Zohan - la recensione del nuovo film con Adam Sandler

02 ottobre 2008

Esce questo weekend un film molto particolare. Si tratta di Zohan. Tutte le donne vengono al pettine di Dennis Dugan, scritto e interpretato da uno scatenato Adam Sandler. Un film che, a detta degli autori, è stato scritto prima dell'11 settembre 2001 e per ovvi motivi è stato rimandato.

Zohan - la recensione del nuovo film con Adam Sandler

Zohan - la recensione

Le nuove frontiere del cinema demenziale coltivano ormai da un lato la strada dell'imbecillità fine a se stessa, accumulando volgarità e sensi unici senza preoccuparsi del fatto che i film abbiano una loro coerenza narrativa, come invece erano soliti fare i vecchi spoof (da Mel Brooks al trio ZAZ), e dall'altro si affidano a interpreti di provata classe e intelligenza che - pur non rinunciando alla risata facile e alla situazione estrema - tengono le fila di un gioco che finisce per risultare godibile a più livelli.

E' sicuramente quest'ultimo il caso del nuovo film con (ma si potrebbe dire anche di) Adam Sandler, in cui l'attore è un agente del controspionaggio israeliano con doti da Superman, irresistibile con le donne (senza limiti di età) e dotato di qualità atletiche incredibili, impegnato in una lotta all'ultimo sangue col suo peggior nemico, il palestinese Fantasma, a suon di colpi letteralmente impossibili. Ma il grande sogno di quello che è in fondo un dolce e ingenuo ragazzo è diventare parrucchiere, e per questo quando viene creduto morto in seguito all'ennesimo scontro con la sua nemesi va a New York dove cerca di rifarsi una vita e costruirsi una carriera alternativa.

Si ride molto in questo film, come ha scritto il veterano Roger Ebert, anche a dispetto di se stessi e della propria intelligenza. Il divertimento dello spettatore nasce proprio dal vedere quanto i limiti del buon gusto, della correttezza politica, morale, civica e altro, vengano infranti senza paura. Il conflitto arabo-israeliano, gli americani, il sesso, la famiglia, perfino i cuccioli domestici sono gli elementi sbeffeggiati – come si conviene alla migliore satira – in una commedia scervellata quanto divertente, in cui Adam Sandler si produce in una performance senza freni per strappare il maggior numero possibile di risate (ed è un peccato che il pubblico italiano non possa ascoltarlo in originale, dove il suo accento è davvero irresistibile). E poi c'è John Turturro, fantastico mattatore della comicità fisica quando gli viene permesso di scatenarsi e di creare personaggi slapstick e totalmente sopra le righe.

Se stupisce un po' vedere un regista di innocue commedie per famiglie come Dennis Dugan alla guida di questo film anarchico e a tratti geniale nella messa in scena di una stupidità assoluta che accomuna il genere umano e a cui in fondo fa appello, è chiaro che il vero motore della vicenda è Adam Sandler, che deve molto – per questa sua performance e la comicità outrageous del tutto – a Sacha Baron Cohen e a quello che ha fatto nelle vesti di Ali G, Borat e Bruno.

Indipendentemente dai debiti di ispirazione, però, Zohan è un esempio straordinario di cinema la cui unica preoccupazione è quella di non porsi limiti, di superare le aspettative (o i timori) dello spettatore abbattendo barriera su barriera senza curarsi della acuta sensibilità dei benpensanti di turno. E se in fondo vedere un film del genere può aiutare anche i più seriosi di noi a capire quanto siamo ridicoli quando ci prendiamo troppo sul serio, la sua esistenza - pensando a tutti gli “ismi” che ancora dominano il mondo – ci rassicura sul fatto che almeno al cinema qualcuno sa ancora coniugare il vecchio detto “sarà una risata che li seppellirà”.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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