Zoolander 2 Recensione

Titolo originale: Zoolander 2

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Zoolander 2: recensione della commedia demenziale di Ben Stiller

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Zoolander 2: recensione della commedia demenziale di Ben Stiller

La cosa più cool di Zoolander 2 è Zoolander. Inventato da Ben Stiller qualche anno prima del film del 2001, questo personaggio continua a sfilare con disinvoltura sul confine tra satira fashion e pura idiozia. L’attore ha reso protagonista Derek Zoolander di un tour promozionale esilarante, facendo il manichino in vetrina per Valentino, palleggiando dentro lo stadio Bernabeu, replicando la foto dei Beatles in Abbey Road o entrando nel Guinness dei Primati con l’autoscatto fatto dal selfie stick più lungo del mondo. Zoolander fa ridere e qualunque sia lo sguardo, Blue Steel o Magnum, il risultato non cambia (e neanche lo sguardo). Derek è il nostro eroe, perché è il riflesso di un ego che ci appartiene e che non si ferma di fronte al ridicolo. Ed è in tal senso portatore involontario di un grande messaggio: se non ti senti stupido, non lo sei.

Il film non ricicla idee dal primo Zoolander e al contempo non ne aggiunge di nuove. Le parodie del mondo della moda restano ancorate al 2001, forse perché quell’industria non ha subito trasformazioni sostanziali negli ultimi quindici anni. Zoolander 2 si getta immediatamente in una trama da film d’azione, comico certo, ma con uno score musicale che impone un ritmo sostenuto, tra un Here I Come dei The Roots e il classico Relax dei Frankie Goes to Hollywood. Nei primi minuti il film colma il gap temporale raccontando gli eventi che hanno portato Derek a esiliarsi in un eremo, Hansel (Owen Wilson) a scomparire dalle passerelle e Mugatu (Will Ferrell) a scontare due ergastoli in un carcere di massima sicurezza per stilisti criminali. Nel primo film, la commedia assumeva poco per volta i toni del thriller aumentando il volume demenziale della storia con il legittimamente ridicolo attentato al Primo Ministro della Malesia, mentre qui si entra subito nel plot che coinvolge Derek a livello personale trattando una questione legata a suo figlio. Quello che manca a Zoolander 2 è proprio il volume, uno spazio narrativamente più strutturato per contenere tutte le battute e le gag che così come sono suscitano risate sì, ma isolate.

Ciò che è fortemente cambiato negli ultimi quindici anni, peraltro in continua evoluzione, siamo noi. Ora siamo esseri digitali e possiamo dissetare il nostro egocentrismo al rubinetto del Wi-Fi. Possiamo dire, fare, apparire in tempo reale ed è strano che questa nuova faccia della società abbia ispirato solo un paio di battute e situazioni, trattandosi di film che fa satira sul mondo della perfezione estetica. Zoolander 2 non è altro che un sequel sul cattivo psicopatico, già vissuto cinematograficamente in altre situazioni anche demenziali. Quella genuina stupidità del primo film non c’è più. A parte l’essenza stessa del personaggio di Zoolander, come si diceva all’inizio, di questo film si fanno ricordare alcuni interventi di Mugatu, come quello in cui spiega l’etimologia degli spaghetti alla puttanesca, e gli innumerevoli cameo di attori famosi e pop star che, dando prova di autoironia, portano e acquistano lustro. Il film è stato girato interamente a Roma in esterni e negli studi di Cinecittà ed è un peccato che non sia venuto fuori un ruolo un minimo significativo per un attore o un’attrice italiani.

Zoolander 2
Trailer ufficiale in italiano - HD
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Antonio Bracco
  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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