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Alfredino - Una storia italiana: quando L’Italia si unì in una speranza. Presentata la serie Sky sulla tragedia di Vermicino

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E’ stata presentata la serie in 4 episodi Alfredino - Una storia italiana, che racconta la triste vicenda di Alfredo Rampi soffermandosi anche sul dopo. Diretta da Marco Pontecorvo, è una produzione Sky Original che vede tra i protagonisti Anna Foglietta, Francesco Acquaroli, Luca Angeletti, Giacomo Ferrara.

Alfredino - Una storia italiana: quando L’Italia si unì in una speranza. Presentata la serie Sky sulla tragedia di Vermicino

Come ha ripetuto più volte Vinicio Marchioni, la tragedia di Alfredino, da cui sono passati 40 anni, è un po' il nostro 11 settembre. La morte di un bambino in un pozzo artesiano ci ha uniti di fronte a un dramma che è diventato collettivo e chi c’era ricorda esattamente dove fosse e cosa stesse facendo in quell'istante. Alfredo Rampi e la sua storia sono oggi al centro di una serie intitolata Alfredino - Una storia italiana, una produzione Sky Original diretta da Marco Pontecorvo. Prodotta da Sky e dalla Lotus Production di Marco Belardi, è composta di 4 episodi che andranno in onda due alla volta il 21 e il 28 giugno su Sky Cinema e in streaming su Now. Incentrata non solo sulle ore che precedettero la morte di Alfredo Rampi e i tentativi di salvarlo, ma anche su ciò che accadde dopo, Alfredino - Una storia italiana ha un cast di grande talento. Anna Foglietta è Franca Rampi, la madre del piccolo, mentre suo padre Ferdinando ha il volto di Luca Angeletti. Vinicio Marchioni è Nando Broglio, il vigile del fuoco che tenne compagnia ad Alfredo mentre era nel pozzo, e Francesco Acquaroli è il comandante dei Vigili del fuoco Elveno Pastorelli. Ci sono poi Beniamino Marcone (Marco Faggioli, uno dei pompieri accorsi sul luogo della tragedia), Giacomo Ferrara (Maurizio Monteleone, il secondo degli speleologi che provarono a recuperare il piccolo), Valentina Romani (la geologa Laura Bortolani) Daniele La Leggia (Tullio Bernabei, caposquadra del gruppo di speleologi e primo a calarsi nel pozzo), e ancora Riccardo De Filippis nei panni di Angelo Licheri alias "l'Angelo di Vermicino", l'ultimo a calarsi nel pozzo e a provare a salvare Alfredino. Un piccolo ruolo, quello del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, è andato a Massimo Dapporto. C'erano tutti alla conferenza stampa della serie e la prima a parlare è stata Antonella D'Errico, Executive Vice President Programming Sky Italia.

"Questo progetto non è stato una scelta facile" - ha detto - perché quella che ci hanno portato Nils Hartmann e Marco Belardi era una storia su cui si era detto fin troppo. A convincerci è stato innanzitutto il fatto che quest'anno ricorre il quarantennale della fondazione del Centro Rampi, e poi la sceneggiatura, che accendeva un faro non tanto sulla tragedia ma su ciò che di positivo è scaturito dalla tragedia: la nascita della Protezione civile per volontà di Sandro Pertini. Dopo il dramma di Vermicino, è avvenuta una trasformazione civile importante, molto partecipativa e generosa.

"Quando Marco ha sottoposto alla mia attenzione il progetto" - ha spiegato invece Nils Hartmann, Senior Director Sky Original Productions Sky Italia - "mi ha detto: dobbiamo portarlo avanti insieme al Centro Rampi. Abbiamo cercato di rispettare la storia e chi l'ha vissuta. Da un punto di vista produttivo è stato un lavoro molto difficile, perché raramente si era vista in una serie una ricostruzione storica accurata come la nostra.

E' intervenuto poi Marco Belardi, celebre produttore senza il quale Alfredino - Una storia italiana non sarebbe stato possibile: "Volevamo fare una ricostruzione vera e onesta. Sono molto orgoglioso della serie, ho avvertito un grande senso di responsabilità e sono felice per la fiducia che Franca e Nando hanno riposto in me".

Marco Pontecorvo regista di Alfredino - Una storia italiana

Come dicevamo, la regia di Alfredino - Una storia italiana è di Marco Pontecorvo, che non è nuovo alle fiction e alle serie. A lui dobbiamo, per esempio, Mai per amore e Nero a metà. Quando si è avvicinato al dramma della famiglia Rampi, lo ha fatto con grandissima umiltà:

"La vicenda di Alfredino è entrata nel DNA di tutti noi, attraversa le generazioni. Quando affronti un dramma così importante, devi andare con i piedi di piombo. Era importante per me mantenere una rotta precisa, perché potevamo facilmente scivolare nel melodramma, calcare la mano con i sentimenti. Invece era necessario seguire una strada che non portasse al pietismo e alla tv del dolore, dovevamo mantenere un'etica nei confronti di chi ha vissuto quei brutti giorni in prima persona e degli italiani che dovranno riviverli attraverso la nostra serie".

Marco Pontecorvo ricorda benissimo la tragedia di Alfredino: "Anche a casa nostra eravamo incollati alla tv, tra l'altro ho ereditato casa di papà e la tv sta nello stesso posto di allora. Mia madre si ricorda tutto, uscì in terrazzo piangendo quando seppe che le cose andavano male, io non capivo perché Licheri non avesse tirato fuori Alfredino. Di papà ho un ricordo vago, rammento soprattutto di aver sostenuto mamma. Anna non ha voluto vedere i filmati dell'epoca, io invece sì. Ho letto libri e visto tanto materiale per cercare di capire chi fosse Franca Rampi, una donna sempre col coltello fra i denti. Non ha visto la serie e credo che non la vedrà. Ovviamente non vuole rituffarsi in quel dolore.

Parla il cast di Alfredino - Una storia italiana

Alla conferenza stampa di presentazione di Alfredino - Una storia italiana, la più emozionata era Anna Foglietta, che ha raccontato il lavoro sul personaggio di Franca Rampi, donna che ha preferito non conoscere. L'attrice ha anche parlato dei suoi anni '80. Dopo di lei, gli altri attori hanno condiviso le emozioni provate nell’affrontare un episodio così drammatico della nostra storia. Per nessuno il set è stato semplice, ma ognuno ha lavorato con un grande senso di responsabilità e nel rispetto della famiglia Rampi.

Anna Foglietta

"Sono estremamente emozionata, sono un'attrice navigata, ma mai come oggi mi sento emozionata nel parlare del lavoro che abbiamo fatto. Abbiamo trattato questa serie non come un figlio ma come un figlio di tutti di cui avere cura. Senza il coro di attori che mi ha circondato, non avrei portato a casa Alfredino - Una storia italiana. Ci siamo sostenuti l'un l'altro perché questa storia era importante per Franca Rampi e per gli italiani che l'hanno vissuta. Stimo profondamente Franca per la sua dignità nel dolore, che poi è ciò che l'ha resa e la rende un essere umano. Franca era la mamma di tutti, ci vogliono una forza e un'empatia straordinaria per fare ciò che lei ha fatto. Marco mi ha aiutato a 'trovarla', mi ha sostenuta. L'ho avvicinata con grandissimo rispetto".

"Facendo la serie mi sono ricordata gli anni '80, l'acqua con i vino, gli Spandau Ballet, Claudio Baglioni, i costumi di colori fluo, mia mamma che mi diceva: attenta quando vai in bicicletta da sola, pensa a cosa è successo ad Alfredino. Io nell'81 avevo due anni, perciò non ricordavo cosa fosse accaduto ad Alfredino, però Alfredino era per me un amico, non ho mai avuto la morbosità di informarmi su di lui, ho scoperto fino in fondo la sua storia leggendo la sceneggiatura e ho detto: ma davvero è successo quello che è accaduto dopo? Perché gli italiani hanno smesso di seguire la vicenda nel momento in cui hanno saputo che il bambino non ce l'aveva fatta. Io non ho conosciuto Franca Rampi per rispettare la volontà di questa donna, e quindi ho dovuto fare un esercizio, come spesso accade agli attori. Noi lavoriamo soprattutto con personaggi di immaginazione per cui per me non bisogna necessariamente conoscere la persona che si va a interpretare, oltretutto il discorso antropomorfico lascia il tempo che trova. L'importante è catturare l'essenza delle persone: c'è bisogno di anima, di generosità, non ci dimentichiamo che l'attore è l'animale più generoso che esista sulla faccia della terra, l'attore è pura generosità, è corpo, carne e anima a disposizione di un personaggio, e fa di tutto per restituire una verità che è destinata al pubblico".

Francesco Acquaroli

"Quando Marco mi ha proposto Alfredino, sono stato felice di avere finalmente la possibilità di farmi dirigere da lui. All'epoca di Alfredino avevo 19 anni e ricordo tutto benissimo, anche le ultime ore della diretta trascorsa con mia madre. Eravamo incollati allo schermo, per noi staccarci era era come non sostenere spiritualmente la famiglia di Alfredino. La serie è stata per me un'occasione per rivedere certe cose, per ripassare quell'esperienza e rielaborarla, anche grazie alla distanza storica che si è stabilita, quindi con un approccio meno emotivo. Quelli erano anni terribili per l'Italia. Il terrorismo ci metteva quotidianamente davanti al dolore. Poco tempo prima c'era stato l'attentato al Papa, ancora prima la morte di Aldo Moro, poi Ustica, Bologna. La sofferenza era il nostro pane quotidiano. In quell'Italia là tutti si sono fermati davanti al senso di ingiustizia della tragedia di Alfredino. Quel fatto immobilizzò una nazione intera".

Vinicio Marchioni

"E’ stato complicato interpretare Nando Broglio perché è un ruolo in cui l'emotività dell'attore deve essere messa da parte. Ci siamo tutti ritrovati ad affacciarci sull'orlo di quel maledetto pozzo, e tutti abbiamo avuto la sensazione di essere una specie di megafono che poteva dare voce ai milioni italiani che 40 anni fa si sono fermati. Ho cercato di far emergere l'umanità di Nando Broglio, che prima di questa vicenda aveva compiuto analoghe coraggiose operazioni. Aveva 4 figli e ciò gli ha dato forza di essere più in contatto possibile con Alfredino".

Luca Angeletti

"Per me è stato un viaggio molto faticoso. Abbiamo cercato di girare il più possibile in sequenza perché c'erano dei picchi di euforia per le belle notizie che arrivavano seguiti da baratri che si aprivano dentro l'anima. Ferdinando non l'ho incontrato, ma l'attore è una persona che reagisce alle cose, e noi tutti abbiamo reagito con il cuore e l'istinto a ciò che accadeva. Non c'è spazio per il dolore in quelle situazioni, il genitore in quel momento lotta con le unghie e coi denti, e per me non è stato facile mettere da parte ciò che sapevo della storia, non era il momento del pianto, e per fortuna Marco ci riportava sempre al presente. E’ stato un tira e molla faticosissimo da gestire. Il pozzo metteva soggezione e c'era un grandissimo rispetto nei confronti di questo mistero: mi piace chiamarlo così, mistero, perché un mistero è come si riesca a sopravvivere a una cosa così. Per fortuna nella serie c'è un messaggio di speranza".

Giacomo Ferrara

"Io faccio parte di quelli che non hanno vissuto in prima persona l'evento, e quindi inizialmente sono andato a documentarmi su tutto quello che era successo, poi ho letto la sceneggiatura, che restituiva in maniera documentaristica i fatti. Ho conosciuto Maurizio Monteleone in un secondo momento ma era come se lo conoscessi già, era un ragazzo di cuore, un anarchico che si metteva contro le istituzioni. La discesa nel pozzo è stata un immenso sforzo fisico, lì ho capito la grandezza dell'impresa, perché trovarmi a testa in giù per 2 o 3 minuti è stata una fatica non indifferente, avevo gli occhi fuori dalle orbite, il sangue alla testa".

Massimo Dapporto

"Ero un tifoso di Sandro Pertini, nel periodo della tragedia di Alfredino avevo 35 anni. Appena mi svegliavo la mattina, accendevo la tv, quella storia mi è rimasta impressa nella mente, e quando Marco mi ha chiamato per fare Pertini, mi sono sentito onorato. Mi sono chiesto: come faccio a ricordare Pertini? Così mi sono tagliato i baffi e ho scoperto di avere un Sandro Pertini nascosto sotto i baffi. Marco lo conosco da quando era ragazzino, è stato un regista attento, un paio di volte mi ha ripreso perché avevo po’ esagerato. Aveva ragione. L'anno della tragedia di Alfredino l'Italia è diventata un'enorme famiglia, una famiglia intorno alla famiglia vera, noi italiani siamo uniti non soltanto davanti alla nazionale di calcio, ma anche di fronte al lutto".

Le foto dell'articolo sono di Lucia Iuorio

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