Wildlife Recensione

Titolo originale: Wildlife

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Wildlife: recensione dell'opera prima di Paul Dano con Carey Mulligan e Jake Gyllenhaal in concorso al Torino Film Festival

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Wildlife: recensione dell'opera prima di Paul Dano con Carey Mulligan e Jake Gyllenhaal in concorso al Torino Film Festival

Lo sgretolamento di una coppia nella provincia americana. È questo implacabile canovaccio che ha ispirato l’attore impegnato Paul Dano nel diventare regista, altrettanto impegnato, sempre all’insegna dell’indipendenza. Quello che Revolutionary Road, romanzo di Richard Yates e adattamento al cinema di Sam Mendes, aveva fatto nell’analisi spietata di un matrimonio alla fine durante gli anni ’50, mette in scena in Wildlife il giovane autore sugli anni ’60, partendo da un libro di Richard Ford, che piano piano anche in Italia sta emergendo come uno dei maggiori narratori americani viventi. Incendi è il titolo italiano del romanzo, che rimanda ai fenomeni naturali che colpiscono durante il 1960 il nord dello stato del Montana, appena prima del confine canadese. Siamo nel mezzo delle pianure infinite in cui da secoli cavalcano ogni tipo di americani, dai nativi ai pionieri, ai cowboy di oggi.

Un adolescente, Joe, è testimone dell’implosione del matrimonio dei genitori e del tentativo della madre Jeanette (Carey Mulligan) di mantenere a galla la famiglia, dopo che il padre Jerry (Jake Gyllenhaal), rimasto senza lavoro, parte per il nord unendosi ai tanti che cercano di spegnere gli incendi. Incendi che non scoppiano mai realmente dentro le mura di casa dei tre, in questa storia mai sopra le righe, sempre trattenuta, come risucchiata dall’assenza d’aria ad alimentarla.

Una ricerca del sogno americano arrivata alla fine, concluso il decennio della speranza, dell’esplosione dei consumi e della ricerca della famiglia perfetta in una villetta monofamigliare altrettanto perfetta. L’alba del nuovo decennio porta nell’aria, anche del midwest, una nuova atmosfera, in attesa dei veri incendi della seconda metà del decennio. Scritto insieme alla compagna Zoe Kazan, Wildlife è una versione particolare di storia di formazione, quella del giovane figlio attraverso il quale entriamo in quella casa, in cui rimaniamo catturati dal punto di vista femminile, quello di una donna coraggiosa e spinta dall’incubo americano da cui è costretta a svegliarsi a fare di tutto per sopravvivere e dare un futuro al figlio. Ancora una splendida interpretazione di una delle migliori giovani attrici di oggi, Carey Mulligan, per qualche motivo da alcuni criticata per partito preso. Non è da meno Jake Gyllenhaal, nei panni di un uomo in bilico fra simpatia e respingente immaturità, ossessionato dal suo fallimento e spinto alla fuga dalla paura di non poter guardare negli occhi i compaesani di questa piccola realtà.

Il vuoto crea un’indipendenza quasi inusitata in quegli anni e in quelle latitudini per la moglie, tanto da creare più libertà di quanto Jeannette sia in grado di gestire, mentre il figlio Joe impara a conoscere le complesse dinamiche sociali degli adulti. Proprio diventare adulti, maturare fino a prendere atto di come gestire il proprio talento e metterlo in pratica nella vita, è al centro di un film che non concede mai un pieno appiglio emotivo allo spettatore, come del resto ai protagonisti, mantenendo un senso di costante instabilità e insicurezza che non si dissolvono dopo i titoli di coda, ma ci accompagnano nei giorni successivi. Non un risultato da poco per un esordio, che somiglia allo schivo suo autore, che ci pone di fronte al dubbio se valga la pena o pena lottare per salvare il matrimonio, proprio in un’epoca come quella di oggi in cui, al contrario di cinquant’anni fa, si tende a non aggiustare niente.

Wildlife
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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