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Sono figlie, ma sembrano pazienti: Incontro con gli autori della serie Tutta colpa di Freud

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In arrivo su Prime Video dal 26 febbraio, Tutta colpa di Freud è una serie ispirato dall'omonimo film, ce ne parlano ideatore e regista, Paolo Genovese e Rolando Ravello.

Sono figlie, ma sembrano pazienti: Incontro con gli autori della serie Tutta colpa di Freud

Figlie, non pazienti. Sembra facile, andatelo a dire allo psicanalista di mezza età che ha cresciuto tre ragazze, dopo essere stato abbondato dalla moglie, e che se le ritrova tutte in casa di nuovo quando anche la più giovane doveva, in teoria, andarsene a vivere da sola, altrove. È il canovaccio raccontato da Paolo Genovese nella commedia di successo del 2014, Tutta colpa di Freud, con lo psicanalista Marco Giallini che ha lasciato il testimone a Claudio Bisio in una serie ispirata a quella storia e a quei personaggi, trasferita da Roma a Milano, in arrivo su Amazon Prime Video il 26 febbraio e in autunno su Canale 5, con la regia di Rolando Ravello, e Paolo Genovese che torna come autore e ideatore della serie.

“La serie nasce dal film, che aveva una sceneggiatura lunghissima”, ha dichiarato l’autore romano incontrando la stampa via zoom, “avevamo tagliato molto e c’era davvero materiale per approfondire le storie e i personaggi, come le tre figlie. L’idea l’avevamo avuta subito, poi tre anni fa Mediaset cercava una produzione family e hanno deciso di provare a raccontare più ampiamente questa storia. In generale quando fai una serie tratta da un film lo fai se è piaciuto al pubblico, naturalmente, e Freud ha avuto una grossa accoglienza. Il tema piace e c’era motivo per sviluppare l’idea, che poi ovviamente ha portato verso direzioni anche molto diverse rispetto al film originale.”

Un incontro con autori e cast presenti in uno studio romano, tutti a salutare con grande calore il grande assente, Claudio Bisio, che proprio oggi ha annunciato sui social di essere in quarantena in casa, positivo al Covid-19. 

Ravello ha spiegato così il cambio di città. “Milano è quasi una novità, quasi desueta al cinema, ormai si gira solo a Roma o in Puglia. Era una novità, e ci ha consentito di introdurre nella serie un personaggio curioso come Matteo, interpretato da Max Tortora, nei panni di un NCC grande amico del protagonista. La cosa bella è che lui e Claudio neanche si conoscevano prima, eppure sono riusciti a raccontarci le differenze fra Milano e Roma in maniera sorniona, diversa, con ironia: indolenza contro fretta. Sono stati una fantastica coppia comica. Con loro e gli altri abbiamo molto improvvisato, girando con due macchine da presa per inseguire chi improvvisava”.

Max Tortora parla così del suo personaggio e dell’intesa con Bisio. “È verace, ma a sua volta ci vede meglio del protagonista, ci mette del suo, perché la vita la conosce, ha portato tanta gente nella sua macchina. Talvolta sembra sia lui lo psicanalista, ma sono flash e poi rientra nella sua quotidianità. Dal primo giorno con Claudio è stato come se ci conoscessimo da anni, per fermarci ci dovevano menare. Avevamo grande amore per l’improvvisazione, ma lo puoi fare solo quando qualcuno ha messo un bel tappeto sul quale poter camminare, con i paletti giusti. Ci siamo trovati e divertiti da subito”.

Una commedia italiana, un genere raramente esportabile, ma questa volta è stato diverso, anche per la destinazione, come ricorda Paolo Genovese. “Amazon è stata coinvolta fin dall’inizio, l’idea è sempre di scrivere un prodotto esportabile, il tema di Freud aiuta, come le dinamiche familiari e sentimentali, che sono tematiche assolute. Abbiamo cercato, specie per le parti comiche, di non raccontare cose comprensibili solo nel nostro paese, ma godibili ovunque. Non ho pensato di dirigere, perché l’ho già fatto, mi interessava come qualcun altro avrebbe raccontato la storia, piuttosto che raccontarla per una seconda volta.” A proposito di seconda volta, alla domanda se ci sarà una seconda stagione, Genovese ha risposto così, “qualunque serie parte con la voglia di continuare a raccontare la storia di quei personaggi, Tutta colpa di Freud penso si presti a seguire l’evoluzione dei personaggi e le dinamiche della famiglia. Dipende dal pubblico, se si affezionerà avrà senso".

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