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Tornano Slow Horses e Jackson Lamb: la nostra intervista a Gary Oldman

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Il personaggio interpretato da Oldman non è l'unica ragione per vedere quest'ottima serie di spionaggio, ma conta. Anche perché Lamb, il cui essere ruvido e sboccato è per Oldman "liberatorio", potrebbe essere l'ultimo ruolo della carriera di questo grandissimo attore. La seconda stagione di Slow Horses debutta il 2 dicembre su Apple TV+.

Tornano Slow Horses e Jackson Lamb: la nostra intervista a Gary Oldman

Non c’è dubbio che esistano numerosissime ragioni per guardare Slow Horses, la serie di spionaggio in streaming su Apple TV+, di cui dal 2 dicembre debutta la seconda stagione.
Una potrebbe essere sicuramente il fatto che di storie di spionaggio come queste, storie alla le Carré, tanto per capirci, non ce ne sono purtroppo molte, e se ci sono sono spesso contaminate da scene d’azione e vagheggiamenti della macchina da presa che, al netto di tutto, sono inutili alla trama.
Una secondo il fatto che Mick Herron, il romanziere inglese i cui libri (pubblicati in Italia da Feltrinelli) sono alla base della serie è considerato pressoché unanimemente come il le Carré dei nostri tempi, come confermato anche da un recente profilo a lui dedicato al New Yorker pochi giorni fa e intitolato, retoricamente “Mick Herron è il miglior autore di spionaggio della sua generazione?”.
Un terzo, che deriva dai precedenti due, è il mondo creato da Herron e portato sullo schermo con cura tutta britannica: un mondo dove esiste “il Pantano”, sezione dimenticatoio dell’MI5 nella quale vengono spediti tutti gli agenti che hanno fallito o non sono all’altezza; quelli che si chiamano da soli “i ronzini”, gli Slow Horses del titolo, e che diventano invece i protagonisti di storie avvincenti, sorprendenti, contemporanee, velate di amarezza, tensione e umorismo e capaci di farli, in qualche modo, riscattare.
Se però bisogna essere del tutto sinceri, bisogna ammettere che per guardare Slow Horses basta e avanza la presenza di un personaggio incredibile, Jackson Lamb, l’uomo a capo del Pantano, spia leggendaria dal passato misterioso, il carattere impossibile e l’intuito sensazionale, tanto unto e bisunto negli abiti e nel corpo quando incline all’insulto, al fumo e all’eccesso di whisky.
Personaggio nato da una felice intuizione letteraria (Jill Lepore, l’autrice del pezzo del New Yorker su Herron, lo definisce “una vecchia spia uscita dritta da un romanzo di Dickens, se Dickens avesse mai inventato un personaggio che usa la parola ‘coglione’ di continuo”), Jackson Lamb è stato ancor più felicemente portato sullo schermo da Gary Oldman.
L’Oldman che è senza dubbio uno dei più grandi attori dei nostri tempi, l'Oldman che di recente ha dichiarato che Slow Horses potrebbe essere il suo ultimo impegno nella recitazione.
L’Oldman che, si vede lontano un chilometro, si diverte da morire a interpretare Jackson Lamb.

Magari non si diverte nello stesso modo a farsi intervistare via Zoom dai giornalisti di mezzo mondo, Oldman, ma nello studio londinese dal quale si collega appare comunque ridanciano e rilassato, con gli stessi capelli lunghi che ha nella serie e con un abbigliamento sicuramente più pulito: giacca marrone sopra una maglia nera, pantaloni a scacchi e calzini sportivi in bella vista.
Allora, a Oldman, che più volte ha dichiarato quanto ami il personaggio di Jackson Lamb, non posso non fare quella domanda: il fatto che sia così incline all’insulto, e in maniera spesso irresistibilmente creativa, è uno dei motivi per cui si diverte a interpretarlo?
Oldman appare quasi sorpreso, solo per un secondo, e poi dice “Non è l’unica ragione, ma ammetto che sia incredibilmente liberatorio. Jackson è politicamente scorretto in maniera oltraggiosa, fa arrabbiare le persone, le umilia pubblicamente. Ovviamente il recito delle battute scritte nel copione, ma c’è qualcosa di liberatorio nel potersi confrontare con un altro personaggio in quel modo”.
Anche perché, specifica Oldman, sul set questa dinamica è vissuta con grande leggerezza: “Capita ad esempio”, spiega l’attore inglese, “che in una scena io insulti Saskia [Saskia Reeves, che siede a fianco a Oldman nel corso dell’intervista, bravissima interprete di Catherine Standish, la segretaria di Lamb e del Pantano, altro personaggio dal passato complesso e traumatico, ndr], ma tra un ciak e l’altro ci mettiamo a ridere tantissimo per quanto sia ridicola quella situazione. Anche la persona insultata, sul set, si diverte”.
“Come personaggi”, aggiunge Reeves, “reagiamo tutti diversamente ai suoi insulti. Ognuno ha modalità di sopportazione e reazione differenti”.
“Come Lamb io li testo, e mi diverto sadicamente”, prosegue Oldman. “Provo un divertimento perverso nel premere tutti i loro pulsanti. Posso rendere il loro lavoro un inferno, essere così terribile da spingerli a andarsene. D’altronde un capo deve testare la gente con cui lavora. O forse no, è una cosa che non si usa più”.

Chiunque abbia visto la prima stagione di Slow Horses (e se non lo avete fatto, fatelo, ne vale la pena e vi verrà voglia di vedere tutti gli episodi uno dopo l’altro senza interruzioni) sa benissimo però che sotto un atteggiamento ruvidissimo e scostante, Jackson Lamb tiene tantissimo ai suoi ronzini.
“Per quanto possa essere ruvido e insultante, Lamb ha una bussola morale molto forte, è molto leale. I suoi ragazzi sono la sua famiglia”, commenta Oldman.
A partire dall'avere in comune questa bussola morale, Oldman torna nuovamente, come aveva fatto in passato, sul paragone tra Jackson Lamb e George Smiley, il protagonista di numerosi libri di le Carré: “Ci sono parti di George Smliey, in Lamb. Mick Herron è un fan di le Carré e ne è inflienzato per sua stessa ammissione. Lamb è come Smiley sarebbe diventato se tutto quello che ha fatto fosse andato male. Entrambi sono molto analitici e perspicaci, estremamente intelligenti e in grado di essere sempre un paio di mosse avanti all’avversario. Certo, è strana la professione che si sono scelti. O forse è la professione che ha scelto loro”.
Non si pensi però che Oldman proponga Lamb come modello compotamentale. L’attore è perfettamente conscio dei difetti del personaggio: “È difficile per una spia essere onesta e integerrima nei confronti di sé stessa, e non vorrei avere troppo in comune con Lamb”. Come attore, però, dice Oldman “non puoi non mettere tutta la tua umanità nell’interpretare un personaggio”.
Un personaggio che, va ripetuto, è scritto e interpretato benissimo, e che da solo vale la visione di un’ottima serie come Slow Horses.

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