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Christian: dal 28 gennaio arriva su Sky la serie italiana che non ci aspettavamo (e che ci meritavamo)

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Dal 28 febbraio su Sky e NOW arriva un nuovo prodotto Sky Original, la serie in sei puntate coprodotta con Lucky Red, Christian, un prodotto originale e pieno di sorprese con uno dei migliori cast degli ultimi anni. Ce ne parlano realizzatori e protagonisti.

Christian: dal 28 gennaio arriva su Sky la serie italiana che non ci aspettavamo (e che ci meritavamo)

Christian è quello che non ti aspetti da una serie italiana. Coprodotta da Lucky Red e Sky, che lo trasmetterà dal 28 gennaio (anche su NOW) è un crime in sei puntate con risvolti soprannaturali, in cui dramma, commedia, fumetto e cinefilia si innestano su una base realistica. Stupisce e conquista non solo con la parabola del suo protagonista, ma con la fluidità della regia e la coesione di tutti i reparti, dalla recitazione agli effetti speciali, dalla musica alle location (la Città-Palazzo costruita su due realtà periferiche come il Serpentone di Corviale e Vigne Nuove), dalla fotografia alla narrazione: nessun elemento, per quanto riconoscibile, prevale sugli altri, e il risultato è un’opera originale, che cattura fin dal primo fotogramma. Tra omaggi e citazioni declinate in modo originale (nelle prime due puntate, che abbiamo visto, Il silenzio degli innocenti e Le iene – le riconoscerete – ma anche una strizzata d'occhio a un'altra serie Sky di grande successo, Il miracolo), ci affezioniamo immediatamente ai personaggi, dal protagonista Edoardo Pesce in una bellissima performance a Claudio Santamaria nel ruolo di uno sfregiato postulatore (l'uomo incaricato di verificare la veridicità dei miracoli) del Vaticano, da Silvia d'Amico, bravissima nella parte di una tossica che si vende per una dose ma che diventerà ben altro, al cattivo diverso di Giordano De Plano.

Ma citare solo pochi attori farebbe un torto a Lina Sastri, Antonio Bannò, Francesco Colella, Milena Mancini, Gabriel Montesi, Ivan Franek, Giulio Beranek e gli altri, che contribuiscono a un cast corale di grande spessore. L'idea originale è di Roberto "Saku" Cinardi (anche regista della quarta puntata), che si è ispirato liberamente al graphic novel “Stigmate” (1999), di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattotti, da cui ha tratto un corto interpretato da un altro enfant prodige della scena audiovisiva italiana come Gabriele Mainetti, e che ha alle spalle una bella carriera nei videoclip musicali. La sceneggiatura è di Valerio Cilio, Enrico Audenino, Renato Sannio e Patrizia Dellea. Showrunner della serie e regista di cinque puntate è Stefano Lodovichi. In poche parole, Christian è la storia di un omone abituato a spaccare le ossa altrui per far rispettare la legge imposta dal boss del suo quartiere, il fratellastro Lino. Ma un giorno proprio le mani che gli servono per "lavorare" mostrano due dolorose ferite: sono stimmate, capitate in sorte a quello che sembra il meno adatto a riceverle.

A presentare Christian alla stampa collegata in remoto  c'erano proprio tutti, uniti nell'orgoglio per un prodotto assolutamente originale per la nostra serialità. Lo sceneggiatore Valerio Cilio, ricordando la lunga genesi del progetto, arrivato a compimento dopo anni grazie all'intervento di Sky e Lucky Red, risponde così a una domanda sul metodo seguito per realizzarla:

Parlare di metodo già mi fa ridere, quando abbiamo iniziato non avevo nessun capello bianco e giocava ancora Totti. In tutte le fasi della scrittura ci siamo sempre divertiti, provando a confrontarci su ogni cosa, la prima regola è sempre stata quella di divertirci e l’altra - fondamentale - quella di schivare le cose già viste, cambiare, magari anche sbagliando, quando ci accorgevamo di cadere nel prevedibile.

L'autore del soggetto originale, Roberto "Saku" Cinardi, parla della genesi dell'idea sviluppata da Cilio, Enrico Audenino e gli altri sceneggiatori della serie:

Nasce nel 2012 quando ho fatto il cortometraggio che era anche il videoclip di Salmo, uscito nel 2015, poi è venuta l’idea di svilupparne un concept di serie o di film che ci piaceva molto. Per me è stato fondamentale lo Short Film Market, dove ho potuto partecipare al board e alle one to one, destando l'interesse di Lucky Red. La cosa più emozionante e soddisfacente per me è stato lavorare per la prima volta con dei protagonisti, è stata una vera e propria scuola dove ho appreso come si sviluppa una serie e la si porta ai massimi livelli, con la soddisfazione di vedere crescere fino a Sky Atlantic un progetto partito quasi dal nulla.

Protagonista nel ruolo di Christian è Edoardo Pesce, che offre un'interpretazione in cui dà al personaggio, materiale e brutale in apparenza, una dolcezza e una fragilità che si riveleranno nel corso della storia:

È inutile che dica il piacere che ho provato quando mi hanno proposto questo ruolo, lavorando con Lucky Red e con dei professionisti si va sul velluto, poi la scrittura era molto bella, bastava prepararsi e andare sul set. Mi ci sono affezionato, è la mia prima volta come protagonista di serie ed è stato un impegno temporale notevole durato 3 mesi. Ho dovuto capire dove stava il personaggio e ho visto la possibilità di inserirci anche delle miei caratteristiche personali, quindi Christian fa anche parte della mia persona, con la sua ironia, il cazzeggio, il suo cercare di alleggerire le situazioni in cui si trova. È un ragazzo molto semplice che non ha obiettivi di potere, non è un avido, non ha ambizioni e non sa che fare con questo dono o superpotere che gli capita. Non è un cattivo, è un ragazzone che considera giustamente come massimo della felicità che la madre stia bene e che ci sia una situazione economica tranquilla. È semplice ma di una semplicità positiva, non nell’accezione negativa del termine.

Silvia D'Amico, vista e apprezzata in film come Il colpo del cane e Non essere cattivo, interpreta Rachele, una ragazza tossicodipendente il cui destino sembra segnato ma la cui vita cambia dopo un incontro fatidico con Christian.

Ognuno di noi ha messo qualcosa di sé nel lavoro che ha fatto, evidentemente anche gli autori nello sceglierci hanno visto in noi qualcosa di simile ai personaggi. Io sono la vicina di casa di Christian, un po' la sua sorella minore (tanto che inizialmente il personaggio si chiamava Alessia e Edoardo l'ha ribattezzato come la sua vera sorella). Devo tanto del mio lavoro a tutto il gruppo, alla produzione, ai registi e a chi l’ha scritta. Mi sono subito accorta leggendo la sceneggiatura che era una vera fortuna poterlo fare.

Claudio Santamaria è Matteo, l'uomo di Dio sulle tracce dei miracoli:

Matteo per me ha vari riferimenti biblici: è San Tommaso, è Isacco messo alla prova dal Signore, è l'Arcangelo Gabriele che è il braccio armato di Dio. È un personaggio estremamente conflittuale all’interno, dilaniato dal mistero della fede. Lui stesso ha avuto un incontro in prima persona con qualcosa che lo ha fatto avvicinare molto a Dio. Matteo rappresenta il conflitto e in questa Città-Palazzo si inserisce come un alieno. Il volto sfigurato fa di lui personaggio, una maschera che parla da sola. Anche lui ha le sue stimmate.

Al di là dei riferimenti religiosi e del realismo di certe situazioni, uno dei punti di forza di Christian è la forte carica di ironia, su cui insiste il regista Stefano Lodovichi:

L’unico modo per fare un supereroe da noi è farlo "all’amatriciana", cercare di mescolare un po’ di toni, metterci un po' di Schwarzy e Stallone e mescolare il tutto. Troppi progetti si prendono troppo sul serio, noi abbiamo giocato da subito sul prenderci in giro. Se citiamo la commedia all'italiana è perché pensiamo innanzitutto ai grandi protagonisti di quel cinema, come Manfredi e Sordi, i film di Monicelli, Risi e Scola che ha raccontato pasticcioni inadeguati alla realtà in cui vivono. Noi abbiamo fatto un lavoro su dei personaggi con un trauma, che cercano di trovare una soluzione e fanno sempre peggio.

Francesco Colella è Tomei, il veterinario che "cura" le ferite e le vittime dei protagonisti a Città-Palazzo in cambio di parecchi soldi:

Ho percepito l’intelligenza di questo gioco, il mondo descritto in Christian è lo specchio deformante di una società, un concetto che viene proprio da Aristofane e ho visto anche il riferimento a un film che è stato un atto coraggioso come Brutti sporchi e cattivi di Scola. Questa serie ha avuto questo tipo di coraggio, sa toccare con realismo anche delle punte grottesche. In uno specchio deformante trovi anche la superstizione, la credulità, l’ipocrisia di una società civile. Tomei vive in un mondo separato, è entrato in quello che per lui è l'inferno per punire nient’altro che se stesso per un dolore di cui si sente colpevole, congela i sentimenti, utilizza le persone per dei soldi con cui non fa nulla. È come se fosse un filosofo cinico. Vorrei anche fare pubblicamente i miei complimenti agli scenografi per aver creato la sua tana, un ambiente in cui avevo tutte le ispirazioni possibili per vivere questo tipo di personaggio.

Lina Sastri è Italia, la madre di Christian e Lino. La conosciamo affetta da Alzheimer, accudita da Christian e Lino: "In questa realtà iper-reale io sono una presenza reale, una persona che vive fasi diverse ma che è una presenza umana. Italia vive in questa storia quasi inconsapevolmente e poi avrà la consapevolezza di attraversarla in maniera umana sincera. Voglio ringraziare la regia e tutti per l'intelligenza e la sensibilità nel racconto e per essermi stati vicini in un momento molto particolare della mia vita".

A una domanda sulle somiglianze con certi personaggi e situazioni di Lo chiamavano Jeeg Robot, risponde Claudio Santamaria:

L’ambientazione di questi due personaggi e mondi si toccano, forse avremmo potuto fare un crossover tra Christian ed Enzo Ceccotti. Jeeg è stato un apripista, ma queste idee di Saku sono nell’aria da anni (il progetto è precedente al film di Mainetti, ndr), sono anni che aspettiamo di riaprire finalmente le porte al genere e tornare a divertirci con temi che non riguardino solo il nostro ombelico ma siano esportabili e universali. In Italia sappiamo prendere anche delle tematiche che vengono da altri paesi e farle nostre, dargli profondità e realismo attraverso il divertimento, come faceva la commedia all’italiana. In America c'è un supereroe in ogni armadio: è un genere attuale, accettato, noi per arrivare a far sospendere l’incredulità allo spettatore dobbiamo fare un percorso più faticoso. Il miracolo ha a che fare con qualcosa di misterioso, c’è bisogno in Italia di genere, di divertimento, gioco e intrattenimento.

Chiudono il cerchio parlando dei loro personaggi quattro degli attori del cast. Milena Mancini è Anna, moglie di Lino e madre di Davide, che nei primi due episodi vediamo a letto, malata: "È difficilissimo parlarne senza rivelare quel che succede. La cosa che mi ha divertito di più è stato il lavoro sul look, che è stato un percorso coraggioso. Spesso un regista ti prende esattamente come sei anche a livello di immagine, invece per Anna, la moglie del boss, ci siamo giocate tutte le carte". Giordano De Plano è Lino: "È il boss di questa Città-Palazzo e vuole continuare a esserlo, ma in realtà cambia. Col figlio sa essere padre ed è marito, vive il suo ruolo ufficiale di capo ma cambia a seconda delle persone con cui si relaziona. Non è solo quello che può sembrare, avrà anche lui dei cambiamenti. Una cosa a cui tengo molto e che vorrei dire è che questo è un lavoro che vive molto di ensemble, corale, con un gruppo di attori veramente incredibili e sono orgoglioso di esserne parte, di essermi trovato insieme a loro al posto giusto nel momento giusto".

Antonio Bannò, giovane e talentuoso attore che abbiamo scoperto in Go Home e ritrovato in Suburra - La serie e Vita da Carlo, qua è "Davide, il delfino, o il principe. Il bello è che Giordano mi trattava davvero da figlio durante le riprese. Ci tenevo a ringraziare gli sceneggiatori per avermi dato un personaggio con un arco narrativo meraviglioso e vorrei ringraziare anche Edoardo, è bellissimo recitare con lui e a volte non si recita neanche. Come ci dicevano all'Accademia: quando lavori con dei bravi attori non hai neanche bisogno di recitare". Gabriel Montesi, che abbiamo visto anche in Favolacce, è "Penna, un piccolo malvivente che lavora per Lino e che ha un conto in sospeso con Christian. È stato un onore e bellissimo lavorare con tutti, un gruppo davvero fantastico. Mi sono divertito fin dalla prova costume, quando cercavamo una maschera per il personaggio. Sono partito come spalla nella fase dei provini e il mio ruolo è diventato poi più importante. Penna mi ha fatto riflettere come persona su quello che ho e quello che non ho".

Ci rendiamo conto che gran parte di queste dichiarazioni risulterà sibillina, o troppo generica, ma con Christian il pericolo di spoiler è dietro l'angolo e sarebbe davvero un peccato non arrivare vergini alla visione. Dal 28 gennaio vi aspetta per sorprendervi su Sky Atlantic e NOW.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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