Black Mirror: In attesa della stagione 4, la nostra intervista all'ideatore Charlie Brooker

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Black Mirror: In attesa della stagione 4, la nostra intervista all'ideatore Charlie Brooker

Ritratto satirico della società di oggi incentrato sul massiccio uso della tecnologia in un dispotico futuro prossimo, la serie britannica Black Mirror ha trovato nuova linfa vitale da quando un anno fa Netflix l'ha riportata in onda, ricevendo critiche entusiaste e vincendo due Emmy con San Junipero, un episodio diventato ormai di culto. In attesa della quarta stagione, disponibile sul servizio di video in streaming dal 29 dicembre, abbiamo incontrato l'ideatore Charlie Brooker e la produttrice esecutiva Annabel Jones, per discutere con loro del processo creativo dietro la loro fortunata serie, dei dilemmi imposti dall'incessante progresso tecnologico e dell'episodio della nuova stagione che ha tutte le carte in regola per diventare il prossimo San Junipero.

Lavorate insieme da tantissimo tempo, come vi siete conosciuti?
Jones: Non ci conosciamo affatto in realtà, perché parliamo solo ed esclusivamente di lavoro. Ci siamo incontrati circa 17 anni fa, per caso. Eravamo entrambi nello stesso edificio.
Brooker: Lavoravamo entrambi per la stessa compagnia, Annabel era il capo, e avevamo collaborato a qualche programma.

Trailer italiano dell'episodio 4.01 Crocodile

Qual è il processo creativo dietro Black Mirror e come lo affrontate? Quando un'idea è quella giusta e quando non lo è?
Brooker: Quello che succede cambia molto di volta in volta. Generalmente discutiamo di un'idea, o di un problema reale, oppure di un'osservazione specifica sulla vita quotidiana. A un certo punto, cominciamo a giocare con il what if di quell'idea, e io penso di solito allo scenario in assoluto peggiore. Annabel mi contesta e mi argomenta e mi sgretola qualsiasi supposizione con una logica ferrea, fino a che arriviamo a qualcosa che ci entusiasma, e la scriviamo in un trattamento breve, giusto un paio di pagine. Lo facciamo leggere a Netflix, che ci dà un riscontro, e a quel punto comincio a scrivere la prima stesura della sceneggiatura, che a volte mi richiede dai due ai tre giorni, oppure dalle due alle tre settimane, o addirittura mesi. Per me è molto casuale e non posso prevederlo. Poi lo mando ad Annabel e lei lo distrugge, sistematicamente. Quello che succede a ogni scrittore, credo, è che quando finisci qualcosa e lo fai leggere, e ti ritorna pieno di note e osservazioni, diventi assolutamente protettivo nei confronti del tuo lavoro e di conseguenza aggressivo.
Jones: E comunque questa cosa estrema non è capitata molto spesso.
Brooker: Poi arriva il regista, e poi arriva il cast, e tutto cambia di nuovo, procediamo attraverso tanti cambiamenti. Jodie Foster ad esempio aveva moltissimi suggerimenti su Arkangel, li abbiamo tenuti in considerazione e ho preparato un'altra bozza di sceneggiatura. Per quanto riguarda l'episodio Crocodile, originariamente aveva un protagonista maschile, ma quando abbiamo mandato la sceneggiatura ad Andrea Risebourough, per un altro ruolo, lei ci ha detto subito che avrebbe voluto esserne invece proprio la protagonista, e riflettendoci un po' ci siamo resi conto che era davvero interessante con lei nella parte del protagonista. Per cui abbiamo cambiato di nuovo. E man mano che il cast si compone, c'è decisamente più carne al fuoco. Inizialmente io descrivo solo cosa succede in quell'episodio dall'inizio alla fine, per immagini. Ma tutto si trasforma puntualmente quando gli attori e il regista prendono il sopravvento con i loro suggerimenti e le loro visioni, e fortunatamente non mi ricordo mai com'era la traccia originale.

Trailer italiano dell'episodio 4.02 Arkangel

Per Arkangel avete pensato subito a Jodie Foster o è stata lei a scegliere di dirigerlo?
Jones: Abbiamo immediatamente pensato a lei. Ogni episodio lo vogliamo molto definito, per cui stiamo davvero molto attenti a chi decidiamo di proporre la regia. Anche perché vogliamo che si sentano collegati, in un certo modo. E Jodie Foster è una persona che capisce perfettamente il problema della privacy e del controllo. Inoltre è stata una bambina-attrice prodigio e sul set era semplicemente fantastico vederla lavorare con Aniya Odge e Sarah Abbott [le attrici che interpretano Sara a 3 e 9 anni rispettivamente, che l'episodio ci mostra dai 0 ai 16 anni] in un'atmosfera assolutamente tranquilla e rilassata, molto diversa da altri set.

L'episodio USS Callister è magnifico. Lo considerate la puntata esemplare, la più significativa di questa quarta stagione? Un po' come è stato definito San Junipero nella terza?
Brooker: Si e no, per noi è sempre difficile dire quale puntata sia quella che rappresenta meglio la serie. Riceviamo feedback diversi da persone diverse per ogni episodio, lei nei ha visti due, se non sbaglio, e di questi due abbiamo avuto un feedback del 50 per cento. Inoltre ce ne sono altri 4 di episodi, dai gusti altrettanto forti, ma sicuramente San Junipero ha influenzato determinate decisioni. È stato il primo episodio che abbiamo scritto per Netflix, ed è stata una decisione consapevole quella di tentare di sperimentare ed espandere quello che era per noi lo show. USS Callister ha i suoi momenti oscuri, ma anche momenti di comicità che appena qualche anno fa non mi sarei aspettato di mettere in Black Mirror, e quello che ci è piaciuto di San Junipero, quello che è venuto fuori dall'episodio, ci ha dato la confidenza di poter giocare con toni più leggeri. In questo caso abbiamo pensato a quello che non avevamo ancora fatto, cioè qualcosa nello spazio.
Jones: Ci sono anche tante altre cose che entrano in collisione allo stesso tempo quando si parla di un tema specifico o di un genere, o di uno scenario particolare, e a volte tutto ciò che viene assemblato, stranamente, funziona. Questa cosa dell'episodio di punta ad esempio, per noi è interessante, perché per noi non esiste: significherebbe che non siamo stati abbastanza bravi, visto che ogni episodio coinvolge un pubblico diverso.
Brooker: Sarebbe come chiederci se abbiamo un figlio preferito.
Jones: O il pezzo musicale preferito. La grossa differenza è stato espandere lo show da tre a sei episodi, abbiamo avuto la possibilità di esplorare di più.

Trailer italiano dell'episodio 4.03 Hang the DJ

Ci sono argomenti che avete deciso deliberatamente di non trattare, come la Brexit o Trump?
Brooker: Abbiamo sfiorato l'argomento Trump, nell'episodio [della seconda stagione] The Waldo Moment, ma molto casualmente. In realtà non è che evitiamo temi scomodi, cerchiamo semplicemente di capire cosa possa essere ancora interessante quando la serie esce. Non vogliamo raccontare qualcosa che è superato, e comunque non è l'attualità da cui prendiamo spunto, generalmente.

Vi confrontate con qualche scienziato delle idee che vi vengono in mente?
Jones: No, ma dovremmo in effetti!
Brooker: Generalmente tendiamo a non fare ricerche.
Jones: Anche perché in realtà non facciamo fantascienza, le nostre idee hanno molto a che fare e sono molto legate al presente e alle cose che già esistono nella nostra quotidianità.
Brooker: C'è un episodio in questa stagione, Metalhead, che forse è davvero l'unico episodio in cui si affronta l'incubo della tecnologia andata male. Ma in generale i nostri sono dilemmi umani.

Qual è il vostro punto di vista sulla tecnologia così invadente nelle nostre vite?
Brooker: Non la puoi rimettere dentro la scatola, ovvio. Così come il progresso, le cose ora ci cadano addosso e ciò che ne dobbiamo fare, fondamentalmente, è capirne le regole sociali.

Trailer italiano dell'episodio 4.06 Black Museum

Ci sono registi o film del presente e passato cui fate riferimento, non solo per l'ispirazione ma anche come immaginario?
Brooker: Più film che registi in realtà, anche se ci sono registi con i quali abbiamo avuto la fortuna di lavorare, come Jodie Foster, e ci sono altri registi con cui vorremmo lavorare. E ci sono cose che, quando le vedo nei film o in qualche programma televisivo, ora mi sembrano episodi di Balck Mirror. The Twilight Zone, The Truman Show, che sono molto nell'immaginario di Balck Mirror, in un modo divertente, e puramente piacevole, oppure The Wicker Man.

Avete sempre detto che Balck Mirror non è sulla pericolosità della tecnologia, ma su come le persone usano la tecnologia in modo sbagliato. Pensate che ci siano tecnologie comunque sbagliate in partenza?
Jones: Le bombe.
Brooker: Non sono proprio un fan dei missili nucleari, ma in generale quello che mi spaventa sono le tecnologie indipendenti, che non hanno bisogno di essere guidate dall'uomo.
Jones: Credo che dipenda da noi quanta tecnologia decidiamo di far entrare nelle nostre vite.


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