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Marte torna su National Geographic con la stagione 2: Una chiacchierata con gli autori

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Appuntamento con il docudrama ogni giovedì alle ore 20:55.

Marte torna su National Geographic con la stagione 2: Una chiacchierata con gli autori

Giovedì 22 novembre, alle ore 20:55, Marte torna su National Geographic con la seconda stagione inedita. Il Pianeta Rosso è stato raggiunto e la colonia è abitata. Ci "siamo" arrivati dopo 5 anni (il primo ciclo di episodi si era concentrato sul viaggio e sulle difficoltà di colonizzare il quarto pianeta del nostro sistema solare). Un ibrido tra una serie tv e un documentario, Marte è un esperimento unico nel suo genere, un docudrama diviso tra fiction ed eventi reali con attori, scienziati e attivisti che interagiscono sul piccolo schermo. Abbiamo incontrato a Londra lo scienziato e giornalista Stephen Petranek, autore del libro su cui la serie è basata, How We'll Live on Mars, nonché suo co-produttore esecutivo e consulente scientifico. Con lui c'erano la showrunner e sceneggiatrice Dee Johnson e l'autrice, analista, e giornalista investigativa sul petrolio e l'energia Antonia Juhasz. Ecco cosa ci hanno raccontato della loro esperienza e di questa nuova stagione di Marte.

Raccontateci qualcosa della vostra esperienza nella serie.
Johnson: Far parte di uno show di National Geographic, in particolare uno basato su fatti scientifici (d'altronde è quello che fanno regolarmente, tutti i loro programmi sono basati su fatti scientifici accuratamente provati), è fantastico. Durante lo sviluppando della seconda stagione in particolare, abbiamo lavorato a stretto contatto con il team scientifico, per cercare di trovare il modo di incanalare tutte le informazioni scientifiche troppo specifiche verso il nostro pubblico. Soprattutto tutte quelle informazioni riguardanti Marte che ci servivano appositamente per la serie. Anche a livello psicologico e morale, abbiamo dovuto scavare a fondo, e dal mio punto di vista di sceneggiatrice, mi sono a volte ritrovata bloccata nel venire a conoscenza di alcune informazioni e nel non riuscire a trovare il modo di farle passare. Nella seconda stagione abbiamo dovuto affrontare tutti i problemi di una colonia. Ovvero di cosa si viva su Marte, di cosa si abbia bisogno, di cosa voglia dire non poter mai respirare un soffio d'aria fresca, e cosa significhi non poter provare più la sensazione della pelle nuda a contatto con l'aria. Cose che ti farebbero diventare pazzo.
Juhasz: Quando mi sono interessata inizialmente alla vita degli astronauti, mi hanno detto che, come gruppo, tendono a essere persone con personalità alpha, tipi aggressivi, perché devono essere in grado di prendere il controllo di un'intera astronave anche in pochi secondi. In questa serie vediamo invece un gruppo di donne forti al comando, che, a mio avviso, credo siano molto più portate a risolvere problemi complessi in modo più costruttivo.

Marte

C'è una bella premessa alla base della colonia: non ripetere gli stessi errori che abbiamo commesso sulla Terra. Ma quanto è davvero possibile?
Johnson: Sappiamo bene che la storia si ripete, e quando stavamo sviluppando la seconda stagione, avevamo bene in mente questo, seppure cercando di evitare errori madornali tipo distruggere l'ambiente indigeno, anche se in qualche modo accadrà. Ho cercato di essere ottimista, soprattutto alla fine della serie, quando arriveremo a vedere un po' di ottimismo e speranza, ovvero che forse abbiamo imparato davvero qualcosa.
Juhasz: Uno dei motivi per cui sono qui è per studiare e imparare come le nostre azioni sulla Terra, in particolare riguardo l'estrazione del petrolio, ci abbiano portato a creare un mondo dove tra poco non saremo più in grado di vivere. È per questo che ci stiamo spostando su Marte. E di questo cerchiamo di informare il pubblico in questa serie. La cosa importante è che abbiamo imparato qualcosa. Ci sono movimenti di persone che nel mondo si battono con passione per il clima e i diritti dell'ambiente, anche tra chi si occupa di industria e tecnologia ad esempio, e cerca di fare quello che fa nel migliore dei modi possibili.

Quanto è diverso per te scrivere la sceneggiatura per un ibrido come questo?
Johnson: Questa è stata in assoluto la cosa più insolita che abbia mai fatto. Dal punto di vista della scrittura è stato complicato riuscire a creare una storia che si intersecasse con la parte documentaristica. Per me è stata la sfida più grande riuscire a mantenere la tensione della parte fictional. Per quanto riguarda le riprese, le due parti sono state girate contemporaneamente, noi in più abbiamo avuto il beneficio del montaggio, ma poi c'era di nuovo tutta la parte degli effetti speciali. È stato un processo fantastico, e per me molto divertente.

Marte

Stephan, hai la ferma convinzione che entro 10 anni al massimo la vita su Marte non solo sarà possibile ma addirittura perentoria se vogliamo salvare il nostro bellissimo Pianeta Blu. In quest'ottica, quanto costerà un biglietto per Marte?
Petranek: Non sarà la spesa il problema. Diciamo che tutte le nazioni interessate al progetto tenderanno a tenere i prezzi abbordabili. Per ora parliamo di 10 milioni di dollari a persona. Piuttosto, una volta arrivati su Marte, dovremo rimanerci. Sarebbe troppo costoso riportarci indietro. Devi avere la forza di farlo, a meno che non decidi di portarci tutta la famiglia.

Ma andarci e andarci a vivere sono due cose diverse. 
Petranek: Quanti milioni di rifugiati esistono? Nel mondo ne sono stimati 55 milioni. Se anche a una minima parte di questi rifugiati fosse offerta un'alternativa decente, del tipo, ti diamo la possibilità di abbandonare questo ambiente ostile e tremendo, per te e la tua famiglia, dove non hai una casa, non hai nulla, anzi, ti stai ammalando e i tuoi figli non hanno la prospettiva di un futuro, perché il sistema educativo è tremendo, e ti offriamo invece un pacchetto tutto compreso con una vita più decorosa, e in più tutto sarebbe spesato dal governo, pensi che non accetterebbero?

E cercheremo di replicare la Terra?
Petranek: Ci proveremo sicuramente, cercando di fare anche meglio, nell'ottica di attrarre persone che volontariamente si trasferiscano su Marte, garantendo per questo una vita migliore, esattamente come quando i primi pellegrini sono arrivati in America. Considerando che le ultime stime danno alla Terra un'autonomia di 13-14 anni, io ci penserei.



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