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The Beatles: Get Back, incontro con Peter Jackson, maestro dell'impossibile

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Dal 25 novembre, per 3 serate, Disney + ospiterà l'ultima eccezionale impresa di Peter Jackson: la docuserie The Beatles: Get Back che per quasi 8 ore ci porta in mezzo ai Fab Four, impegnati in una lunga sessione di registrazione di quello che diventerà il loro ultimo album. E proprio Peter Jackson ci ha raccontato come è stato possibile.

The Beatles: Get Back, incontro con Peter Jackson, maestro dell'impossibile

Ci piace immaginare che Peter Jackson abbia un biglietto da visita dove, sotto il nome, c'è stampato in lettere dorate “Specialista in Imprese Impossibili”. Per noi che lo seguiamo dai suoi primi splatter, solo l'uomo che è riuscito a portare sul grande schermo i mondi creati da Tolkien, e ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di una tecnologia che ha permesso di ridare colore e vita ai soldati della prima guerra mondiale, avrebbe potuto riportarci John, Paul, Ringo e George, ancora giovani e creativi, come se fosse oggi, nelle immagini girate oltre mezzo secolo fa dietro le quinte di quelle lunghe e sudate sessioni di registrazione conosciute come Get Back, che avrebbero dovuto produrre un nuovo album e uno spettacolo televisivo con concerto di fronte al pubblico, quando da anni non suonavano dal vivo, stanchi di non poter sentire nemmeno la propria voce. L'album, Let It Be, uscì nel 1970 dopo la rottura del gruppo, lo spettacolo si trasformò nel mitico concerto sul tetto della Apple Records di Savile Row, interrotto dopo 40 minuti dalla polizia per disturbo della quiete pubblica (!). A documentarlo fu il film Let It Be - Un giorno con i Beatles di Michael Lindsay-Hogg, che da una sessantina di ore di girato tirò fuori giusto 80 minuti, di cui metà di prove, dove non mancavano liti e musi lunghi. Ai Beatles il risultato non piacque, e da allora il film non venne più visto. 52 anni dopo Peter Jackson, grazie alla Disney e a Bob Iger, ha avuto a disposizione 4 anni di tempo per vedere il materiale dall'epoca chiuso in un archivio, ripulirlo nel video e nel sonoro, riportarlo alla freschezza e ai colori originali e infine montarlo in una docuserie in tre parti dalla durata di quasi 8 ore, che ci restituisce la creazione nel suo farsi e il ritratto di quattro individui molto diversi da quello che la vulgata e il mito ci hanno tramandato. Soprattutto ci mostra quattro amici, che pur con le rispettive divergenze, ambizioni e differenze caratteriali, hanno un importante vissuto comune e riescono ancora, in condizioni di estremo stress, a divertirsi insieme facendo ottima musica. The Beatles: Get Back, su Disney+ il 25, 26 e 27 novembre, offre immagini e dialoghi inediti senza nascondere niente, creando non solo un capolavoro per gli amanti dei Beatles, ma anche un importante documento storico. E per fare tutto questo, ci ha raccontato Peter Jackson, non si poteva non essere un fan.

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Peter Jackson e i Beatles

Peter Jackson, che ha oggi 60 anni, si dichiara contemporaneo e fan dei Beatles, alla cui musica è arrivato da solo. In casa sua infatti non era mai entrato un disco dei Fab 4 perché la musica che piaceva ai suoi genitori era quella del musical South Pacific e di Engelbert Humperdinck, finché Peter non acquistò i due doppi album, rosso e blu, che nel 1973 raccolsero il meglio dei Beatles, diventando un grande appassionato del gruppo. Decenni dopo, proprio lui si è trovato a visionare 60 ore di girato e ad ascoltare continuamente "the boys" mentre parlavano tra di loro. Dal momento che il sonoro era meno costoso dell'audio, i registratori Nagra erano sempre accesi, spesso nascosti, e documentavano anche quello che accadeva quando le cineprese erano spente. La sensazione in questi quattro anni, ascoltandoli, dice Jackson, era quella di “origliare le loro conversazioni di 52 anni fa, un po' come un agente della CIA. E dal momento che sono un fan dei Beatles capisco i dettagli e le sfumature di quello di cui parlano. Per questo era necessario essere un loro fan per poter capire e decifrare alcuni riferimenti che fanno mentre parlano”.

Una candid camera puntata ininterrottamente sui Beatles

Ma come mai esiste tutto questo materiale non utilizzato che sembra nato da un progetto totalmente disorganizzato? I Beatles entrano nei teatri di posa dei Twickenham Studios il 2 gennaio 1969: l'obiettivo è scrivere in due settimane le 14 canzoni che comporranno il loro nuovo album, eseguirle in uno spettacolo dal vivo (per cui inizialmente si pensa all'anfiteatro di Sabratha, in Libia, presto sostituito da ipotesi più contenute, dalle riprese in studio col pubblico a quello che diventerà alla fine il concerto sul tetto della Apple) e documentare il tutto per un nuovo film (o documentario, anche qua le idee sono poco chiare). Come ci racconta Peter Jackson:

L'ultima volta in cui i Beatles si erano esibiti dal vivo c'era Brian Epstein a organizzare tutto per loro, dagli alberghi ai viaggi nei tour fino al 1966, e quella era stata l'ultima volta che ebbero qualcuno che si occupava di loro. E quando andavano in studio per incidere un album c'era George Martin in sala di registrazione. In questo caso sono a Twickenham perché Denis O'Dell che produce sia The Magic Christian (film con Peter Sellers e Ringo Starr, che in Italia ebbe l'impossibile titolo di Le incredibili avventure del signor Grand col complesso del miliardo e il pallino della truffa, ndr) che Get Back, ha prenotato lo studio per le riprese e loro possono utilizzarlo gratuitamente mentre i set vengono costruiti. Non si tratta della registrazione di un album, ma delle prove per un disco e uno show. Quindi si trovano ad affrontare questa cosa senza il solito supporto, e anche oggi guardando il film non si capisce chi era responsabile del progetto. Loro sembrano pensare che ci sia qualcuno a occuparsene dietro le quinte e si tratta probabilmente di Denis O'Dell, il produttore, che però sta per iniziare le riprese e si occupa del resto solo part-time. I Beatles ingaggiano una battaglia continua col regista Michael Lindsay-Hogg, che cerca di catturare quanto più materiale autentico possibile.

Ovviamente se hai una cinepresa puntata addosso te ne rendi conto e non sei spontaneo, ma Michael era consapevole di questo e quindi aveva deciso di fare in modo di riprenderli e registrarli il più possibile senza che se ne accorgessero, utilizzando dei trucchetti. Ad esempio la macchina da presa stava su un cavalletto e veniva accesa prima che l'operatore si allontanasse per prendere il té, in modo da continuare a girare senza che loro se ne accorgessero, o coprendo con lo scotch la luce rossa. Inoltre Michael nascondeva ovunque dei microfoni per cercare di catturare delle conversazioni autentiche e ad esempio John e George non si rendevano conto di quando venivano registrati i loro discorsi privati, ma invece di dire a Michael “dicci quando state riprendendo e non vogliamo che tu lo faccia in certi momenti”, ingaggiavano con lui questa schermaglia. In particolare loro due se stavano parlando alzavano il volume degli amplificatori e strimpellavano la chitarra, facendo rumore, quindi nei microfoni di Michael c'era questo suono mentre vedevi i Beatles che parlavano in privato. Grazie alla tecnologia computerizzata di cui disponiamo siamo riusciti a togliere le chitarre e far sentire le conversazioni che loro hanno cercato di coprire o di camuffare, mentre lui registrava. E per questo, che a dire il vero è una cosa un po' cattivella da fare, ora possiamo sentire quei discorsi. In realtà i Beatles pagavano la pellicola e Michael, quindi volevano essere ripresi ma al tempo stesso non volevano. In 150 ore di materiale c'è solo un momento in cui Paul McCartney dice “adesso spegniamo le cineprese” e lo fanno, ma anche in quel causo l'audio continua a registrare quindi ci resta quella conversazione.

Come The Beatles – Get Back rilegge l'immagine dei Beatles

Da sempre attenti custodi della loro immagine, oggi i Beatles rimanenti e gli eredi di John e George, sanate col tempo le ferite del passato, si dimostrano più aperti nei confronti della loro storia e disposti a mettersi a nudo. Saranno l'età e l'esperienza ma Peter Jackson ha avuto piena collaborazione da quelli che risultano produttori ufficiali del progetto, ovvero Paul McCartney, Ringo Starr e le vedove di John e Ringo, Yoko Ono Lennon e Olivia Harrison. Commenta Peter Jackson sui Beatles che vedremo:

Quando pensiamo ai Beatles, pensiamo a come li abbiamo visti in A Hard Day's Night e Help!, nelle interviste e conferenze stampa degli anni Sessanta, ma sono tutte situazioni in cui si esibiscono. Qui, come dicevamo, quando non sanno che sono ripresi e registrati li vediamo come sono al cento per cento. In altre circostanze li abbiamo visti affascinanti, e divertenti, ma ora sono qui per fare un progetto molto ambizioso, e cosa potrebbe rivelare di più del carattere e della personalità di qualcuno del vederlo alle prese con dei problemi? Questo diventa molto rapidamente un problema per loro e quando George all'improvviso se ne va è un problema enorme. Vedendo come affrontano le crisi mi sono detto che sono dei ragazzi normali, delle brave persone, diverse tra loro, come è normale che siano quattro individui. Noi siamo abituati a pensare a loro come ad un'unità, col loro aspetto e la caratterizzazione che avevano negli anni Sessanta: quello affascinante, il silenzioso, il buffone eccetera. Avevano delle etichette ma li pensavamo come un tutt'uno e qui vediamo invece quattro persone distinte che affrontano le cose a modo loro. Alla fine li ho rispettati anche di più perché quando togli il velo al mito e vedi la verità nuda e cruda devi essere pronto a restare deluso, ma io penso ai Beatles in modo molto diverso ora, non penso alle loro acconciature, ai personaggi e al loro modo di vestire, come facevo da fan, ma penso a loro come a persone ed esseri umani. Credo che dopo aver visto The Beatles – Get Back si capisca che sono ragazzi bravi e sensibili, non ci sono primedonne, hanno i loro disaccordi e le loro ambizioni, perché sono persone diverse ma sono quattro bravi ragazzi.

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La reazione dei Beatles a un documentario rivelatore

Sappiamo che Paul McCartney e Ringo Starr hanno visto The Beatles - Get Back e in una recente intervista il primo ha raccontato di come addirittura rivedersi all'epoca gli abbia fatto cambiare la percezione delle cose e dei ricordi. Dal momento che i Beatles stesso hanno dato l'imprimatur a questo progetto, Peter Jackson ci racconta come hanno reagito e quali erano i suoi timori.

Mi hanno dato totale libertà come la dettero a Michael Lindsay-Hogg, anche se non amarono il risultato e lo tolsero dalla circolazione. Il lavoro di Michael fu girare il materiale che sarebbe stato di introduzione nei 30 minuti prima del concerto, non doveva essere uno sguardo dietro le quinte, ma solo immagini di loro che provano e poi lo show televisivo. Ovviamente lui trovò molto più di quello che cercava e quando cambiarono a metà strada, qualcuno nel loro entourage ebbe l'idea di farne un documentario, un ultimo film dei Beatles. Io l'ho rivisto di recente e non è un brutto film, non merita la triste reputazione che ha, ma credo che sia rimasto coinvolto nella mitologia delle tristi sessioni di Get Back. 50 anni dopo tutto questo, non sapevo cosa aspettarmi. Ho parlato molto con Michael che mi ha detto che i Beatles ogni giorno andavano da lui uno dopo l'altro a dargli istruzioni contraddittorie e lui doveva cercare di accontentare tutti. Ad esempio non gli permisero di far vedere George che se ne andava, e io mi chiedevo quanto di questo sarebbe successo a me, perché è noto che i Beatles controllano da sempre la loro immagine. Ora ho la sensazione che sia il momento storico giusto, è passato tanto tempo e penso che non siano più preoccupati di questo.
Mi aspettavo che mi dicessero che qualcosa non andava o che avrebbero preferito togliere una conversazione, o altro, e questo non mi avrebbe sorpreso né mi sarei arrabbiato, e invece non mi hanno dato una singola nota, non hanno fatto nessuna richiesta in proposito. Lo hanno visto e sicuramente è stata una delle esperienze più stressanti della loro vita e ci vuole coraggio da parte loro per esporre in pubblico quello che è successo dietro le quinte per la prima volta in assoluto, a parte nel film Let It Be che hanno fatto sparire, quindi c'è un po' di nervosismo perché sono consapevole del fatto che fanno vedere se stessi per la prima volta come realmente erano. La reazione più importante l'ha avuta Paul quando l'ha visto e mi ha detto “è un ritratto molto accurato di come eravamo allora” e io sono stato molto felice perché è proprio quello che cercavo di fare. Ho visto 150 ore di materiale e poi ho dovuto ridurlo e condensarlo e nel processo di riduzione ero preoccupato che l'insieme risultasse sbilanciato. Per me la cosa più importante - e credo anche per loro - è sempre stata che fosse fedele alla verità, che loro non vogliono edulcorare. La Disney ad esempio voleva togliere le parolacce, ma Ringo, Paul e Olivia hanno detto “così eravamo e così parlavamo, per favore, non fatelo”.

Per una full immersion senza precedenti nel mondo dei Beatles, il gruppo musicale più unico, creativo e straordinario che sia mai esistito, e vedere John, Paul, Ringo e George senza filtri, come realmente erano, appuntamento su Disney + per The Beatles – Get Back il 25, 26 e 27 novembre.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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