Gypsy: Le star Naomi Watts e Sophie Cookson ce ne parlano con la regista Sam Taylor-Johnson

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Gypsy: Le star Naomi Watts e Sophie Cookson ce ne parlano con la regista Sam Taylor-Johnson

Una delle aggiunte più recenti all'offerta di Netflix, colosso americano dell'intrattenimento on demand, Gypsy è un thriller psicologico incentrato su Jean Halloway, una terapista newyorchese la quale comincia a oltrepassare i confini della sua vita privata e professionale insinuandosi in modo intimo e pericoloso nelle esistenze dei suoi pazienti e delle persone che ne fanno parte. A interpretarla è la nominata all'Oscar Naomi Watts (The Impossible), la quale ha raccontato al nostro microfono che "l'industria cinematografica a Hollywod non dà più speranza alle donne; ormai si fanno solo franchising, blockbuster o pellicole tratte da fumetti, mentre io amo i ruoli drammatici. Non stavo cercando di fare necessariamente tv, ma di recente mi sono accorta che alcuni tra i ruoli femminili più belli vengono da lì. Inoltre, anche tanti bravi sceneggiatori ormai scrivono per la tv, quindi ho semplicemente seguito questa tendenza, e ho trovato in effetti un personaggio molto affascinante, che si traghetta tra due mondi opposti - tra il bene e il male. Moralmente dubbio, insomma, un ruolo che statisticamente interpretano solo gli uomini. Inoltre, per impegnarmi in una serie, era necessario trovare un personaggio realmente interessante e con molte sfumature, altrimenti non lo avrei fatto".

AMBIGUITÀ SESSUALE. Anche una storia erotica, e non è un caso che a dirigerne i primi due episodi sia stata Sam Taylor-Johnson, artista e regista balzata alle cronache del gossip per avere diretto 50 sfumature di grigio, di cui di recente si è pentita per lo stress che le hanno causato i conflitti con la scrittrice del romanzo, e per essere felicemente sposata con Aaron Johnson, attore di 23 anni più giovane di lei conosciuto sul set del suo Nowhere Boy, Gypsy esplora tra le altre cose la relazione saffica tra Jean, che agisce sotto lo pseudonimo di Diane Hart, e Sidney, una giovane barista estremamente sexy e manipolatrice. "Quando mi hanno mandato [la sceneggiatura] del primo episodio, e il nome di Naomi e Sam erano già confermati, non ho avuto dubbi: mi ha attratto all'instante" ha raccontato la sua interprete Sophie Cookson. "Sidney è una donna talmente difficile da incasellare, mi intrigava la sfida". A causa dell'ambiguità sessuale delle due protagoniste, sono state fatte alcune analogie con Mulholland Drive, il film di David Lynch di cui Watts è la protagonista. Lei, tuttavia, ha tagliato corto: "Io ci vedo solo la dualità del personaggio di Jean. Per il resto trovo tutto molto diverso".

Gypsy

Alla domanda se abbia giudicato moralmente il personaggio di Jean, l'attrice ha risposto: "Certamente. [Ma] questo non mi impedisce di interpretare personaggi moralmente ambigui. Ne prendo le distanze e, una volta messi da parte i giudizi, devi riuscire a indentificartici". Cookson ha aggiunto: "Per quanto riguarda Sidney, ci sono davvero molte cose che io non farei, ma credo anche che loro due facciano quello che fanno per sopravvivenza vera. Sono davvero molto umane e vulnerabili, hanno dentro di loro il buono e il cattivo, credo come tutti. Ed esplorare tutte queste sfumature attraverso il tempo di una serie è un privilegio".

ALTRE SFUMATURE. In Gypsy, lei che non ha avuto paura di girare scene di sesso, Taylor-Johnson sembra fare un passo indietro per non mostrare troppi cliché delle relazioni tra donne. Una scelta che la regista ha spiegato così: "Ho girato quello che era scritto nella sceneggiatura, che certamente è diverso da quello che ho fatto prima, ma è anche vero, come dici tu, che è interessante non essere così prevedibili. Ho accettato di girare Gypsy perché sono stata molto attenta a ciò che volevo fare dopo [50 sfumature di grigio]. Dopo aver letto molte cose, ho trovato questa donna in Gypsy - un personaggio molto interessante, qualcosa di totalmente imprevedibile, una anti-eroina se vogliamo. Inoltre, non avendo mai fatto televisione; la sfida era allettante".

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"A Netflix ti sostengono davvero molto in ogni aspetto del processo creativo", ha aggiunto. "È vero come dicono che fare televisione è una palestra dura. Tutto si muove molto velocemente; nel cinema in un giorno giri al massimo 5 pagine di sceneggiatura, in televisione è spesso il doppio. Questo mi ha insegnato molto, ho sentito più pressione, e anche se ho dovuto ignorarla, mi sono sentita decisamente diversa in questo mondo così lontano da quello da cui provenivo. Ma, ripeto, il personaggio di Naomi Watts era davvero intrigante: una donna forte ma anche misteriosa, che analizza i suoi pazienti e che noi, da casa, analizziamo a nostra volta, e la giudichiamo, perché ne vediamo tutte le contraddizioni, a volte anche già sapendo o intuendo come andrà a finire una determinata azione. Ovviamente, il più delle volte non bene".

I CINQUANTA. "Abbiamo avuto cinque registi diversi, ed è stata Sam a portarmi a fare Gypsy", ha detto la protagonista di Taylor-Johnson e di come cambiano gli equilibri quando sul set la sedia del regista è occupata da una donna. "Lavorare con lei è stato splendido e posso dire che, sicuramente, averne di diversi cambia il modo in cui ti rapporti con loro". Cookson ha aggiunto: "Lavorare con una donna mi fa stringere legami più forti da subito, mi sento più sicura e libera anche per il fatto di riuscire a comunicare a volte in modo non verbale, ma solo a livello intuitivo. Per me è stato molto importante".

Per Taylor-Johnson la serie è arrivata poi in un momento importante della sua vita: il 50esimo compleanno. "È stato fantastico", ha detto. "Tutte le mie amiche e i miei amici hanno paura di compiere 50 anni, mentre io ho avuto paura di non arrivarci. Sono stata male nella mia vita, in passato, dove non c'era certo l’opzione 'Arriverai a compiere 50 anni...'. Quindi, sicuramente non ho paura di affrontare i prossimi decenni che arriveranno... il vantaggio di essere ancora viva e ancora in giro, bhe, è impagabile".

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PROGETTI FUTURI. E se il titolo Gypsy, come ha spiegato Taylor-Johnson, è una scelta dell'ideatrice Lisa Rubin, la quale "era ossessionata dal pezzo omonimo dei Fleetwood Mac, l'ha ascoltato durante tutta la stesura e ha chiesto a Stevie Nicks se poteva registrane una versione acustica per farne il tema principale della serie", parlando dei suoi momenti preferiti, la regista ha detto: "Ho amato il personaggio di Naomi nei suoi momenti di solitudine, quando pensa e, soprattutto, quando fissa ossessivamente l'orologio durante le sedute di terapia. Cose così, semplici. Poi ho amato molto il personaggio di Sam [Karl Gusman] e le loro scene insieme".

Parlando invece dei suoi progetti futuri, ha concluso: "Non ho in programma di fare un'altra serie tv. Preferisco fare cinema, mi piace avere il lusso del tempo, e in futuro c'è comunque un progetto che stiamo scrivendo a quattro mani con Aaron, che io dirigerò e lui interpreterà come protagonista maschile. Ma per ora non posso dire di più. Se non che sarà un drama tratto da un bestseller americano di qualche anno fa. Quello che posso aggiungere è che lavorare insieme è bellissimo, perché lui è incredibilmente concentrato sul lavoro, può rimanere seduto per ore, io invece faccio incursioni di qualche minuto e poi devo fare altro, per cui direi che ci compensiamo. Forse perché la mia relazione con lui non è speciale solo per via del fatto che è più giovane. Aaron è davvero solido. Ci sono persone più grandi anagraficamente, o anche coetanei, che invece sono molto infantili. Direi che la nostra vita insieme va più che bene".



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