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Zero, da oggi su Netflix la serie italiana che dà voce agli invisibili: "Che sia l'inizio di un cambiamento"

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Il nuovo drama originale, ha detto l'autore Antonio Dikele DiStefano, può aprire le porte a una rivoluzione culturale necessaria, a partire dalla tv.

Zero, da oggi su Netflix la serie italiana che dà voce agli invisibili: "Che sia l'inizio di un cambiamento"

"Quando ho iniziato a lavorare a questa serie, mi dicevano spesso 'non esistono attori neri, registi neri'. Sembrava una cosa impossibile. Invece ci sono, esistono e bisogna coinvolgerli. Credo che questo sia un primo passo verso una rappresentazione migliore". Nel presentare Zero, la nuova serie originale italiana di Netflix, l'autore Antonio Dikele DiStefano si è augurato che questa serie, disponibile da oggi in streaming in 190 paesi in cui il servizio è attivo, spalanchi le porte a un cambiamento culturale. I protagonisti di Zero, infatti, sono ragazzi italiani di seconda generazione, gli stessi che spesso non si sentono rappresentati. Che sono, come il protagonista Omar interpretato da Giuseppe Dave Seke, invisibili. Ma non è solo a loro che Netflix vuole parlare: Zero è una storia che ci riguarda tutti, perché tutti possiamo (e dobbiamo) essere testimoni di inclusione. Ecco la trama, il cast, e tutto quello che c'è da sapere su questa nuova e, nel suo piccolo, rivoluzionaria serie così come l'hanno raccontata gli attori, gli autori, i registi e i produttori.

La trama di Zero: Non è solo la storia di un ragazzo invisibile

Zero racconta in 8 episodi la storia di Omar, un ragazzo timido, appassionato di manga giapponesi e con uno straordinario superpotere: diventare invisibile. "Non un supereroe predestinato, ma un ragazzo che è costretto a diventarlo", ha specificato Antonio Dikele Distefano, anche autore del romanzo Non ho mai avuto la mia età da cui la serie è liberamente tratta. Quando il suo quartiere della periferia milanese, il Barrio, è in pericolo, Omar dovrà indossare gli scomodi panni di eroe suo malgrado e, per i ragazzi del quartiere Sharif, Inno, Momo e Sara, diventerà semplicemente Zero, come il protagonista dei fumetti che disegna. Ma Zero non è soltanto la storia di Omar. "È anche un po' la storia di tutte quelle persone che nella vita si sono sentite sconfitte, ancor prima di scendere in campo", secondo Distefano. E l'invisibilità del protagonista è principalmente una metafora: ci sono molti ragazzi che vogliono essere visti e ascoltati. Il fatto che l'Italia abbia finalmente un supereroe nero può rappresentare finalmente una cesura con il passato. "I teen drama di oggi non raccontano il mondo in cui vivo, ma questo Paese non è mai stato pronto al cambiamento. Spero che, se la serie dovesse essere un successo, Zero rappresenti l'inizio di un processo di cambiamento", ha ribadito Distefano.

Zero

Zero: Una rivoluzione a partire dal cast

Zero è una serie che vuole lanciare un messaggio di inclusione e sfidare gli stereotipi. "Volevamo dire qualcosa di originale che non fosse già stato declinato negli stereotipi sul tema dell’integrazione e dell'immigrazione", ha specificato il creatore Menotti. E questa mission, a cui Netflix è particolarmente legata, è evidente fin dalla scelta del variegato cast: oltre a Giuseppe Dave Seke, ci sono Haroun Fall (Sharif), Beatrice Grannò (Anna), Richard Dylan Magon (Momo), Daniela Scattolin (Sara), Madior Fall (Inno), Virginia Diop (Awa), Alex Van Damme (Thierno), Frank Crudele (Sandokan), Giordano de Plano (Ricci), Ashai Lombardo Arop (Marieme), Roberta Mattei (La Vergine), Miguel Gobbo Diaz (Rico) e Livio Kone (Honey).

Non chiamatela "diversity"

Molti di loro sono attori con nessuna o poca esperienza e hanno background culturali diversi. Sono italiani di prima o di seconda generazione (non "nuovi italiani", come spesso si sentono ancora chiamare) che hanno potuto, finalmente, ricoprire ruoli sfaccettati, lontani dagli stereotipi. Ma guai a considerare Zero una serie che parla di tutti i ragazzi neri. "È la storia di un ragazzo nero, non di tutti. La vittoria vera, per noi, sarà quando si parlerà solo delle cose che fanno i protagonisti e non del colore della loro pelle. Non mi piace parlare di diversity. Preferisco chiamarla normalità", ha detto Antonio Dikele Distefano.

Dalle riprese in lockdown alla cura della colonna sonora: Parlano, il creatore, i registi e i produttori

Girare Zero non è stato facile. La troupe era pronta per partire alla volta di Milano proprio a marzo 2020, quando la Lombardia e l'Italia intera diventavano per la prima volta zona rossa. Molte scene, hanno spiegato i produttori, sono state girate a Roma dove gli attori hanno vissuto insieme, in lockdown, per tre mesi in hotel (un'esperienza che, hanno raccontato, ha permesso loro di instaurare un'amicizia vera, che poi hanno saputo portare anche sullo schermo). Molti ambienti sono state ricostruiti in studio e, solo in un secondo momento, è stato possibile girare nel quartiere Barona di Milano, la location "naturale" della serie. È stato, questo, un passaggio fondamentale perché ha permesso ai registi e agli autori di conoscere i veri ragazzi della periferia milanese e portare il loro mondo nella serie. "Quando siamo stati sul territorio, abbiamo capito che i ragazzi della periferia volevano essere considerati italiani e si sentivano parte del quartiere. Volevano difenderlo a tutti i costi. Quello è stato veramente l'inizio della storia di Zero", ha detto Menotti.

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I brani originali scritti per la serie

Fondamentale, per costruire le atmosfere "da strada" della serie, è stato affidarsi ad artisti contemporanei che hanno saputo trasferire in musica le emozioni. "Abbiamo voluto coinvolgere direttamente i talent e dare loro la possibilità di costruire insieme la colonna sonora", ha spiegato il produttore Nicola De Angelis di Fabula Pictures. Per questo, in Zero ci sono canzoni inedite come il brano intitolato Zero, scritto da Mahmood, Petrella e Faini e prodotto da Dardust e 64 barre di Paura di Marracash prodotto da Marz. La musica, insomma, vuole essere un linguaggio autentico per raccontare "una storia universale, in cui davvero si possono immedesimare tutti", come ha definito Zero il regista Mohamed Hossameldin che ha diretto la serie insieme ai colleghi Paola Randi, Ivan Silvestrini e Margherita Ferri.

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