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The Beatles - Get Back: a tu per tu coi Fab Four come non li abbiamo mai visti né sentiti

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Dal 25 novembre in tre parti arriva su Disney+ l'importantissima docuserie di Peter Jackson The Beatles - Get Back, che ci porta indietro nel tempo negli studi di Twickenham e Apple dove il gruppo si riunì per registrare l'ultimo album e suonare un'ultima volta insieme. E il risultato è eccezionale.

The Beatles - Get Back: a tu per tu  coi Fab Four come non li abbiamo mai visti né sentiti

Proprio in questi giorni, Billboard ha pubblicato la classifica dei più grandi artisti musicali di sempre: al primo posto, davanti a Madonna, non potevano che esserci i Beatles. Su di loro esiste una bibliografia infinita, è in preparazione un film dedicato al loro primo manager, Brian Epstein, i loro volti ci sorridono da poster, magliette, calendari e tazze (con Marilyn Monroe sono le icone più rappresentative del 20esimo secolo), nella loro discografia si scoprono sempre nuove perle inedite: oggi come e più di 50 anni fa, i 4 di Liverpool sembrano davvero più famosi di Gesù Cristo, come disse John Lennon in una frase che presa fuori contesto scatenò contro il gruppo l'ira dell'America bianca e razzista e perfino del Ku Klux Klan, cui i nostri stavano già sullo stomaco per le loro posizioni progressiste. Le canzoni di Lennon & McCartney, ma anche quelle di Harrison e Starkey sono ancora conosciute e cantate in tutto il mondo, di generazione in generazione, e la loro breve ma intensa esperienza (23 album in 10 anni, due film, futuristici videoclip, un lungometraggio d'animazione, fumetti, una serie animata, innumerevoli concerti) ha influenzato moltissimi musicisti venuti dopo di loro. I Beatles sono stati uno dei primi gruppi, se non il primo, a fare della sperimentazione una delle loro cifre stilistiche, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sonorità.

Formatisi come Quarrymen da ragazzini, nel 1956 (Paul aveva 14 anni, John 16 e George solo 13: e c'è chi oggi si stupisce per i Maneskin), in formazione definitiva e col nuovo nome, con Ringo alla batteria, alle prime canzonette yé yé sostituirono ben presto musica sempre più sofisticata e densa di contaminazioni, che spaziava dalle romantiche ballad al soul, dal rock psichedelico a quello più duro, dal folk alla canzone umoristica, sovrapponendo e invertendo voci, strumenti, con arrangiamenti sempre innovativi. A suggellare un'intesa senza precedenti furono poi le loro incredibili armonie vocali e sonore: niente male per quattro ragazzi che non erano nemmeno in grado di leggere lo spartito. Ciliegina sulla torta di un'annata Beatlesiana senza precedenti, arriva dal 25 novembre su Disney+, la docuserie di Peter Jackson The Beatles – Get Back, che, inizialmente annunciata come film, poi come miniserie, si è espansa da sei a quasi otto ore. E per fortuna.

Guarda The Beatles - Get Back su Disney+

The Beatles – Get Back: l'impresa di Peter Jackson

Alla fine di questo immersivo tour de force al fianco dei Beatles, infatti, viene addirittura voglia di vedere altro, anche se l'impresa di Peter Jackson, anch'egli fan del gruppo, è senza precedenti. Grazie al supporto di Bob Iger della Disney il regista premio Oscar ha avuto la possibilità di tirar fuori dall'archivio e visionare circa 60 ore di riprese video in 16 mm realizzate dal regista Michael Lindsay-Hogg durante le famose (e a lungo famigerate) Get Back Sessions nonché di ascoltare le registrazioni sonore effettuate prima ai Twickenham Studios poi alla più intima Apple di Savile Row, che durano più del doppio. Chissà, ci chiediamo, cosa sarà rimasto fuori e quanto sia costato al regista “limitarsi” a poco più di un decimo del totale. Ma il risultato, ripulito digitalmente nel video e nel sonoro, che ci rende i colori e le voci nitide e brillanti, è lo straordinario racconto, giorno per giorno (con tanto di calendario) di quelle previste due settimane, diventate poi quasi un mese, dal 2 al 30 gennaio 1969, in cui i Beatles, 3 anni dopo l'addio ai concerti dal vivo e da 2 orfani del loro mentore Brian Epstein, si ritrovano per scrivere e provare le canzoni di un nuovo album che vorrebbero registrare dal vivo. Per questo pensano a uno spettacolo col pubblico (Lindsay-Hogg pensa in grande e propone l'anfiteatro romano di Sabratha, in Libia, ma la cosa non li convince) e a un documentario su tutto questo. Ma sono incerti, stanchi, confusi e, come dice esplicitamente Paul McCartney a un certo punto, senza più nessuno come Brian, che li guidi e gli organizzi il lavoro.

Cosa vedremo in The Beatles – Get Back

Nella docuserie di Peter Jackson vedremo la storia nel suo farsi, in un documento che è anche il ritratto di un periodo e di un'epoca. I Beatles sembrano più grandi dei loro 28/30 anni, più maturi, ma sono ancora i ragazzi e gli amici di un tempo, anche se ormai tutti scalpitano per una carriera artistica solista, desiderosi di evolversi e fare qualcosa di diverso, perché si rendono conto di non essere più un gruppo coeso (forse non lo sono mai stati), ma quattro distinti individui. Quello che sembra avere più a cuore i Beatles e che vuole bene a tutti è Ringo, buono, affidabile, amabile e spiritoso, l'amico che tutti vorrebbero avere al proprio fianco nei momenti di crisi, mentre gli altri si lasciano spesso trasportare dagli umori del momento. Nei grandi e umidi spazi dei Twickenham Studios dove il produttore Denis O'Dell si appresta ad allestire i set di The Magic Christian, con Peter Sellers (che a un certo punto fa una visita veloce a trovarli, in un clima di mutuo imbarazzo) e lo stesso Ringo, l'acustica non è all'altezza, il suono si disperde e questo aumenta il nervosismo. Ma sono anche giorni felici, creativi, densi di momenti gioiosi e divertenti. Se su Let It Be – Un giorno con i Beatles, il film di Lindsay-Hogg che alla fine venne fuori da queste stressanti sessioni, grava l'ombra plumbea della rottura ufficiale con litigi e recriminazioni, non sorprende che Paul McCartney dopo aver visto la versione di Peter Jackson abbia riconsiderato i suoi ricordi facendo pace con se stesso, come ha dichiarato.

Inizialmente è lui che sembra voler imporre agli altri una sorta di leadership, cosa che dà sui nervi a George Harrison, che di punto in bianco se ne va, lasciandoli in piena crisi. Ma grazie a una conversazione chiarificatrice tra Paul e John, che si è schierato con l'amico (un dialogo non ripreso in video ma registrato con un microfono nascosto), i tre rimasti con le rispettive compagne riescono con fatica dopo un po' a ricucire lo strappo, e con il trasferimento negli studi di registrazione della loro Apple, dopo le prime difficoltà le cose si appianano e la band torna affiatata come sempre. Con l'arrivo di Billy Preston alle tastiere, amico dei Beatles dai tempi di Amburgo, stimato e ammirato da tutti, che si inserisce tra di loro come il quinto naturale elemento, l'umore e la creatività ci guadagnano ancora. Senza scendere nel dettaglio degli eventi più belli e significativi della serie, abbiamo il privilegio di vedere e ascoltare John, Paul, Ringo e George come mai prima d'ora, nelle loro conversazioni più sincere e rivelatrici, e di renderci conto di quanto siano tenaci e a modo loro disciplinati nel lavoro. Li sentiamo parlare di se stessi, del passato, ricordare il viaggio in India mentre commentano il filmino girato da John all'epoca, ascoltiamo i giochi di parole di Lennon, li vediamo scambiarsi gli strumenti, ballare e fare gli scemi, assistiamo alla nascita di canzoni storiche come Get Back, Let It Be e The Long and Winding Road, ma anche alle ballate di George Harrison. Li sentiamo suonare Bob Dylan e i classici del rock n'roll, li vediamo cercare le liriche giuste per le canzoni, eseguire varianti, rivisitare i primi motivi dei Quarrymen, improvvisare jam session: è davvero raro e prezioso poter assistere alla dimostrazione in tempo reale di un processo creativo così geniale.

E tra una tazza di té, un bicchiere di vino bianco, un toast e un piatto vegetariano per George, c'è l'amore tra John e Yoko, sempre presente al suo fianco, rispettosa e complice, accettata da tutti (un altro mito sfatato), c'è Linda Eastman che fotografa Paul e gli altri e sua figlia, la piccola Heather, che gioca col gruppo, in deliziosi quadretti di intimità famigliare. E poi ci sono il leggendario George Martin, così elegante e competente, il road manager Mal Evans in quello che è forse l'ultimo periodo allegro e felice della sua breve vita, Alan Parsons, Neil Aspinall, Glyn Johns, tutto il leggendario entourage dei Fab Four. In conclusione, The Beatles – Get Back è un regalo immenso per tutti gli appassionati del quartetto di Liverpool, che li possono rivedere insieme fino al concerto finale sul tetto della Apple spazzato dal vento, ripreso da telecamere multiple, con gli interventi dei giovani poliziotti che non sanno bene cosa fare e le interviste ai passanti che si raggruppano in strada attratti dalla musica. È come aver preso la macchina del tempo ed essere scesi nella Swinging London di fine anni Sessanta, sull'orlo di un cambiamento epocale, senza sapere, o dimenticando finché dura la magia, quello che è successo dopo. Lì, in quell'istante irripetibile nella realtà ma che è successo, è storia, John, Paul, George e Ringo sono ancora giovani e non sappiamo ancora che sarà l'ultima volta che li vedremo insieme. Possiamo chiudere gli occhi e non pensare che due di loro non sono più con noi, perché la loro musica e il loro carisma sono sopravvissuti al tempo, alle mode e ai limiti della vita umana. E chi ha meno familiarità coi Beatles potrà conoscere quattro amici dotati di talento uniti dalla grande passione per la musica e capire perché il mondo gli voglia ancora tanto bene. Per questo e molto altro, non potete mancare l'appuntamento con The Beatles – Get Back, dal 25 novembre su Disney+.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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