi la sala o vivono in città senza sale, consentire a tutti di godersi le uscite allo stesso tempo e ovunque, dare ai cineasti più modi di condividere la propria arte. Queste cose non si escludono a vicenda."

Ben Affleck, nel cast dell'imminente Triple Frontier proprio di Netflix, difende il cambiamento.

"La questione non è tanto prendersela con questa o con quell'altra compagnia, su quanto un film debba stare nelle sale per essere considerato un film e non tv. E poi quei confini stanno diventando sfumati perché la gente usufruisce dei film sui telefoni, su internet e in tv. Il mercato sta cambiando. C'è gente duramente al lavoro per definire la cosa. Per me fare un film per Netflix non è diverso dal fare un film per chiunque altro. Cerchiamo solo di fare il nostro lavoro."




Nanni Moretti, sul set del suo film tratto dal romanzo "Tre piani", in un'intervista al Messaggero ha espresso i suoi dubbi sul modus operandi proprio di Cuarón: nonostante Roma fosse stato già finanziato e pronto a essere distribuito regolarmente, venendo da un autore acclamato che avrebbe ottenuto tale distribuzione senza problemi, il regista l'ha venduto a Netflix senza nemmeno provare a passare prima tradizionalmente dalla sala.
Sulla questione della coesistenza dei mezzi, Sean Baker, autore di Un sogno chiamato Florida, ha una proposta da avanzare.

"Non sarebbe fantastico se Netflix offrisse un extra per la sala, accanto alle loro tariffe classiche? Per una cifra simbolica, gli abbonati potrebbero vedere i film di Netflix al cinema gratis. Io due dollari in più al mese li spenderei per vedere Roma o La ballata di Buster Scruggs sul grande schermo."

Naturalmente la proposta di Baker non tiene conto della cosiddetta "finestra". Le associazioni degli esercenti sono molto ferree (negli Usa e forse un po' meno altrove) nell'esigere che un film non approdi al noleggio e vendita digitale prima di 90 giorni. Se Roma è vissuto tre settimane nei cinema americani, è stato solo per un accordo di Netflix con esercizi che hanno accettato di fatto il "noleggio" delle sale, quindi l'incasso per Netflix non contava sul serio.

Paul Schrader, da poco candidato all'Oscar per lo spietato First Reformed, invita a riflettere e a non liquidare la questione, più complessa di quel che appare a prima vista. Nonostante la sua opera sia stata rifiutata da Netflix e Amazon, per approdare poi a una piccola distribuzione indipendente nelle sale, non mostra astio, anzi.

"I modelli di distribuzione si evolvono. L'idea di stipare più di 200 persone in uno spazio buio e non ventilato, per vedere un'immagine traballante, fu dettata dalla necessità, non da un concetto astratto di "esperienza della sala". Netflix consente a molti film finanziariamente marginali di avere una piattaforma, e questa è una cosa buona.
Io ho una proposta: i cineclub dovrebbero formare un'alleanza con alcune piattaforme di streaming (prima possibiltà Criterion/Mubi, in seconda battuta Netflix/Amazon). I modelli di distribuzione sono fluidi al momento. Sala contro streaming è una semplificazione."


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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